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Per Pisapia ci sono zone di serie A e zone di serie B, cittadini di serie A e cittadini di serie B
Milano 20 Febbraio – Con la vittoria del sindaco Pisapia e con l’amministrazione della città in mano alla sinistra, gli abitanti delle periferie di Milano avevano sperato di poter rimarcare la loro sovranità in una città che sembrava avesse dato troppa importanza ai salotti del pure importantissimo centro cittadino. Sembrava fosse venuto finalmente il momento per ripianare quelle incoerenze e quelle disparità economiche che si andavano riflettendo anche nel tessuto sociale della città da ormai troppi anni.
Finalmente arrivò Pisapia il liberatore, il giustiziere, il parificatore; colui che solo poteva rispondere alle attese degli abitanti della Comasina e della Barona, del Corvetto, di via Padova e del quartiere degli Olmi.
Invece oggi ci rendiamo conto che ci siamo illusi e che votando a sinistra – noi cittadini milanesi – abbiamo sprecato un’opportunità. Verrebbe da dire che cambiando la via vecchia per la nuova….Ma dovevamo farlo, dovevamo darci una possibilità, provocare un cambiamento. Stavamo solo cercando di migliorarci…E invece…..!
Ho letto due articoli su due quotidiani diversi la Repubblica e il Giorno del 4 febbraio scorso.
Il primo su Repubblica dal titolo: ”Corso Como vuole tornare in zona 1”. Da questo articolo si desumerebbe una reazione popolare di commercianti e residenti nell’area per così dire “bene” del quartiere Isola, che vuole tornare ad appartenere alla zona 1, al centro, lontano dagli “scrausi” dei quartieri periferici, essendo questo considerato un quartiere radical tendente allo chic.
Dice un cittadino di via Rosales: ”le caratteristiche del nostro quartiere sono più simili a quelle del centro!”, quasi a volersi bene distinguere da chi non appartiene all’elite territoriale della città. Da qui la volontà di ripensare ai confini delle zone, adducendo motivazioni alquanto strambe, come il fatto che la polizia locale di competenza è quella di via Livigno e non quella di piazza XXV Aprile e dando a ciò la colpa della mancanza di vigilanza sui divieti di sosta poichè i vigili di competenza sono troppo lontani. Come se averli vicini serva a qualcosa e poi si vedono così poco…. L’obiettivo è uno solo e risponde in maniera cattedratica alla volontà ormai evidente di questa Giunta di voler rideterminare i confini delle zone di Milano secondo una suddivisione che le porterebbe ad incrementarne il numero, con un numero maggiore di consiglieri pagati con il portafoglio pubblico e con gli operatori amministrativi di supporto che verrebbero spostati da altre sedi comunali poiché non si possono effettuare nuove assunzioni, essendo il Paese in regime di spending review; andando così a ridurre il potenziale operativo degli uffici sul territorio, a scapito degli uffici decentrati; d’altronde sarà pur servito a qualcosa pagare la mini imu più cara d’Italia a Milano per poter affrontare queste ulteriori spese proprio nel centro.
Pensate, invece, quanto può esser gratificante per un abitante di Bruzzano, di Niguarda, di Affori o Bicocca, sentirsi parte di una zona, la zona 9, al pari di un abitante di Corso Como, acuendo la sua percezione di non sentirsi un abitante di serie B.
L’altro articolo apparso su il Giorno, invece, parla della famigerata progettazione partecipata tanto cara alla sinistra. La progettazione partecipata ha un unico grande esempio in città, ed è il QT8. L’esempio è lì da vedere e non pare abbia prodotto chissà quale modello spaziale di vita sociale e di bellezza architettonica.
Tuttavia, in questo articolo la Vice Sindaco De Cesaris si vanta di una partecipazione, che comunque che non è mai avvenuta, se non coinvolgendo probabilmente le associazioni sinistrorse amiche, che inneggiano alla riqualificazione di un cavalcavia che avrà una caratteristica incredibile: darà alla città il primo cavalcavia multifunzionale – il cavalcavia Bussa – con zone verdi, attrezzature di gioco e sport, aree pedonali e ciclabili. Un cavalcavia? La partecipazione della cittadinanza è pura propaganda elettorale finalizzata a fidelizzare le masse di sinistra del quartiere. Infatti, in consiglio di zona 9 non ha visto nemmeno l’ombra del coinvolgimento dei cittadini o, forse sentendosi già parte della città migliore, il vicesindaco ha già accontentato le “sue truppe”, trasformando quella parte chic della zona 9, di cui il cavalcavia Bussa fa parte, già in zona 1.
L’altro progetto di cui si parla è un nuovo centro civico dell’Isola. Sì in questo bellissimo angolo di città radical chic, dove albergano alcuni signori ben pensanti e benestanti che pensano all’integrazione con i rom ed ad aprire le porte a tutti coloro che arrivano in città da ovunque, con qualunque intenzione essi abbiano, forse pensano di volerli ma in altre zone, ma in zona purchè lontani dal centro, in altre parti di città già carenti di servizi e attenzioni per la popolazione che fa fatica a raggiungere la fine del mese. La mitica zona di cui non vogliono far parte, la zona 9. L’integrazione ai rom sì, l’integrazione tra parti di città che pulsano sotto lo stesso cuore, sebbene con caratteristiche sociali diverse no, è meglio evitarla. Ci si sente più importati ad appartenere alla zona 1.
Ma perché, caro Vice Sindaco, si è voluto ad esempio eliminare a tutti i costi il centro civico della Bovisasca in zona 9, adducendo la scusa che non c’era copertura finanziaria per gestirlo e invece si è pensato che al Quartiere Isola fosse necessario un centro civico nuovo di zecca? Viva il centro civico dell’Isola per carità, anche qui ce n’è bisogno. Il senso è che abbelliamo ciò che è già di per se bello. Encomiabile, ma non può essere fatto a scapito di ciò che non è nemmeno sufficientemente a livello di accettabilità.
Allora quasi spontaneamente sorge un dubbio: ”non è che sono qui all’Isola la maggior parte delle dimore di chi vi ha votato?” Questi argomenti dovrebbero creare imbarazzo perché sono fondanti di una disuguaglianza tra chi abita in centro e chi in periferie sempre più degradate. Allora abbiate almeno il coraggio di dire che rispetto a prima non è cambiato niente. Anzi. Ci si interessa ancora troppo solo del centro, e non è servito a nulla pensare che sarebbe arrivato un uomo di sinistra, salvatore della patria periferica, per riportare l’uguaglianza sociale tra le varie componenti eterogenee della nostra città e delle nostre zone.
(Consigliere di Forza Italia di Zona 9)