EcoDem per la Conferenza programmatica
Di seguito il documento degli Ecologisti Democratici in preparazione della “Italia 2020 - Conferenza programmatica del Partito Democratico” che si terrà a Napoli, al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, da venerdì 27 a domenica 29 ottobre 2017.
UN PD ECOLOGISTA
Il Partito democratico in Italia ha rappresentato una reale processo d’innovazione, perché è nato non solo per unire partiti e culture politiche del ‘900 – socialiste, cattolico-progressiste, ambientaliste, liberaldemocratiche - ma anche per costruire un soggetto politico nuovo, in grado di rispondere alle sfide della contemporaneità e guardare al futuro, nell’interesse delle future generazioni. Il PD è nato per dare voce al riformismo del 21° secolo: ma non c’è riformismo possibile, in questo nostro tempo, se non si accettano le sfide ambientali, della sostenibilità dello sviluppo, della conversione ecologica dell’economia. Noi ambientalisti, entrati nel PD come soggetto fondatore, abbiamo messo a disposizione idee, valori e conoscenze, aggiornandole ai tempi attraverso un nuovo modello di ambientalismo riformista, aperto, moderno, basato su innovazione e competenza.
Nonostante il PD non abbia ancora risposto in pieno alle aspettative iniziali, riteniamo che le ragioni che hanno portato alla sua nascita siano ancora vere e attualissime, e persino ancor più necessarie oggi. Proprio oggi che le vecchie culture politiche hanno dimostrato tutti i loro limiti, la loro inadeguatezza a rispondere in modo coerente e integrato alle sfide – del lavoro, sociali, ambientali - di un mondo sempre più complesso. Riteniamo inoltre che all’interno dell’area progressista democratica l’ambiente possa costituire un elemento di coesione, per poter sempre di più aggregare le diverse forze che vi appartengono verso un obiettivo comune.
Occuparsi di ambiente significa ragionare non solo di ecologia ma anche di economia, lavoro, cultura civica, innovazione tecnologica; significa intervenire sulla questione sociale, causa di molti conflitti globali. I cambiamenti climatici costituiscono una minaccia temibile, il consumo di risorse naturali cresce a ritmi insostenibili, l’inquinamento compromette gli equilibri della biosfera. Eppure, se sapremo costruire una risposta politica globale alle sfide ambientali – un green new deal che affianchi alla rivoluzione industriale della green economy un profondo mutamento culturale con nuovi stili di vita - sarà possibile evitare il peggio e lasciare alle future generazioni un pianeta ancora abitabile.
Termini come “riscaldamento globale” sono ormai entrati nel linguaggio comune, perché i suoi effetti sono già rilevanti sull’ambiente, sull’economia e sulla qualità della vita dei cittadini di tutto il mondo. Anche i grandi fenomeni migratori sono legati ai cambiamenti climatici e con questi dovremo fare i conti. I governi sono ormai consapevoli della gravità del problema, a parte i recenti ripensamenti del presidente USA, e la firma dell’Accordo di Parigi riveste un grande valore, perché impegna le nazioni a ridurre le emissioni di gas serra e a prendere misure di adattamento al nuovo scenario climatico. L’Europa è impegnata anche attraverso la sua “politica in materia di clima ed energia al 2030”, oggetto di aggiornamento, per venire incontro ai più ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi. Si tratta dunque di una sfida mondiale, che l’Italia e un grande partito come il PD devono affrontare con maggiore determinazione e coraggio, con una visione innovativa e strategica che vada al di là degli interessi a breve termine, guardando al futuro del nostro Paese. Se sapremo far leva sulle energie di un paese che ha non solo una antica storia alle spalle ma anche grandi potenzialità per affrontare il futuro, l’Italia può farcela. L’ambiente e l’economia verde rappresentano una leva decisiva per uscire dalla crisi, una nuova frontiera per dare al nostro paese un ruolo in Europa e nel mondo. Ciò richiede forti, coerenti e adeguate politiche pubbliche, a partire da politiche economiche, industriali e fiscali in grado di accelerare la transizione ad uno sviluppo ecologicamente sostenibile.
LE NOSTRE PRIORITA’ E LE NOSTRE SFIDE
1. L’Italia deve mettere a punto un rigoroso Piano Energetico nazionale, ove si rafforzi ulteriormente il ruolo delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica dell’intero sistema economico, dei processi produttivi e dei consumi, e procedere verso una riduzione dell’uso delle fonti fossili. Ciò può essere ottenuto da un lato attraverso la definizione di un quadro normativo stabile, semplice e certo, eliminando le complicazioni che limitano lo sviluppo delle rinnovabili, stabilizzando gli eco-bonus introdotti nell’ultima legge di bilancio, e favorendo gli investimenti in questo settore, strategico per l’Italia. Occorre istituire una carbon tax, già attiva in diversi paesi, da concertare a livello europeo; la diminuzione dei consumi di fonti fossili avrebbe anche vantaggi economici, in quanto quelle fonti pesano molto come import estero nella nostra bilancia commerciale.
