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Liberi come queste api💛🌼🐝
Buona Domenica ❤️
2 giugno giornata di relax sul mio " mega balcone"mentre sogno un terrazzo🙂!! Inizio di un nuovo libro..e sullo sfondo costume appeso, mattinata in piscina..la giornata non può che proseguire nel migliore dei modi con un cannoncino e buon caffè sul tardi ..buona giornata a tutti ☕🥞
Mi prese per mano e ci incamminavamo verso l'uscita di un parco quando ad un tratto si ferma e mi fa: - mi sa che ho dimenticato qualcosa- disse mentre si giro’ alle sue spalle, io lo guardai confusa e gli risposi: -mi sa di no,hai tutto.- -No, ho dimenticato questo.- E mi rubo’ un bacio.
Non sono una di tante parole, però due paroline voglio sprecarle. Ci siamo conosciuti per caso, conosco sempre persone per caso io, che novita’. Il due giugno. Mi arrivò una chiamata su WhatsApp da un numero sconosciuto, quindi decisi di contattarti e vedere chi eri e così cominciammo a parlare, ti sei presentato con: Piacere Paky. E da lì, abbiamo continuato a sentirci giorno dopo giorno, avevamo entrambi l'intenzione di vederci e beh si, quel giorno arrivo’. Un ora per trovarci, non sapevamo dov'eravamo, che stupidi. Ci abbracciamo, scherziamo, parliamo del più e del meno.. Mentre stavo tornando a casa mi arrivò una tua telefonata. ‘tesoro, per caso hai lei miei cuffie? Non le trovo piu’ Ti risposi 'no, mi dispiace’ 'va beh se le trovi me lo fai sapere?’. 'Si’ E camminando beh, le trovai, ero contenta più di te credimi. Ti chiamai subito per dirtelo, e si, si sentiva che eri contendo di averle trovare. Dopo due settimane ci siamo rivisti, ti ho riportato le tue amate cuffiette. Mi hai presa per mano, io ti ho offerto una sigaretta e mentre fumavamo eravamo alla ricerca di un posto all'ombra. Lo troviamo, parliamo, scherziamo, ci coccoliamo un po’, cominciamo a farci delle foto. Questa è la mia preferita, perché? Beh perché ce il tuo viso e il mio, ed io qui cercavo di non ridere per far venire bene la foto ma niente. E questo che riesci a fare, farmi sorridere. Cosa che da un bel po’ avevo smesso. C'è stato un bacio, forse non uno solo, avevo un desiderio di baciarti oggi che non so, avevo paura di fare il primo passo, ma non ce la facevo, quindi con la scusa che mi stendevo su di te ero a due centimetri dalle tue labbra, e poi beh, mi hai baciata. Sono stata bene, mi fai star bene e di questa cosa ne sono veramente contenta. Anche se non la leggerei mai, ti ringrazio. Per tutto.
Domani sfileranno gli incursori, grideranno "Decima" e prima di sera qualcuno avrà rivisto il fascismo.
Si può scrivere oggi, alla vigilia, senza rischiare la figuraccia. Perché è già successo e succederà di nuovo. Il copione si recita uguale ogni anno.
Andò così nel 2023. Michela Murgia (la defunta ideatrice del pregevole e invidiato da tutto il mondo test “Il Fascistometro”) montò il video di una compagnia del Comsubin che sfilava ai Fori Imperiali.
Ci scrisse sopra "entra in parata col saluto romano" e annunciò che la Repubblica normalizzava il fascismo sotto gli occhi di Mattarella.
Saviano, che all’epoca ancora non era stato condannato per aver dato della bastarda a Giorgia Meloni, colse l’occasione al volo e rincarò lo stesso giorno. Paolo Berizzi completò il terzetto.
Tre nomi che dalla caccia al fascismo hanno tratto un lavoro e un'identità. La tesi fu univoca: quel braccio alzato era un saluto romano, quel grido "Decima" un inno a Salò.
La Marina smentì nel giro di poche ore. Il braccio alzato è il comando con cui l'ufficiale avverte il reparto che lo segue. Quando scende, la colonna gira la testa verso la tribuna e rende onore alle autorità.
Lo stesso gesto, identico, lo eseguirono quel giorno altri reparti, altre armi, altre uniformi.
Il grido "Decima" è il motto del Gruppo Operativo Incursori, erede della Decima Flottiglia del Regno, quella rimasta fedele al Re, non della Decima Mas di Borghese che aderì alla Repubblica di Salò e impiccava i partigiani.
Due unità diverse e distinte, che l'8 settembre 1943 separò per sempre. Bastava studiare, come suggerì asciutto il portavoce del Presidente del Senato.
Tutto chiarito, dunque. E invece no. Nel 2024, per non dare altro fiato alla polemica, gli incursori sfilarono muti. Ma un reparto inquadrato non tace per timidezza: tace per ordine.
Qualcuno, lungo la catena di comando, evidentemente decise che la storia di quegli uomini era diventata impronunciabile.
La sinistra festeggiò come per una vittoria. Servì un anno perché il reparto si riprendesse la propria voce e nel 2025 il grido tornò. Domani si ascolterà ancora.
Fermiamoci qui, perché il punto non è la parata. È un altro. Una bufala smentita dalla Marina Militare e dal ministro della Difesa, nel giro di poche ore, ha continuato a marciare per anni tra gli adepti della sinistra e ha fatto ammutolire uno dei reparti più decorati d'Italia.
