book cover - Confidenze #18 Mondadori - 1968
Carlo Jacono
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book cover - Confidenze #18 Mondadori - 1968
Carlo Jacono
I problemi avevo imparato a risolverli per i fatti miei, eludendo il bisogno di raccontare a chi ci circonda le gioie e i dolori. Forse ero così presuntuosa da credere che non li avrebbero sopportati, che non possedessero il nerbo per caricarseli sulle spalle e accettarli.
Marta Aidala, La strangera
A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Chissà perché. Forse perché un estraneo ci vede come siamo realmente, e non come vogliamo far credere di essere.
Carlos Ruiz Zafón
Ieri sera sono riuscita ad uscire con una mia ex collega di lavoro, sua sorella e due suoi amici che non conoscevo assolutamente. Queste uscite mi mettono un bel po’ in difficoltà, ma solo mentalmente per (s)fortuna, perché provo ad immaginare mille modi in cui la serata possa trascorrere con persone che non hai mai visto. Diciamocela tutta, queste uscite sono un po’ un terno al lotto: o ti trovi bene e la serata ti va da culo o fa talmente cagare a tal punto da avere solo voglia di scappare. La serata è stata davvero bella e piacevole e sono rincasata verso mezzanotte. Forse è stata una di quelle sere in cui avrei fatto volentieri un po’ più tardi (essendo io una che va a nanna già alle 22:30, ma è un altro discorso questo ok) e spero di poterla replicare un giorno, chissà.
Mi rendo conto ogni volta di quanto sia inutile vivere male le novità o le cose che sfuggono al mio controllo.
Mi rendo conto quanto tutto questo resti fisso nella mia testa, vecchi rimasugli di anni precedenti poco felici. Resto impallata in questo mood così negativo fino a quando non scendo dalla macchina e, vada come vada, mostrerò me stessa e il mio grande sorriso che non mi abbandona mai.
Mi sto impegnando, comunque. Mi sto impegnando tanto per portare a termine capitoli aperti da anni e anni. Mi sto impegnando a fare tutto ciò che mi genera dubbi e/o ansia (tipo queste uscite). Mi sto impegnando davvero tanto a diventare la persona di cui essere orgogliosa.
Stavolta ce l’ho fatta. Devo farcela. Ce la farò.
Ho sempre l'impressione che quando mi scappa qualcosa di troppo personale con qualcuno che conosco poco sia solo questione di tempo per vedergliela usare contro di me all'occorrenza.
La pioggia, una cioccolata calda e le confidenze tra amiche... Ecco un piccolo assaggio di felicità 🤍
4.7.2076
«Come stai?»
Lui le chiede come sta, davvero davvero spesso, e non ha ancora deciso se sia strano o bello.
«Dimmelo tu. Quanto sono nei guai da T a E?» «Che mi nascondi?» L`incontro con lo Sfregiato dovrà essere argomento sfiorato e concluso in pochi scambi di battute; non reggerà ulteriormente parlare ancora di quell`idiota, violento e pure assassino.
«Sei serio?» alla sua perplessità risponde con la propria. Soprattutto quando lui domanda. “Che mi nascondi?” E quei boccini azzurri si allargano maggiormente, suo malgrado, e chissà in quale stato di confusione lo sta cacciando involontariamente.
Certo che non è serio.
L`espressione calma e rilassata, perché già dover affrontare un ex marito assassino può esser cosa difficile, non gli va proprio di complicarle le cose.
«Non so ancora quando lo processano, ma pensavo di andare. È scontroso, troppo magro, sciupato, deciso a non voler nessuno intorno anche se nei fatti vorrebbe eccome… un po` deluso di trovare me al posto di Nathaniel... Non credo tornerò. Rob dice che ho già fatto fin troppo»
«Ilary quell`uomo merita di starsene dove sta»
La lingua non riesce a frenarsi, perché in quella storia lui c`entra ben poco. «E se non vuole nessuno intorno, forse è meglio accontentarlo» conclude secco. Sospira. «Questo Robert ha ragione…»
«Dare ragione a Robert è come concordare che la terra ruoti intorno al sole» Forse c`è la voglia di staccare un altro biglietto, quando si concede di cercare in quel contatto qualcosa che non ha mai osato cercare prima. Conforto. Comunicando qualcosa che certo, certo che non si era concessa di sentire fin`ora. Bisogno.