2. A questa sfida di natura globale, si associano questioni ambientali più specifiche del nostro territorio, quali l’inquinamento dell’aria, delle risorse idriche e il dissesto idro-geologico. L’Italia è bella ma è fragile, sia per la natura del suo territorio, sia a causa dell’uso dissennato che ne abbiamo fatto. L’abusivismo è oggi uno dei fenomeni più urgenti da contrastare. Anche per questo è opportuno proseguire nella politica di valorizzazione delle aree interne e montane come già si è iniziato a fare. Occorre pertanto investire per una accurata gestione del territorio e la messa in sicurezza delle aree a rischio sismico e idrogeologico e migliorare la conoscenza del territorio, delle criticità e dei bisogni anche attraverso il supporto di sistemi informativi geografici.
3. Lo sviluppo che ha caratterizzato il dopoguerra che ha dato tanto benessere mostra oggi un lato oscuro. Pensiamo alle ferite profonde dei siti contaminati che derivano sia da un’eredità industriale, sia da comportamenti illeciti delle imprese o per attività criminali. Quei siti vanno risanati, e messi in sicurezza. Oggi sempre di più dobbiamo far valere il principio di “chi inquina paga” e dunque bisogna investire per le bonifiche, per tutelare la salute pubblica e ripristinare la qualità ambientale. Sarebbe importante per i cosi detti “siti orfani” l’istituzione di un Fondo nazionale per le bonifiche, cofinanziato dalle imprese e sostenuto da una fiscalità mirata. E’ parimenti necessario una profonda riforma del sistema normativo al riguardo ancora scarsamente orientato al risanamento delle aree. Meno conferenze di servizio e più opere. Non va dimenticato che queste aree sono spesso strategiche per insediamenti produttivi
4. Più di altri, L’Italia è il Paese che può puntare sull’economia “green” e sostenibile, che è già una realtà che produce il 13% del Pil – 190 miliardi di euro – oltre 3 milioni di posti di lavoro, grazie ai suoi punti di forza straordinari: biodiversità, patrimonio naturale e bellezza inestimabili, qualità della vita e cultura con pochi rivali, lo spirito creativo e la capacità di innovazione delle nostre imprese e del “saper fare” italiano, la qualità del made in Italy che conquista il mondo. Settori di eccellenza nazionali come la produzione di materiali per l’edilizia, l’arredamento, la meccatronica e la robotica hanno da tempo scelto la via dell’innovazione e della sostenibilità e queste filiere manifatturiere vanno sostenute attraverso politiche di promozione, formazione e incentivazione, in grado di migliorare la performance delle imprese e incrementare la competitività su un mercato internazionale fortemente dinamico.
5. Ma anche altri settori economici e produttivi vanno orientati nel senso della sostenibilità, promuovendo – tra gli altri - l’economia circolare, l’agricoltura biologica, a minor impatto e a chilometro zero; la chimica verde. Proprio l’economia circolare è una sfida importante che l’Italia sta affrontando con determinazione. Non è solo questione di aumentare la percentuale di raccolta differenziata – cresciuta ovunque, e in molte zone del paese all’altezza dei migliori standard europei – bensì di promuovere il riciclo, il riuso di rifiuti e delle acque reflue, la diminuzione stessa dei rifiuti e degli imballaggi, l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti. Finalmente si può pensare ai rifiuti non più come un problema ma come risorsa, anche in linea con il pacchetto ambizioso che sta varando in questi mesi l’Europa. Siamo di fronte a un cambiamento epocale nel modello di produzione e di consumo, che riguarda tutti, dalla politica alle imprese ai singoli cittadini. Un cambiamento che va sostenuto attraverso politiche di indirizzo, ad esempio in direzione degli “acquisti verdi”, e di incentivazione alla realizzazione di impianti per il recupero di materia ed energia, con modalità e tecnologie innovative. E’ di primaria importanza ribadire che qualsiasi sistema industriale, anche il più innovativo, necessita di un’impiantistica adeguata. Da troppi anni nel nostro Paese non si riesce ad affrontare una discussione che preveda la costruzione di infrastrutture importanti.
