31 dicembre 2019
È l’ultimo giorno di quest’anno strano. Mi ritrovo a chiedermi se le volte in cui ho riso sono state più di quelle in cui ho pianto. Non so rispondere a questa domanda. Sta per finire un anno caratterizzato da momenti molto diversi tra loro. A gennaio ero partita carica, volevo essere buona con me stessa, non criticarmi sempre, volevo trovare il buono nelle cose. Niente va mai secondo i piani, così a febbraio penso che mi fossi già dimenticata degli obbiettivi che mi ero prefissata. A marzo ho iniziato il tirocinio in un laboratorio che mi annoiava solo per finire il prima possibile la triennale. Ad aprile però ho iniziato ad appassionarmi, il solo fatto di lavorare in quell’ambiente mi gratificava e penso di essermi impegnata al massimo, dopotutto. A maggio c’è stato il mio compleanno, l’anno dei ventidue che non hanno cambiato tanto ma qualcosa sicuramente sì. A giugno ho passato l’ultimo esame dei tre anni e devo ammettere che non vedevo l’ora di non avere più l’ansia, ma è stato strano sapere che niente sarebbe più stato come prima, che non avrei avuto più gli stessi compagni, che quell’avventura che adoravo presto sarebbe stata solo un ricordo. A luglio sono uscita con un ragazzo dopo tantissimo tempo ed è andata male, pazienza, non faceva per me o forse sono io che non faccio per le relazioni, questo lo devo ancora capire; mi sono anche laureata, vivendo una delle soddisfazioni giganti della vita e mi sono sentita orgogliosa di me forse per la prima volta. Ad agosto sono scappata al lago, prima da sola e poi con i miei genitori, come faccio ogni anno da un po’, prima per fare pace con la mia mete malata e poi per rilassarmi davvero. A settembre ero ancora in vacanza, le lezioni sarebbero riprese solo il mese successivo, quindi ancora tutto ok e in libertà. Ad ottobre ho stabilito cosa avrei fatto della mia vita, iscrivendomi alla magistrale, ora faccio Molecular Biology and Genetics, in inglese per non farmi mancare nulla; ho iniziato le lezioni e adorato davvero tutto. Novembre lo pensavo un mese lento, ma alla fine è volato anche lui, con una me triste come parte dei mesi precedenti. A dicembre ho deciso di finirla con questa cosa della malinconia che non mi faceva alzare dal letto la mattina, ho deciso di finirla con la ricerca costante dell’approvazione altrui e di chiedermi ogni cinque minuti “chissà se interesso a qualcuno nella stanza”. Non ho rispettato nessuno dei propositi che mi ero prefissata, mi pare evidente. Alla fine forse mi va bene lo stesso. Ho passato la maggior parte del tempo triste, a compatirmi, a dirmi che non vado bene, che non so stare con nessuno. E quindi? Non è questo a definire chi sono io. Così adesso cerco di tornare in pace con me stessa, non voglio accanto nessuno, smetterò di cercare. Voglio provare ad apprezzarmi. Questo è il mio proposito per il duemilaeventi. Forse riuscirò a rispettarlo. Forse no. Continuo a camminare.










