ma quanto sono belle le persone dirette, che ti dicono che ci tengono, che gli manchi, che vogliono vederti, senza dover farti decifrare segnali e parole in codice
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ma quanto sono belle le persone dirette, che ti dicono che ci tengono, che gli manchi, che vogliono vederti, senza dover farti decifrare segnali e parole in codice
✍️🎼
Esserci per davvero
Shhh… ascolta un momento.
Non ho bisogno che tu mi risolva.
Non sono un enigma da decifrare.
Non sono una battaglia da vincere.
Sono solo… una persona.
Che a volte vacilla.
Che a volte si perde.
Che a volte è fragile.
E in quei momenti…
non voglio le tue risposte.
Voglio la tua presenza.
Voglio sapere che posso appoggiarmi a te
senza dover spiegare tutto.
Che non scapperai se mi vedrai fragile.
Che non mi amerai solo quando sono luce.
Perché a volte… sono ombra.
E ho bisogno che resti anche lì.
Resta con me, ma davvero.
Non con il corpo soltanto.
Con l’anima. Con lo sguardo che non giudica.
Con il cuore che ha spazio,
che non si chiude di fronte al mio disordine.
Ascoltami… ma non solo con le orecchie.
Ascoltami con le mani, con il respiro,
con la pelle che riconosce la mia stanchezza
senza che io dica una parola.
Perché l’ascolto vero non ha fretta.
Non cerca di sistemare.
Non vuole cambiare nulla.
Accoglie. E basta.
E l’empatia…
oh, l’empatia è una carezza silenziosa.
È dire:
“Non capisco tutto di te,
ma resto lo stesso.
Anche qui.
Anche adesso.”
Sogno relazioni dove si dà… e si riceve.
Dove reciprocità non è una promessa vuota,
ma una danza.
Dove non mi sento sbilanciata,
dove non devo lottare per essere vista.
Perché sì…
io voglio essere vista.
Non guardata: vista.
Nelle pieghe. Nei tremori. Nelle parole che non so dire.
Nelle mie fragilità.
Ho bisogno di essere sentita.
Non vista per come appaio,
ma riconosciuta…
nelle mie pieghe più storte,
nelle parti che tengo nascoste anche a me stessa.
E se mi chiedi cosa desidero più di tutto…
non è la perfezione.
È la profondità.
È qualcuno che non scappa quando tocco il fondo,
ma che si siede accanto e dice:
“Se vuoi, ci restiamo insieme.
Finché torna la luce.
🌻
“Io e te, [...], siamo stati in confidenza, una lunga e reciproca confidenza era la tonalità fondamentale della nostra relazione. Sicuramente è stato un bene, una consolazione in questo mondo così difficile da decifrare, così pieno di forze ostili e disintegranti. Ma la confidenza tra maschi e femmine è cieca, sa solo quello che vuole sapere.”
— Emanuele Trevi, “Due vite”.
Che noia decifrarmi.
@sindromedi-stendhal
Dopo tutti questi anni passati con me stesso mi stupisce ancora non conoscermi davvero
Dopo aver chiuso un libro era costretto a tornare nel mondo della realtà. Ma un giorno Tengo si accorse che quando dal mondo dei romanzi tornava in quello reale, non provava lo stesso senso di amata delusione di quando rientrava dal mondo della matematica. Perché? Ci rifletté a lungo e infine giunse a una conclusione. Nella foresta dei romanzi, per quanto il nesso tra le cose potesse sembrare evidente, non succedeva mai di ricevere una risposta chiara. Era quella la differenza con la matematica. Il ruolo del romanzo, per dirla in modo sommario, era quello di mutare un problema, dandogli una forma diversa. E grazie alla natura e alla direzione di quel cambiamento, veniva suggerita, in chiave romanzesca, una soluzione alternativa. Tengo tornava nel mondo della realtà portando con sé quel suggerimento. Era una formula magica incomprensibile, scritta su un pezzo di carta. A volte mancava di coerenza e non poteva trovare subito un utilizzo pratico. Ma aveva in sé una possibilità. Forse un giorno sarebbe riuscito a decifrare quelle formule magiche. Era una possibilità che gli scaldava il cuore.
Haruki Murakami , “1Q84”.
[...]
L'innamorato è il semiologo selvaggio allo stato puro! Passa il proprio tempo a leggere segni. Fa solo questo: segni di felicità, segni di infelicità. Sul viso dell’altro, nei suoi comportamenti. È veramente in preda ai segni. L’amore non è cieco, al contrario ha una potenza di decifrazione incredibile, che dipende dall’elemento paranoico che è in ogni innamorato. Un innamorato coniuga estremi di nevrosi e psicosi: è un tormentato e un pazzo. Vede chiaramente, ma il risultato è spesso lo stesso che se fosse cieco. (…) C’è una morale. Una morale di affermazione. Non bisogna lasciarsi impressionare dai deprezzamenti di cui è oggetto il sentimento amoroso. Bisogna affermare. Bisogna osare. Osare amare.
Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
Eppure conoscevo la sua anima quanto la mia. Era ancora avvolto nel mistero, molte cose mi erano ignote, ma avevo imparato a decifrare il suo linguaggio del corpo. Avevo imparato ad ascoltare il suo cuore.
Pepper Winters