Come è possibile?
È possibile per via di una parola. "Fascista" è l'unico aggettivo che in Italia sospende la verifica dei fatti.
Qualunque enormità, se etichettata fascista, viene creduta prima di essere controllata, perché verificarla sembra già un atto di complicità.
Capovolge l'onere della prova. Di norma chi accusa dimostra. Con "fascista" deve discolparsi l'accusato e chi prova a difenderlo finisce nel mucchio dei sospetti.
Per questo la bufala vola e la smentita arranca con le pezze d'appoggio in mano.
Provate a immaginare un reparto accusato di inneggiare a Stalin. Qualcuno chiederebbe il video, la fonte, il contesto. Ma di' che fa il saluto romano e parte la condivisione a pioggia, senza che nessuno guardi davvero quel braccio.
La stessa cultura che pretende sfumature, contesto e cautela per ogni cosa, davanti alla parola "fascista" smette di pensare. L'aggettivo non informa. Assolve chi lo pronuncia dall'obbligo di verificare.
E non cadde a caso sugli incursori. Cadde su di loro perché erano militari. Per la stessa area di sinistra che li vorrebbe braccianti al posto di soldati, che non vuole un euro speso in difesa.
Che chiama guerrafondaio chiunque parli di difendere la patria, che davanti a ogni divisa fiuta una minaccia, così l'uomo in uniforme è già condannato in partenza.
Gli arguti osservatori non scambiarono per errore un comando di marcia con un saluto romano. Lo fecero perché il fascismo, in un militare, lo davano per scontato. L'uniforme era la prova.
Sono andati a cercarlo dove avevano deciso in anticipo di trovarlo.
Con un paradosso che li inchioda. Brandiscono, meglio stiracchiano a piacere, la Costituzione, utilizzando l'articolo 11, il ripudio della guerra, per disprezzare le Forze Armate.
Ma dimenticano, o forse omettono, l'articolo 52: la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Sventolano una metà della Carta per insultare ciò che l'altra metà consacra.
E lo fanno il 2 giugno, contro gli uomini che la Repubblica manda a sfilare in suo onore e a morire quando serve.
Domani, allora, godetevi lo spettacolo. Non quello degli incursori, che sarà impeccabile. L'altro: la gara a chi per primo griderà al fascista.
Vincerà chi pubblicherà più in fretta, non chi avrà guardato meglio. Perché per costoro "fascista" non è un'accusa da provare. È una parola magica che dispensa dal pensare.
E un Paese che fa ammutolire i propri soldati da una parola magica non sta combattendo il fascismo. Sta solo confessando di non avere più nient'altro da dire.
Autore: Roberto Riccardi
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Acate. “2 Giugno: importanza di una Repubblica Democratica. Consuntivo di un quinquennio amministrativo”. Nota del sindaco Raffo. Riceviamo e pubblichiamo. was originally published on ITALREPORT
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Redazione Due, Acate (Rg), 6 giugno 2017.- In occasione delle celebrazioni del Due Giugno, ho ritenuto opportuno partire dal Presidio di Piazza Gramsci a Vittoria per fare della Festa della Repubblica un momento di riflessione e di lotta direttamente sul territorio, a stretto contatto con la gente, gli anziani, i giovani, i quali attendono un…
Acate. “Due Giugno: un momento di riflessione e di lotta insieme ai cittadini”. Nota del sindaco Raffo. was originally published on ITALREPORT
É passato un giorno senza di te ed io ho bisogno di viverne due con te. Sarà che ho letto una storia triste su due che dopo due anni e una convivenza si lasciano, ma una stretta allo stomaco mi é presa. Sarà che la letteratura si fonde negli uomini, ma non riesco a smettere di pensare come si fa a riprendere la propria vita normalmente. Ho sempre pensato che dopo una rottura non si è perso niente e che semplicemente si riparte da capo con se stessi. Eppure adesso che tu sei cosí vicino a me io non riesco a capire come si possa avere una propria vita di nuovo. Prima di te io amavo mangiare gli Oreo e adesso li amo di più perché ci faccio colazione con te. Prima di te adoravo i Sum41, ora li adoro perché li canto in auto con te. Prima mi piaceva disegnare e adesso mi piace perché disegno per te. Prima impazzivo per i film con Johnny Depp ora impazzisco solo quando li guardo con te. Sono poche delle cose che delineavano i miei gusti, che mi rendevano la persona che ero e adesso sono le stesse cose che dovrei abbandonare e perciò da cosa si riparte? Dopo due anni insieme, quando le emozioni sono sempre intense, quando ci sentiamo su whatsapp tutto il giorno, quando ogni ora é un conto alla rovescia finché non ci vediamo, quando ogni sabato sera esco con te e ogni novità voglio sperimentarla con te, quando ormai c'è un'intimità solo con te, quando facciamo l'amore e quando ti guardo negli occhi e ci sono solo io e quando non smetto di sorridere fissando la stessa foto in cui ci baciamo e quando ti aspetto fuori di casa, quando mi metti lo smalto, mi chiudi la zip dei vestiti, scegli i miei reggiseni e quando mi abbracci da dietro e i baci sul collo e quando cuciniamo, facciamo la doccia insieme, stiamo sul divano a parlare, mi fai vedere un anime, mi mordi le mani, mi fai il solletico e quando viviamo. E sarà che ho letto questa storia e ho ripensato ai nostri due anni, ma voglio dormire con te questo due giugno per sapere che sei con me.
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