Ciao a tutti! Con questo post iniziamo la nuova serie sul Cammino di Santiago, la nostra avventura estiva moooolto lunga (830 KM) ma straordinaria! Abbiamo scelto un percorso poco battuto, ovvero il Cammino Aragonese che da Jaca si unisce alla tradizionale via francese a Obanos, e prosegue poi fino a Santiago de Compostela.
Stavolta abbiamo scelto il format del racconto fotografico, per farvi apprezzare al meglio la straordinaria bellezza e varietà del paesaggio spagnolo, dai Pirenei attraverso la meseta e fino all’oceano. Ogni persona che sceglie di intraprendere il cammino di Santiago lo fa per ragioni diverse, e gli autentici pellegrini sono, in realtà, una minoranza. E’ per questo che abbiamo deciso di non commentare su questo ma invece fornirvi delle informazioni decisamente pratiche perché possiate affrontare al meglio questo viaggio, qualsiasi sia il motivo che vi spinge a partire.
Gli italiani sono tutti immancabilmente armati della Guida edita da Terre di Mezzo. Non è male, ma noi, volendo partire da Jaca invece che da St. Jean/Roncisvalle, e preferendo una guida con cartine più chiare e dettagliate, abbiamo optato per la più gettonata guida spagnola: “El Camino de Santiago,” edizioni El Pais Aguilar. Non preoccupatevi per la lingua, lo spagnolo è comprensibile anche per chi non lo parla e le cartine sono a prova di analfabeta!
Noi siamo partiti a fine luglio e il nostro viaggio è durato 40 giorni (molto biblico, eh!?). Nonostante fossimo in piena estate, la mattina presto faceva freddissimooooo! Noi che in mente avevamo solo l’immagine della meseta che si scioglie sotto il sole d’agosto non abbiamo affatto pensato che per molti tratti saremmo stati comunque in alta montagna! E vi assicuro che in estate e passando sempre per microscopici villaggi, è impossibile trovare qualcuno che venda maglioni o pile o coperte o giubbotti o qualsiasi cosa scaldi e protegga dalle gelide raffiche di vento che poco invitano ad iniziare il cammino la mattina tra le 5 e le 7 (o anche dopo, dato che il gelo persiste fino alla tarda mattinata).
Per cui anche se vi sembra assurdo, mentre l’afa vi sfianca e le zanzare vi mangiano vivi nella vostra dimora italiana, ricordate che il nord della Spagna è freddo. Alle solite due T-shirt che ogni guida vi consiglia di arrotolare nello zaino, stipate dentro anche un maglione e una giacca a vento. Non fatevi tentare dalle scatole “Lost and found” degli albergues e non abbandonateci dentro la vostra giacca dopo una settimana che camminate con 30 gradi e il sole a picco. Verranno giorni di gelo … e verranno di sicuro nonostante il riscaldamento globale avanzi a ritmi spaventosi! Un paio di pantaloni lunghi sono anche da considerare, forse vi proteggeranno più dalle ustioni dovute al sole cocente che dal freddo, ma è comunque saggio portarsene dietro uno. Ah, ovviamente il tutto del cosiddetto “tessuto tecnico”! Non perché va di moda o perché fa figo e ti dà un tono da esperto sportivo, ma semplicemente perché si asciuga subito e nelle giornate di pioggia/acquazzone estivo o con l’umidità fetente della montagna, questo torna molto utile (ed economico. L’asciugatrice costa 3 euro, vedete voi il vostro grado di ricchezza…). Per la stessa ragione W la microfibra per gli asciugamani (no accappatoio, ingombra e basta).
n°2 Pantaloncini (e 1 paio di pantaloni lunghi)
n°2 paia di calzini anti-vesciche e caviglia-contenitivi
n°1 cappello (ma io trovo più pratica la bandana… sopravvive alle folate di vento!)
n°1 asciugamano in microfibra
Per le donne: biancheria sportiva (sì, si nota la differenza! Le fan dello Zumba lo sanno!)
Tecnicamente il post finisce qui, ma...
Se volete sapere come fare a non massacrarvi i piedi, leggete oltre!
Con le interviste e i suggerimenti dei veterani del cammino
Non so voi, ma io non ho mai dedicato quella gran cura ai miei piedi. Sì, ok, sono lì, li lavi, cerchi di non infilarli troppo spesso in dolorosissime ballerine o di forzarli dentro a strette ma splendide scarpe col tacco … ma per il resto … piedi? Sono laggiù in fondo e lì rimangono …
Questo è decisamente l’atteggiamento sbagliato se si vuole sopravvivere al cammino! Basta partire male il primo giorno e poi saranno dolori e lacrime (non metaforici!) per le giornate successive!
Io non sono riuscita a camminare per le prime due settimane. Ad un certo punto avevo i piedi così fasciati da non entrare più nelle scarpe e gli ultimi km li facevo piangendo e strascinandomi appoggiata al bastone-stampella. Abbiamo provato tutti i rimedi che i vari pellegrini che incontravamo ci suggerivano e alla fine ho visto la luce: niente più dolore ai piedi, vesciche riassorbite e tagli rimarginati! Non saprei dire quale rimedio sia stato quello determinante o se sia stata una combinazione di tutti quanti messi insieme…. Comunque questa è la lista, scegliete voi quello che pensate sia meglio per voi!