«È una decisione che mi riguarda fino a un certo punto, e avrai il mio sostegno qualunque essa sia» La dolcezza utilizzata nel tono della voce probabilmente disarmante. «Si prova un enorme sollievo a dire finalmente "addio" a qualcuno di violento, qualcuno di tossico» Lui come nessun altro capisce cosa si prova a stare a contatto con qualcuno di violento; la sensazione di volerla salvare, perché lui, a tredici anni, non è stato salvato da nessuno. E sa come ci si sente. Avverte di nuovo altre crepe nella corazza creatasi con gli anni. Dannazione, Wilson.
Se dall`altra parte c`è la voglia di staccare un altro biglietto, dalla parte duffiniana non si sente alcun bisogno, la voglia di dolcezza e coccole che gli fa pompare il sangue sta comodissima sul Carosello.
«Promettimi però che starai lontana da lui... è un violento, un assassino e non voglio che si avvicini a te. Davvero non starei tranquillo»
«Chi non è capace di controllarsi, è un violento» Il tono quasi tremolante per sforzarsi di non urlare. Suo padre non si controllava. Suo padre era un violento. «Tu sai perché non parlavo con mio padre da anni?»
«PAPÀ SMETTILA, MI FAI MALE!»
«Anche lui non era un violento, solo che faceva "delle gran bolidate perché non era capace di controllarsi"»
«PICCOLO DEMONIO CHE NON SEI ALTRO! SCHERZO DELLA NATURA COME TUA MADRE»
«Le persone così sono vigliacche. La forza viene usata per codardia»
Si ritrovò di sopra, in camera sua, gli occhi gonfi e rossi, e la mano che tremava tenendo ferma la guancia sulla quale percepiva ancora il fantasma dello schiaffo, il suono ancora riecheggiava nella sua mente. Le ginocchia strette al petto e l’altra mano a reggere stretta in pugno la sua bacchetta, dalla quale uscivano piccole e frizzanti scintille rosse.
«Mio padre aveva una grossa influenza su di me, senza che me ne accorgessi. Da chi pensi abbia preso tutti questi detti babbani? E il mio rifiuto per i costumi e tradizioni magici?»
Lo guardò con gli occhioni grandi, impauriti, e attenti. Suo fratello se la ghignava in poltrona. «Vedi, Harry... Dovresti essere come tuo fratello. È sbagliato quello che sei. Tua madre è sbagliata e tu purtroppo non hai preso da me, come Steve» Era sbagliato? Ma a Hogwarts aveva imparato così tante cose... lui stava bene a scuola. E anche la Mamma ci era stata bene... «Durante le estati, anziché fare i tuoi compiti da scherzo della natura come tua madre, ti istruirò su come essere una persona normale. Modi di comportarsi, vestire, modi di dire» «Ma io non voglio...» «TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO!»
«Mio padre mi ha influenzato a tal punto da farmi credere che i giri singoli sulle montagne russe fossero i migliori... E per un bel po` di anni ci ho creduto e ho vissuto così» Rimpianti, Duf?
«Non fare il mio stesso errore, Harry» lo guardava con severità, le mani dietro la schiena, ancora calde e rosse. «Una donna per tutta la vita non va bene, vedi? Poi finisce così» con un divorzio e una famiglia spaccata in due. «Più donne va bene. Una sola no. Più ne hai e meglio è»
La stringe ancora, per assicurarsi della sua presenza lì, con lui. Lì, ad aprirsi l`uno all`altra, in vena di confidenze, mentre ogni anello della loro catena si fa sempre più forte e saldo.
Come si sta, Wilson, a chiacchierare con un Grifondoro degno di questo nome?
«Harry? Dormi con me, stanotte?»
"Confidenze" (1919-1920 circa), oil on canvas | Armando Spadini | Galleria d'arte moderna, Palazzo Pitti | Le Gallerie degli Uffizi.