DIGALES: LOS IMPUESTOS SON UN ROBO Gran orador y gran político y una verdad como un templo. Que rabia que encima les votan. No saben dónde puede llevar a este país!! Sublime!👏👏👏👏👏👏 @gabrielrufian Video publicado por SisuMisu @SisuMisu3
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DIGALES: LOS IMPUESTOS SON UN ROBO Gran orador y gran político y una verdad como un templo. Que rabia que encima les votan. No saben dónde puede llevar a este país!! Sublime!👏👏👏👏👏👏 @gabrielrufian Video publicado por SisuMisu @SisuMisu3
La signora Carmela
La signora Carmela
La sala d'attesa del reparto medicina nucleare, dell'Istituto Nazionale dei Tumori a Milano, alle sette del mattino, è un posto che non somiglia a niente. Non è un luogo, è una pausa tra due notizie. Posta a due piani sotto terra.
Marco lo sapeva bene, perché ci accompagnava sua madre da otto mesi, ogni martedì, e ormai conosceva a memoria le sedie azzurre, il distributore che mangiava le monete, i poster con la richiesta di una percentuale x mille, quello che "la ricerca procede", e l'altro che "la prevenzione è importante".
Aveva quattordici anni e una felpa nera con il cappuccio sempre tirato su, come una piccola tenda personale.
Quella mattina la madre era entrata in sala visite, e lui era rimasto solo, con lo zaino di scuola tra i piedi e un libro di storia aperto sulla seconda guerra mondiale. Non riusciva a leggere. Le parole gli scivolavano sugli occhi come acqua sul vetro.
Fu allora che arrivò la signora Carmela, con il suo carrello e il nome in bella evidenza sulla divisa.
Marco non l'aveva mai notata davvero, prima. Era una di quelle persone che esistono sullo sfondo, una divisa azzurra, uno strofinaccio, un secchio. Aveva circa sessant'anni portati con la schiena un po' curva, capelli tinti di un castano stanco, e ai piedi un paio di zoccoli bianchi che facevano un rumore particolare sul linoleum, una specie di "tloc tloc" che a Marco, chissà perché, suonava familiare.
Cominciò a pulire intorno a lui senza dire niente. Poi, mentre passava lo straccio vicino allo zaino, gli disse, senza guardarlo: "Tedeschi o americani?"
Marco alzò la testa. "Come?"
"Il libro. Stai a quale parte? Tedeschi che entrano o americani che arrivano?"
"Stalingrado", rispose lui, perché non sapeva cos'altro dire.
Lei annuì, come se avesse capito tutto, e continuò a pulire. "Mio nonno c'è stato. Tornò che pesava quaranta chili e non parlava più. Stette zitto per due anni interi, poi una sera a tavola chiese il sale e da lì ricominciò".
Marco chiuse il libro. La signora Carmela non lo stava guardando, era piegata a passare lo straccio sotto una sedia, eppure aveva detto la cosa più interessante che lui avesse sentito da settimane.
"E poi cosa ha fatto?" chiese.
"Il calzolaio. Per quarant'anni. Diceva che le scarpe ti raccontano le persone meglio delle facce. Le facce mentono, le scarpe no".
Si raddrizzò, si appoggiò al carrello. Aveva le mani screpolate, due anelli sottili al dito anulare, uno sopra l'altro.
"Tua madre?" chiese, indicando con il mento la porta delle visite.
Marco fece di sì con la testa. Non gli usciva la voce.
"Da quanto?"
"Otto mesi".
"Capelli o senza?"
"Senza".
La signora Carmela annuì di nuovo, lentamente. Poi tirò fuori dalla tasca del camice un pacchetto di caramelle gommose, di quelle a forma di orsetto, e gliene mise tre nel palmo della mano, come si fa con i bambini piccoli. Marco aveva quattordici anni e avrebbe dovuto sentirsi offeso. Invece se le mise in bocca tutte e tre insieme.
"Le tengo per i nipoti", disse lei. "Ma certi giorni qua dentro ne servono di più di quante ne mangiano loro".
Si rimise a spingere il carrello. Prima di girare l'angolo si voltò un secondo.
"Senti, ragazzino. Quando esce tua madre, non guardarle la faccia subito. Guardale le mani. Se le tiene strette, è stata una giornata storta e ha bisogno che parli tu. Se le tiene aperte sulle ginocchia, vuole stare zitta e va bene così. Me l'ha insegnato mio padre. Funziona".
Sparì in fondo al corridoio, con il suo "tloc tloc".
Marco rimase lì, con il sapore di gomma alla fragola in bocca e una cosa strana in petto, una specie di tepore che non sapeva da dove venisse. Riaprì il libro, ma non per leggere. Per nascondere gli occhi, che gli si erano riempiti senza permesso.
Quando la porta si aprì e sua madre uscì, lui non le guardò la faccia. Le guardò le mani. Le teneva aperte, appoggiate sulla borsa.
Allora non disse niente raccolse il suo zaino e le passò un braccio sotto al suo, in silenzio, come due che hanno già parlato abbastanza.
Scommetto che da quel martedì, ogni settimana, Marco comincerà ad arrivare cinque minuti prima. Non per la visita. Per il "tloc tloc" nel corridoio.
Quando se ne andarono, poco dopo, la signora Carmela tornò perché doveva svuotare i cestini dei rifiuti, mi fissò e mi sorrise. Mi chiesi perché di quel sorriso rivolto a me. Poi capii, dopo aver assistito a quella scena, che inavvertitamente e d'istinto le stavo già sorridendo io, quando la vidi riapparire in sala d'attesa.
