Breve storiella divertente
Forse non tutti lo sapete, ma io ho una band di pazzi. Non a caso ci chiamiamo Fran e i pensieri MOLESTI.
Salgo sul bus insieme al mio percussionista e mi siedo su un sedile grande sulla destra, mentre lui si accomoda dalla parte opposta del bus, finestrino a sinistra. L’11 è un bus che parte dalla periferia per arrivare al centro, e addirittura una volta hanno fregato un botto di soldi a mio padre; insomma, non è l’autobus più bello del mondo e una volta ho pure incontrato un avanzo di galera.
Ad un certo punto una ragazza mi si avvicina e si appoggia sul mio sedile. La guardo un attimo. Era bellissima, davvero. Occhi verdi come le colline più belle dei cartoni animati che guardavo da bambino. Labbra stupende. L’unica cosa che avrei potuto un po’ contestare era quello smalto rosso che portava, ma poco importa in circostanze come queste.
Insomma, vedendo che voleva sedersi, ma io non potevo alzarmi perché c’era troppo casino e avevo i miei strumenti a portata di mano, le faccio: “vuoi sederti?” “Ma no, tranquillo, mi stavo solo appoggiando” “Dai, mi sposto un po’ e ci stiamo” “Ma grazie..” E sorride.
Inizia a guardarmi di tanto in tanto, durante tutto il viaggio. E, dato che quelli della mia band mi prendono sempre in giro perché dicono che non ci so fare con le ragazze, scrivo sul gruppo whatsapp che c’è una ragazza bellissima al mio fianco. Quella mente malata della mia cantante manda un messaggio vocale, scrivendomi di ascoltare. Quell’altro furbacchione del mio percussionista, in un momento di silenzio generale, fa partire il messaggio vocale al massimo volume. Faceva così: CIAO TIZIA ACCANTO AL MIO CONTRABBASSISTA. PIACI AL MIO AMICO. GUARDA, SE TI GIRI E GLI PARLI MI FAI UN FAVORE.
La tipa si gira verso di me.
Imbarazzo TOTALE.
“Che cazzo dici” - mi scappa dalla bocca, guardando verso il percussionista.
Fa partire di nuovo l’audio. La ragazza mi guarda di nuovo.
Boh, per un motivo o per un altro, ho iniziato a parlare con la ragazza, facendo alcuni commenti sulle situazioni che si venivano a creare nel bus durante il viaggio.
Intanto provavo una sensazione strana: quando mi guardava intensamente con quegli occhi, sembrava che mi stesse spogliando. Giuro che mi sentivo come se fossi nudo, davvero. Imbarazzante, anche perché se m’avesse visto nudo sarebbe scoppiata a ridere.
Dopo tutta questa tiritera, arriva il triste momento. Devo scendere. Lei lo capisce, si alza, io mi alzo e ringrazio. Si apre la portiera del bus, la guardo per l’ultima volta e le dico “ciao”. “Ciao”, e sorride.
Non finisce qui.
Il mio percussionista estrae dal taschino un bigliettino da visita, si avvicina alla ragazza e le dice: “Guarda, siamo un gruppo indie-folk, se può interessarti”.








