Il Sistema “cattivo”: come funziona - perché ti serve
Premessa: io mi occupo di piani evolutivi e di sviluppo interiore, ma per sintesi terrò fuori il più possibile la parte esoterica.
Capire i processi del Sistema solo attraverso la mente significa tradurre qualcosa di cui non puoi comunque arrivare all’origine, perché la stessa mente è integrata al Sistema, cioè condizionata.
Tuttavia, proprio come si studierebbe qualsiasi costruzione biologica o artificiale, si può studiare il Sistema per osservarne il funzionamento, senza cercare la morale, ma osservando il come e il perché delle sue dinamiche.
Il Sistema non è cattivo, è programmato per svolgere delle funzioni, esattamente come il cervello umano è “progettato” per pensare.
Due di queste sono:
Funzione di contenimento, cioè il Sistema delimita razze e coscienze immature o corrotte, non pronte per livelli superiori di esistenza.
Parallelamente, funzione selettiva, cioè il Sistema funge anche da filtro e da formazione, mette alla prova, e consente a coloro che sviluppano le qualità necessarie di accedere a piani più evoluti.
Dunque, in apparente paradosso, da un lato ci sono ostacoli continui, pressioni, sabotaggi, condizionamenti, indottrinamenti; dall’altro, si vivono sfide per superare il processo stesso e avere risorse che servono per accedere a Sistemi Superiori di civiltà: volontà, autonomia, discernimento, condivisione, coscienza di sé, ecc.
Il motivo per cui è stata scelta la strada dell’ombra (dolore, ostacoli, costrizioni, bugie) per fare evolvere i terrestri, non è definito, ma il paradosso non è un errore. È un meccanismo deliberato, o comunque funzionale. Chi riesce a vedere oltre la superficie dell’esperienza quotidiana, osserva che la natura manifesta spesso questa doppia faccia: compressione e rilascio, crollo e rinascita, perdita e trasmutazione. Il parto, la metamorfosi del bruco, la formazione dei cristalli, la morte come soglia, sono tutti esempi in cui il dolore accompagna l’emergere di una forma nuova attraverso la rottura di un equilibrio e la spinta “distruttiva”. Nessuna leva evolutiva appare quasi mai “gentile”.
Così anche nel piano umano: la frizione, la crisi, la disillusione sono spesso le leve che spingono l’individuo a interrogarsi, a rompere automatismi, a prendere atto del suo senso del vivere.
E qui si tocca un interrogativo: perché non spiegare chiaramente alle persone cosa fare e cosa sia o non sia il Sistema (?)
Il punto è che se a un gruppo di addormentati dai indicazioni su cosa fare, essi lo faranno perché una guida glielo dice, eseguono, si rieducano persino, ma sempre in modo meccanico, imitativo e senza mai sviluppare coscienza. Chi agisce per istruzioni, per paura, per desiderio di approvazione o per imitazione, resta prigioniero di un comportamento indotto, di una mente sabotante, mai consapevole.
Una specie che esegue ciecamente, non si corregge, non produce responsabilità, non ha una logica discriminante, puoi insegnarle tutto, ma avanza senza comprendere niente, o fa quello che deve solo perché teme conseguenze. In ogni caso non diventa nient’altro che il contenitore di altri indottrinamenti, senza avere mai cognizione di sé, del proprio compito e dell’impatto che genera all’esterno.
Nessun Sistema Superiore (più complesso, più coeso, più cosciente) accoglierebbe mai al suo interno entità addormentate. In questa prospettiva il Sistema crea lo sforzo di indurre atti di volontà intenzionali, per chi sceglie, per chi vuole realizzare un mutamento consapevole.
Insegnare verità non equivarrebbe a far nascere la consapevolezza di quelle verità. E questo è un nodo fondamentale. Lo sviluppo autentico richiede una scelta interiore, una necessità precisa. Senza di esso, ogni conoscenza si riduce a condizionamento, ogni strumento a giocattolo, ogni informazione a schieramento e ogni cambiamento a un ennesimo schema illusorio.
Il Sistema processa, ma la coscienza non si trasmette. Bisogna attraversare la soglia della mente per evolvere.
Questo è il compito dei terrestri e a questo ti serve l'ombra.
- [postilla: il paradosso come per tutto il visibile, rappresenta due facce di una stessa medaglia (separazione); basterebbe che l’uomo si rivolgesse al suo interno e prestasse attenzione all’Unità, per compiere dei passi evolutivi].
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