Tutte le volte che le donne pronunciano il pensiero ”siamo uguali” si scava un’altra buca nella fossa delle disuguaglianze.
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Tutte le volte che le donne pronunciano il pensiero ”siamo uguali” si scava un’altra buca nella fossa delle disuguaglianze.
L’ostentazione del cinismo e dell’egoismo nell’era dell’esacerbazione delle disparità.
Intravedo, tra i segni più terribili e temibili dei nostri tempi, la diffusione del cinismo in vaste fasce della popolazione mondiale e la conseguente sfrontata esibizione di un egoismo privo di infingimenti, ripensamenti, ricerche di alibi e senso del pudore.
Non so dire precisamente quando sia cominciata quest'era dell'indifferenza bruta e ostentata, ma ho la vaga impressione che dopo l'abbattimento del muro di Berlino si siano eretti intorno a ciascuno di noi miriadi di muri e di barriere protettive.
Ci hanno rinchiuso - o ci siamo rinchiusi da soli per un meccanismo di induzione alimentato dalla crisi economica - nel nostro "particulare", difendendo strenuamente i cazzi nostri a costo di calpestare i diritti e la dignità altrui. Abbiamo fatto dei nostri interessi la nostra bandiera. Siamo diventati sempre più spregiudicati e soli, mentre i più ricchi diventavano sempre più ricchi e i più poveri sempre più poveri.
I ricchi sfonda(n)ti sono l'1% della popolazione mondiale (poco più della percentuale degli anarchici, secondo una canzone di Ferré) e sono gli unici che, alla fine dei conti, beneficiano di tanto cinismo e di una tale brutale indifferenza. Il nostro egoismo ricalca il loro egoismo e lo alimenta. Più aumenta l'indifferenza verso l'altro più si moltiplicano le disuguaglianze a vantaggio di quest'uno percento che specula sulla crisi in atto e tutto fagocita nel suo organismo ipervorace e spietato. Almeno fino a quando i poveri non diventeranno tanti e tanto poveri da non avere più nulla da offrire al mercato ed alla fame inesauribile di questo gruppo sparuto di opulenti indecenti.
Dei quasi sette miliardi di persone che abitano la Terra, un miliardo soffre la fame e un miliardo soffre perché mangia troppo. Due aspetti della stessa medaglia, creati dalla mancanza di giustizia, tragedie a cui assistiamo quotidianamente. Eppure sarebbe semplice: consentire ai popoli del mondo povero di coltivare la loro terra (l’agricoltura industriale, la monocultura, espropria i contadini della loro terra e perpetua la fame) e offrire ai popoli del mondo ricco la possibilità di scegliere cibi naturali (noi del mondo ricco non scegliamo il cibo, è il cibo che sceglie noi).
Franco Bertino, "Il cibo dell'uomo"
Conto alla rovescia per la Sicilia: l’isola è sparita, insieme all’85% dei fondi “per il ponte” - destinati al Centro-Nord.
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Oncologia: il tuo codice postale conta!
Il 40 per cento delle persone con un tumore al seno o al polmone si sposta dal proprio comune di residenza per curarsi e il 20 per cento di quelle che non possono più disporre di terapie approvate e rimborsate non viene inviato a un trial clinico dal proprio oncologo, anche se idoneo, ma alle cure palliative a causa della distanza dei centri e della mancanza di trasporti agevoli. Questi sono…
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È triste come nella società odierna ci sia una tale disparità di genere a tal punto che spesso la donna non può essere in grado di scegliere in scienza e coscienza il proprio destino, ma debba per necessità propria sottostare ad un dictat del vivere comune che le imponga di esser per forza qualcuno, per poter poi essere accettata. L’uomo invece ha per sua ingiusta fortuna la maggior possibilità di scelta nei confronti delle cose della vita.
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essere visti
Essere visti percorrendo la propria strada all’interno della complessità umana. È uno degli elementi più interessanti che emergono da un denso articolo di Judith Butler pubblicato recentemente su The New Statesmen e proposto dal sito Il lavoro culturale nella traduzione di Giuseppe Forino, Giacomo Tagliani e Nicola Perugini
Tra i molti motivi di interesse dell’articolo, c’è la ricerca che la…
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