" Il 18 aprile 1824 a Missolungi, in Grecia, muore George Gordon, piú noto come Lord Byron, assistito dal fedele domestico Mr Fletcher. Dopo il triste decesso si trattò di decidere il luogo in cui le spoglie mortali di Byron avrebbero dovuto riposare; e da parte di qualcuno, non sappiamo chi, venne avanzata questa singolare proposta. Fu chiesto «che esse fossero deposte nel tempio di Teseo, o nel Partenone, ad Atene». E cosí continua il nostro resoconto: «A una simile circostanza i Greci avrebbero attribuito un notevole valore; e c’è inoltre qualcosa di consolatorio nell’idea che Lord Byron possa riposare alfine in un luogo cosí venerabile, in tal modo riconsacrando, come sarebbe avvenuto, la sacra terra delle Arti e delle Muse: per cui non possiamo se non lamentare il fatto che a questa proposta non sia stato prestato alcun orecchio»*.
In questo resoconto c’è una frase che colpisce per la sua ambigua solennità. Ci riferiamo alla «consolatoria idea» di Byron che, sepolto nel tempio di Teseo, o nel Partenone, avrebbe addirittura riconsacrato la terra di Grecia, la terra delle Arti e delle Muse. Chi parlava in questo modo, pensava dunque che la Grecia fosse stata in qualche modo «sconsacrata»? E se sí, per quale motivo? L’emozione del pittore svizzero andava già direttamente al cuore della questione: la Grecia è un luogo sacro all’arte e alla bellezza, in quella terra hanno abitato gli dèi. E questo è per l’appunto il problema. In Grecia hanno abitato gli dèi – ma essi vi abitano ancora? Non v’è dubbio infatti che la Grecia contemporanea apparisse in qualche modo snaturata dal lungo dominio ottomano. Quel dominio che aveva strappato all’Europa il paese in cui affondavano – cosí si credeva – le sue stesse radici ideali. Dominata dai barbari – i Turchi, i Turanici, gli Ottomani… – la sacra terra di Grecia non poteva che essere stata contaminata. Inutile continuare con gli esempi di questa «ellenomania» razzista, che si serviva dei Greci, del loro carattere «divino», per affermare la superiorità della civiltà europea e delle nazioni che di loro si proclamavano eredi. Tanto che la stessa impresa di riportare la Grecia al suo antico splendore doveva essere compiuta, per paradosso, quasi a dispetto dei suoi attuali abitanti: i quali, per «riconsacrare» alle Muse la propria terra, avevano bisogno che in essa fossero seppellite le spoglie di un poeta inglese. "
*T. MEDWIN, Journal of the Conversations of Lord Byron, Galignani, Paris 1824, vol. II, p. 190 (corsivo nostro).
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Maurizio Bettini, Chi ha paura dei Greci e dei Romani? Dialogo e «cancel culture», Einaudi (collana Vele, n° 217), 2023¹; pp. 90-91.











