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Default, Volos 2015
Chironte. La costellazione del centauro
Veduta “upside down” del monte Pelion
Volos (Greece) 2015
Canone
Performance 10′
Lisbon 2014
Cucito su misura
Performance 20′,
Lisboa 2014
Presentata ad Artissima 2014 nella selezione di video dell’Accademia Albertina di Torino (Elena Tortia, Cecilia Ceccherini, >>deviazioni, Giulia Gallo, Roberto Montaruli, Marta Piccoli, Arianna Uda) curata dalla professoressa Maria Teresa Roberto.
La mia prima performance è il racconto simbolico di una storia, quella dei ragazzi della scuola Diaz, a Genova, durante l'ultimo dei tre giorni del summit del g8 nel 2001. La notte di sabato 21 Luglio reparti delle forze dell’ordine entrano nella scuola per fare una perquisizione durante la quale vengono selvaggiamente picchiati 93 ragazzi che stavano dormendo nella struttura regolarmente concessa dal Comune di Genova al Geova social forum. dopo la perquisizione, le forze dell'ordine mostrarono ai giornalisti gli oggetti rinvenuti, tra i quali coltellini multiuso, sbarre metalliche e attrezzi che si rivelarono provenire in realtà dal cantiere per la ristrutturazione della scuola, alcune barre di metallo appartenenti ai rinforzi degli zaini (e, come evidenzieranno i giudici del processo d'appello, appositamente estratte per essere mostrate come prove della presenza di possibili armi) e 2 bombe molotov. Le molotov si scopriranno essere state sequestrate il giorno stesso in tutt'altro luogo e portate all'interno dell'edificio dalle stesse forze dell'ordine per creare false prove.
La performer è seduta su una sedia e stà cucendo su pezzi di un lenzuolo bianco (in riferimento al fatto che i ragazzi della Diaz stavano dormendo quando hanno subito l'incursione della polizia) gli elementi rinvenuti nella scuola Diaz, le “prove” della presenza dei Blak bloc all'interno della scuola, e della giustificata “perquisizione” messa in atto quella notte. Dietro di lei, a circa un metro di distanza vi è una parete nera. Sulla performer e sulla parete nera retrostante stanno scorrendo le immagini dei video dell'irruzione alla Diaz, che diventano chiare e percettibili solo quando questa dispone i pezzi di stoffa cuciti a formare uno schermo dietro di lei, sullo sfondo nero sul quale è proiettato il video. L'azione di cucire (la cura, l'intimità, il ricongiungere e rimarginare una frattura, una ferita) che metto in atto vuole essere in antitesi con l'azione violenta che si stà svolgendo dietro di me e sopra di me. Gli oggetti contundenti che hanno giustificato la “macelleria messicana” sono il pretesto scelto e prodotto per l'occasione dalle forze dell'ordine (alterando il reale quadro probatorio e autoproducendone uno “cucito su misura”), e diventano nella performance lo schermo sul quale si proietta il crimine premeditato e consumato; lo schermo grazie al quale tutti possono vedere chiaramente l'azione criminosa sullo sfondo della vergognosa menzogna sulla quale si regge l'accaduto.
Marta Piccoli
21-07-2011
“L'inverno del 2013 io e mi miei compagni di corso ci stavamo accingendo a preparare le nostre installazioni nell'aula di Decorazione dell’Accademia Albertina di Torino. Il punto di partenza è il contesto. Bisogna fare una installazione tipo site specific. Lo spazio è il referente e la chiave di lettura per un'arte che sia contestualizzata e che, anche quando non è in dialogo con le sue pareti , il soffitto, il pavimento, le porte e gli estintori, sia cosciente di non farlo. Insomma un'opera incarnata in uno spazio che da esso tragga ispirazione e sostentamento.Tutto quello che c'è da fare, mi dico, è una ricerca sul campo. Un reportage, una catalogazione visiva, una raccolta di foto. La prima cosa che fotografo è il termosifone dell’aula, sporco di vernice rossa. Mi accorgo ben presto che ci sono un’infinità di altri oggetti sporchi di colore rosso e anche sul pavimento si possono trovare ampie macchie rosse; sembra la scena di un crimine. Queste immagini mi riportano immediatamente a quelle viste sul web e in televisione, quelle all’interno della scuola Diaz di Genova dopo l’incursione della polizia durante il g8 del 2001. Decido che quello che devo fare è di mettere in relazione l’aula dell’Accademia con le aule della scuola Diaz. Sembra sia la scuola a chiedermelo.”
L’installazione è costituita da quattro pannelli in pvc sui quali sono state stampate le foto scaricate dal web rappresentanti alcuni particolari salienti dell’interno della suola Diaz di Genova dopo il bliz della polizia. Le foto sono state ingrandite e posizionate in modo da avere continuità con i particolari dell’aula di Decorazione. Sul pavimento sono stati realizzati quattro “punti di vista” contrassegnati da due cerchi concentrici sui quali il fruitore deve posizionarsi per guardare il rispettivo pannello. Nell’aula sono inoltre presenti quattro piccole tele ad olio che ritraggono le immagini dei ragazzi feriti fuori dalla scuola Diaz.
Marta Piccoli
Donne delinquenti
Performance 2′41″
Lisbon 2014
Donne delinquenti è un omaggio alla danza che ho utilizzato in diversi lavori svolti negli ultimi anni. La risonanza tautologica che caratterizza la performance è l'eco ritmato che ancora oggi ci raggiunge e come un monito ci ricorda quanto è necessaria la liberazione del corpo che va a pari passo con quella della mente. Il testo che scorre sottovoce durante la performance (tratto da “Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate” di Michela Zucca, edizioni Simone, Napoli 2004) è portavoce di una storia ribelle tramandata solo oralmente che ci racconta cos'è la Taranta: la cura di un male causato da una società omologatrice e alienante.
