Ho visto Padri e figlie. All'inizio non volevo, perché quando si parla di padri preferisco stare ad ascoltare e non dire la mia, preferisco farmi da parte. Poi ho ceduto, perché sentivo che in questa storia avrei trovato qualcosa per me. L’ho capito quando la figlia, ormai donna, ha detto di sentirsi un contenitore vuoto, di non provare più niente, di credere di non sapere amare e che se avesse incontrato un ragazzo che le fosse piaciuto davvero, gli avrebbe fatto rimpiangere di aver posato gli occhi su di lei. L’ho capito quando a questo ragazzo, una volta arrivato, ha detto di trovarsi una ragazza meno complicata da amare così da finirla di sprecarsi per lei. È un colpo quando trovi altrove le stesse parole che usi tu, gli stessi pensieri che hai tu. Ad ogni modo, mi è piaciuto molto, anche per il padre che Russell Crowe è stato capace di interpretare. Qualche tempo fa ho letto un articolo su Giorgia dove diceva: “Ero sempre stata così ansiosa di farmi voler bene, e così convinta di non meritarmelo, che vivevo come nell'attesa costante che qualcosa di tremendo potesse succedermi”. Credere di non meritare di essere amati o che tutte le persone che amiamo prima o poi ci lasceranno, sono forse i pensieri più diffusi ed è complicato e quasi inspiegabile il percorso che porta a pensare così. Comunque, mi ha sempre incuriosito sapere come sono “gli altri padri”. Ho sempre chiesto alle mie amiche, ho sempre guardato le persone in giro, sul treno, sull'autobus. Ci sono padri che sanno esserci soltanto fin quando sei bambina, poi un giorno ti guardano e iniziano a chiedere continuamente perché non hanno avuto un figlio maschio, perché sei così diversa da lui. Lì scopri che per lui diverso=sbagliato. Mi è servito molto tempo per capire che il mio amore non bastava e che il mio cuore non era fatto per incassare troppo a lungo certi dispiaceri, e oggi ho un padre di cui non parlo e a cui non penso mai. Un padre con cui non ho alcun legame, che è stato il modello di delusioni, mancanze e dolori e che è talmente sicuro di sé che non si accorge (e forse non si accorgerà) di avermi persa. Mi viene ormai naturale dubitare che gli uomini sappiano amare, perché di uomini deboli ce ne sono tanti, così deboli da non saper essere mariti o padri. Uomini che non sanno che l’amore si reinventa giorno dopo giorno, è una pianta che va accudita sempre, non può essere abbandonata a se stessa, altrimenti muore. Ci sono padri che non conoscono le loro figlie, non le amano così come sono, il loro carattere, non accettano che crescano e non crescono insieme a loro. Padri che non sanno o non vogliono sapere che saranno il primo rimpianto delle loro figlie, figlie che quando hanno provato a faglielo capire hanno avuto in risposta una risata, un “Che esagerata che sei, che dopo anni di litigi ad un certo punto hanno smesso di fare come Don Chisciotte, sfinite. Padri che nei momenti difficili non le sostengono e non le comprendono, piuttosto le giudicano, le fanno sentire sbagliate. Saranno figlie che non avranno modo di essere fiere di loro, che sono il primo, il più importante, che se certe cose sono proprio loro a fargliele mancare, se crescono senza credere in loro, un giorno saranno donne che faranno una gran fatica a credere negli altri (complice anche il “segno” di altri uomini), donne che non crederanno facilmente nell'amore, piuttosto ne avranno paura e difficilmente troveranno qualcuno che lo capisca e stravolga loro la vita. Perché la vita non va come nei film.












