Se i luoghi avessero memoria delle nostre emozioni, racconterebbero del parcheggio davanti allo stadio, deserto in un tardo pomeriggio d'inverno. Direbbero del tuo sorriso, dell'odore della pelle, dei finestrini appannati con i miei disegni sopra e della musica che fingevo di amare. E sotto l'auto aprirebbero un varco spazio-tempo verso un passato che non c'è più o un presente diverso o un futuro che non esiste ancora. In mezzo a due alberi allineati, tante parole verrebbero dette e la mia mano toccherebbe la tua. Tutto intorno, tanti altri varchi, oltre il parcheggio, dentro lo stadio, ai concerti, lungo le strade, sulle colline fino al mare; di persone che sentono e fanno l'aria densa nel coagulo di un istante. Se i luoghi avessero memoria delle nostre emozioni, ci aspetteremmo da loro una carezza.


