Marta Piccoli
Tattootown (Cherasco)
La cartina topografica di una città o di un paese è la vista dall’alto delle strade nelle quali ci spostiamo, delle mura che percorriamo, delle case in cui abitiamo, ci obbliga a “staccarci” dal suolo e comprendere un punto di vista che non è il nostro. La città si fa allora bidimensionale, traccia segni di un nuovo alfabeto che può apparire come un gioco astratto e indecifrabile. Mi sono tracciata sul corpo la cartina di Cherasco per dare nuova vita e dimensione a questa città; perché in qualunque modo lo viviamo, il nostro ambiente ci appartiene e noi apparteniamo a lui, in una simbiosi che macchia la pelle trasformandola in qualcos’altro.
Marta Piccoli
Vista&Suono 2011
Exposition of “Landscape”, Manica Lunga, Torino 2015
Il mio progetto Landscape inizia col prendere in esame lo spazio espositivo della manica lunga dell’Accademia Albertina di Torino; ho quindi iniziato a fare un reportage fotografico che mi desse informazioni visive sullo spazio della manica. Le fotografie che mi dovevano solo servire come documenti estetici dello spazio sono presto diventate il pretesto per indagare sulle superfici dello spazio in modo originale: i punti di vista ravvicinati delle pareti con la macchina fotografica in modalità macro mi hanno permesso di mettere in primo piano l'”orizzonte” creato dalla parete e tutto ciò che è rimasto sullo sfondo (le altre pareti, il soffitto, l'arredamento del corridoio) è rimasto sfuocato, irriconoscibile. E' bastato poi capovolgere le fotografie per fare in modo che le pareti ritratte diventassero la linea di orizzonte di veri e propri landscape estrapolati dallo spazio di un'aula. Lo spazio dell'Accademia è così diventato lo scenario nel quale affiorano le traiettorie di nuove prospettive e punti di fuga, nuovi “altrove”.
Marta Piccoli
Landscape
Torino 2015
Tattootown (Turin)
Torino 2011
Potëmkin remake
Video Art 1'10"
Lisboa 2014
Sutta lu giru te la suttana
Video art 2′32″
Torino 2012
Tarantella No Tav
Performance 3′
Lisboa 2014
Questo lavoro nasce dal processo di ricerca che trova la sua espressione artistica nella preformance Tarantella No Tav che ho ideato e realizzato a Lisbona. In questa performance metto in relazione da una parte la danza della tarantella con una lotta popolare contemporanea che è quella del movimento No Tav considerandoli entrambi come drammi sociali e dall'altra l'universo rituale delle culture tradizionali con una delle forme più contemporanee d'arte che è la Performance Art. L'idea iniziale della performance nasce con l'intento di tradurre visivamente l'espressione gergale “fare le tarantelle con la polizia” per riferirsi agli scontri con le forze dell'ordine e che mette quindi in relazione la lotta contro il potere costituito con i rituali delle tarantolate che erano anch'essi una manifestazione di resistenza popolare che metteva in scena il malessere sociale della fascia subalterna della popolazione del sud Italia. La performance svela così la sua diretta discendenza dal rito tribale. Tarantella No Tav diventa contenitore rituale in cui sono rappresentati due diversi drammi sociali, ognuno caratterizzato dalla propria ritualità ed è quindi il risultato di una duplice riflessione: da una parte quella che vede la performance artistica come momento di riflessione critica sulla società, che usa lo “spazio sacro” dell'arte (che ha preso il posto del tempo sacro del rituale) per fare da specchio alla società e dall'altra quella sullo specifico momento della lotta no tav, il quale fenomeno rientra nella descrizione del “sistema” dramma sociale e diventa quindi la forma per affrontare e riparare la crisi.
Marta Piccoli
Il sol dell’avvenire
Videoclip 3′41″, Lisbon 2014
Il sol dell'avvenire è un videoclip in cui le immagini di guerriglia di Atene si alternano a quelle del sole al suono di una vecchia canzone d'amore greca. Il video si apre con le immagini di alcune albe differenti, l'una dopo l'altra. Soli diversi si stanno preparando: è un sorgere nitido e caldo, senza nuvole. I video che si susseguono dopo questo buon auspicio sono invece scene notturne: i guerriglieri sono impegnati in un fitto lancio di molotov alle forze dell'ordine, all'ordine costituito e alla nostra “crisi”. E' una trama che scorre al ritmo incalzante della canzone al quale corrispondono tante esplosioni luminose, un'infinità di “azioni finali” che accendono per pochi attimi piccole albe. La scena di qualche sole che sorge continua a riecheggiare nella trama del video fino a quando l'operazione nelle strade di Atene è compiuta: gli edifici sono in fiamme. Splendono di luce propria come stelle nell'oscurità. Ora il sole che interferisce con le immagini di Atene è un sole più scientifico e meno “terreno”, è un sole “disincarnato”, più spirituale. Più distante eppure così vicino. Il sole del domani che si fa presenza nel presente, nelle azioni di oggi. Ad ogni molotov esplosa, ad ogni lancio, la superficie di questo sole sussulta, si agita, brucia più forte. Quando sorgerà?
Marta Piccoli
serigraphy
Lisbon 2014
Printing on polyester
Lisbon 2014