1. L’alcool de romero del Rambo spagnolo
Un veterano del Cammino, che dal 2009 ogni anno cammina i vari sentieri che portano a Santiago con la moglie, ci ha svelato il suo segreto: l’alcool de romero! Ovvero un estratto dalla pianta di rosmarino (lo abbiamo visto prodotto artigianalmente solo in alcuni albergues) che dovrebbe rafforzare e inspessire la pelle. Lui iniziava a farsi dei pediluvi un mese prima della partenza e diceva di essere a posto poi per tutto il viaggio. Noi l’abbiamo provato una sera… rinfrescante!
2. La soletta assorbente dell’atleta veneziana
Una ragazza autentica veneziana 100% ci ha detto che per evitare le vesciche sotto la pianta del piede si infila un assorbente prima di infilare il piede nel calzino. Assorbe il sudore, così dice lei, io so solo che non riuscivo più ad infilare il piede nei calzini (va beh i miei erano strettissimi contenitivi … ).
3. Le magiche garze antibiotiche della pellegrina polacca
AL culmine del mio dolore e azzoppamento, appare una ragazza polacca che mi dice: “ehi, problemi di vesciche? Prova queste!” e mi regala la magica garza che ha salvato le mie dita dei piedi. Si comprano singolarmente in qualsiasi farmacia e aiutano notevolmente a far riassorbire le vesciche e i vari tagli e ferite ai piedi (o a qualsiasi altra parte del corpo credo …). Sono garze imbevute in antibiotico che vanno semplicemente appoggiate dove necessario e coperte poi con una fasciatura leggera o un cerotto. Le vendono in quadrati che uno può ritagliare a piacimento e vanno cambiati ogni giorno. Sto ancora ringraziando la ragazza polacca per questo dono! Il nome dell'intruglio miracolo è TULGRASUM ANTIBIÓTICO.
4. Gli anelli di silicone del quasi-medico romano
Mattia, un ragazzo che è diventato il mio consigliere medico ufficiale del Cammino, mi ha fatto dono del miracoloso tubo di silicone per dita dei piedi. Funziona perfettamente e protegge le dita dallo sfregamento sudaticcio della pelle contro la stoffa dei calzini e l’interno della scarpa. Si comprano anche questi in farmacia, e basta tagliare il tubo secondo la lunghezza delle vostre falangi ammaccate: una manna per i mignoli! Il Dottor Scholl vi attende nelle migliori farmacie!
5. Il resto degli immancabili…
Ovviamente il pellegrino investe in scarpe, ma non da meno sono i calzini. Attente indagini di mercato rivelano che se il pellegrino medio moderno veste interamente Decathlon, le scarpe sono un’eccezione. La mezza via tra scarponcino e scarpa da ginnastica della Salomon vince!
Altrettanto validi sono però i sandali! Io ho fatto più di mezzo Cammino in sandali sportivi perché avevo i piedi troppo gonfi perché riuscissi ad infilarli nelle scarpe. Li ho comprati a Logroño e sono stati fondamentali! Inoltre, in generale, durante il cammino si percorrono lunghissimi tratti in pianura e in questi tratti è molto meglio far respirare il piede e usare quindi i sandali! Ovviamente sandali adeguati all’impresa, non le ciabattine o gli infradito di gomma! Quelli sono perfetti per andare in giro nell’albergue e per la doccia. Troppe paia di scarpe? Potrebbe sembrare, ma servono tutte e rientrano perfettamente nei 7 kg di peso massimo dello zaino!
I calzini invece sono (quasi) sempre quelli in tessuto tecnico (come fa figo dirlo!), più o meno contenitivi e con il potere del prevenire le vesciche (così dice la confezione). Non importa la marca, basta che siano buoni calzini resistenti. Assolutamente disastro peste e sciagura ai normali calzini di cotone: i piedi sudano così tanto che nel giro di neanche 5 minuti ti vengono le vesciche. Noi abbiamo comprato le calze di tessuto tecnico della Quechua, anti vesciche e con il supporto per la caviglia: perfetti e intatti dopo 40 giorni di lavate giornaliere a mano e 830 km di uso!!! I migliori 19 euro spesi della mia vita!
Un’altra cosa che ci ha salvato, e che faceva parte del quotidiano rituale di vestizione del piede, è stato il burro cacao-vaselina per piedi della Compeed. Si applica solo sulle punte dei piedi, non sul resto della falange sennò invece di evitare ti fa venire le vesciche! Serve essenzialmente a tenere idratata e morbida la punta dei piedi, in modo che il continuo sfregarsi contro la stoffa dei calzini non irriti la pelle fino a farti spuntare l’ennesima vescica! Funziona!
Eheh gli accorgimenti non sono finiti. Arrivati finalmente alla meta del giorno, dopo la doccia noi per qualche settimana continuavamo ad avere crampi e dolori. Abbiamo scoperto una combinazione strategica che aiutava a rilassare i muscoli e far passare un po’ il male. Doccia bollente, Voltaren, crema idratante e tonico sportivo per le gambe.
Possono sembrare tanti passaggi e forse eccessivi e lunghi, ma dopo qualche giorno il tutto diventa abbastanza rapido e, almeno per noi, tutti questi accorgimenti sono stati fondamentali. Vedete voi, e se scoprite nuovi rimedi fateci sapere! ;)