Negli Stati Uniti è stato approvato un farmaco per trattare alcune forme di tumore alla vescica in modo non invasivo. L’innovazione è basata su una tecnologia a rilascio prolungato che consente di evitare l’intervento chirurgico. Uno sviluppo che apre nuove prospettive nella gestione delle recidive e nella qualità della vita.
“ «Mi ha detto che scrive romanzi, un bellissimo lavoro, ma è molto complicato. Nessuna specie in natura lo sa fare, solo gli esseri umani. Conosce altre lingue oltre l’italiano?» «L’inglese, il francese, più o meno lo spagnolo... Sto studiando il coreano.» «Preferirebbe non saper fare nessuna di queste cose a patto di non ammalarsi mai? Gli organismi unicellulari non sviluppano neoplasie, ma non imparano lingue. Le amebe non scrivono romanzi.» Si guardarono per un tempo che a entrambi parve lunghissimo, durante il quale lei ebbe la certezza che, al contrario del Risiko iniziale fatto di nuove colonie avide di pozzi iracheni, quelle specifiche parole l’oncologo le avesse trovate solo per lei. Fino a pochi minuti prima aveva avuto mille domande. Questioni su quanto sarebbe stato lungo il combattimento che stava per affrontare. Se aveva qualche possibilità di vincerlo. Quanto tempo aveva per lottare. Voleva gli estremi dello scontro, il piano militare. Ma l’inadeguatezza del registro bellico, quello con cui aveva sempre sentito definire il rapporto con una malattia mortale, ora la ammutoliva. Era colpa del medico, ovviamente. Le parole che quell’uomo aveva usato cambiavano lo scenario simbolico e la costringevano a muoversi verso un obiettivo che non le era familiare: il patto di non belligeranza. Quello che doveva essere un avversario da distruggere le era appena stato dipinto come un complice della sua complessità, una parte disorientata del suo corpo sofisticato, un cortocircuito del sistema in evoluzione, niente di più di un compagno che sbagliava. Non era abituata a perdere a parole. Qualunque battaglia avesse immaginato di fare alla malattia, ora suonava come un progetto autolesionista. Di far guerra a sé stessa non aveva voglia né forze. “
Michela Murgia, Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, Mondadori, maggio 2023¹; pp. 10-12.
Lukhino, eri scappato dalla guerra con la mamma per poter tornare a sorridere, e a vivere, ciò che ci meriteremmo tutti, senza dolore, soprattutto voi bambini, ti sei ammalato poco dopo l’arrivo, ma la malattia non ti ha mai tolto quel meraviglioso sorriso, nonostante l’immenso dolore che ti portavi dentro, sei riuscito a festeggiare il tuo compleanno, ed eri tutto contento, ma la vita è imprevedibile, bastarda, non guarda in faccia nessuno, e il più delle volte si porta via chi non ha mai chiesto nulla, se non di stare bene, guarire dal male più grande.
Ti voglio ricordare con quel tubicino attaccato mentre guardavi i bambini correre fuori sorridente, questo fa capire quanto abbiamo da imparare da voi, ma non vi ascoltiamo, mai.
Ciao Lukhino, lascio a te una parte del delfino che ho lasciato a tutti i miei amici lassù, che non sarà mai comparabile al tuo insegnamento di vita, che forse mai apprenderò...🎈
Quiescencia: Martes 23hrs. Hay una canción que me ha resonado todo el día: "cierras los ojos y ves demasiado". Ahora hay ruido afuera. Y luces absurdas. En oncologia la célula quiescente es aquella que pudiendo moverse no lo hace. Quieto, que hay un bullicio. Se me ha aturdido el corazón. Ocho o nueve pensamientos, casi todos sobre ti. a oscuras. Qué estoy haciendo con la vida. Circulando en sentido contrario. Por favor que algo venga y me estremezca las ideas. Fuerte. Terremoto emocional. Acudir de diez a doce de media noche y filtrar todos los pensamientos. Reinícieme. Quiero querer. Bien. No está pasando más. Pasa a mayores. Pasa por aquí. Vida, atropéllame o lanza la bofetada que me reactive. No quiero quedarme quieta...
Clara Ajc
La biotecnología y la investigación médica avanzan a pasos agigantados, y recientemente se ha publicado un estudio que podría tener implicaciones
La ciencia rompe barreras: una nueva proteasa promete cambiar la forma en que tratamos el cáncer.
La scienza che non mi piace.
Maurizio Scaltriti (@ScaltritiLab) è un: "VP Translational Medicine, Early Oncology, AstraZeneca. Previous Associate Director of Translational Science at MSKCC. Co-founder of http://medendi.org.".
Come si conciliano questi messaggi di odio di questo volto noto con etica, scienza, salute e la ricerca oncologica?
Quali sono i principi della deontologia medica?
1) Rispetto per i diritti e la dignità di ogni persona
2) Competenza
3) Responsabilità
4) Integrità
che non ritroviamo nell'atteggiamento sopra riportato in allegato, e ciò va a discapito dell'autorevolezza della scienza stessa.
Un'utente su twitter ha provato a chiedere gentilmente che il noto ricercatore moderasse termini e atteggiamenti, ma egli ha rimarcato l'idea che il suo comportamento, anche sui social, rientri in quelli che lui ritiene termini di correttezza.
Questo è ciò che accade quando si espongono sui social le persone sbagliate, in ambito scientifico: la scienza poi viene messa in discussione a causa dei comportamenti errati di alcuni.