6. Il nuovo modello di sviluppo che vogliamo proporre per il paese, dovrà avere i suoi effetti più evidenti nelle città. E’ fondamentale approvare una buona legge che arresti il consumo di suolo. Norma indispensabile, che contribuirà a far diventare le città luoghi di innovazione, di risanamento ambientale, di riqualificazione e rigenerazione urbana, di riuso degli spazi. Le città devono diventare spazi di convivenza, di incontro e confronto, luoghi vivibili e puliti, dove ci sia meno spazio occupato dalle auto e più per le persone, dotate di servizi avanzati che supportino i cittadini nelle loro attività, “smart city” dove reti tecnologiche, infrastrutture di trasporto e di comunicazione dolce e a basso impatto, servono per garantire una migliore qualità della vita alle persone. Vanno promosse le infrastrutture verdi, che migliorano la sostenibilità dell’ambiente cittadino, gli orti urbani, la piantumazione di alberi, la realizzazione di boschi urbani, di tetti verdi (con piante che aumentano l’efficienza termica e assorbono anidride carbonica), la ri-naturalizzazione di suolo artificiale e asfaltato, per migliorare la permeabilità dei suoli e rendere le città più resilienti agli eventi meteorologici estremi.
7. Bisogna definire un Piano nazionale per la Mobilità Sostenibile a partire dalle le principali città del Paese. In una situazione di costante crescita del traffico e dei suoi effetti ambientali e sociali, serve predisporre un quadro organico di azioni per razionalizzare e governare la domanda di mobilità, finalizzate alla disincentivazione del trasporto privato, alla promozione dell'utilizzo dei carburanti a basso impatto ambientale e al miglioramento e alla diversificazione del trasporto collettivo. L'idea di mobilita sostenibile non può significare soltanto spostare traffico o sostituire il parco auto più vetusto con mezzi a basso impatto ambientale, ma prevedere un nuovo equilibrio di mobilita attiva con obiettivi qualificanti da raggiungere, che affianchino quelli della riduzione delle emissioni, nell'uso della bicicletta, del trasporto pubblico e condiviso, degli spostamenti a piedi. E' fondamentale dotare il nostro Paese di una infrastruttura per i combustibili alternativi, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica rispetto ai vari tipi di combustibili, e le prime azioni intraprese in questa direzione vanno accelerate e implementate. Servono scelte chiare di tipo normativo, economico e fiscale di sostegno per accelerare l'evoluzione della mobilità verso le tecnologie più innovative, condivise, senza penalizzare le famiglie economicamente più svantaggiate. Vanno fissati indirizzi politici con obiettivi di riduzione progressiva del tasso di motorizzazione nel Paese, di rinnovo del parco veicoli privato e pubblico, di aumento della mobilità su due ruote e pedonale, scegliendo come hanno fatto altri Paesi europei di stabilire il divieto di commercializzazione di motoveicoli e autoveicoli alimentati a diesel e benzina a partire dal 2040. Da ultimo in questo solco, entro la fine della legislatura il Parlamento può compiere alcune scelte importanti come: l'approvazione della legge nazionale sulla percorribilità ciclistica; l'incremento delle reti e dei servizi per il TPL attraverso un aumento progressivo delle risorse già previste fino al 2033; la revisione dell'entità della tassa automobilistica in misura progressivamente proporzionale all'inquinamento generato dal veicolo, senza penalizzare le famiglie economicamente più svantaggiate.
8. Anche i piccoli comuni, che sono il cuore pulsante della nostra Italia, potranno diventare luoghi dove l’innovazione tecnologica, il futuro, conviveranno con la tradizione. La banda ultra-larga ad di comunicazione mobile Internet consentirà di attivare anche nei centri montani servizi avanzati nell'artigianato, nel turismo e nella sanità, ad esempio consentendo visite mediche specialistiche in telemedicina, che prima richiedevano lo spostamento fisico delle persone nelle città. L'istituzione di un piano per l'istruzione destinato alle aree rurali e montane e il fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale sono misure decisive per ridurre lo spopolamento di queste zone. Garantendo un adeguato finanziamento, già dalla legge di bilancio 2018, oltre ai 100 milioni già previsti saremo in grado di realizzare un presidio reale sui territori, con vantaggi sia di coesione sociale sia sulla qualità ambientale.
9. Tema fondamentale del programma politico del Partito democratico deve essere la gestione e la tutela della principale risorsa naturale, bene comune per eccellenza: l’acqua. L’acqua è una risorsa naturale fondamentale per la vita dell’uomo e degli ecosistemi; dalla sua tutela discende anche la salvaguardia dell’approvvigionamento alimentare. Gli investimenti nel settore idrico sono una precondizione non solo per la qualità della vita e dell’ambiente, ma anche per la crescita economica, in direzione di uno sviluppo sostenibile. Su questo settore bisogna dunque investire con più determinazione e coraggio, puntando: sul risparmio idrico, sulla riduzione delle perdite, sul miglioramento della qualità del bene, su una maggiore manutenzione dei corpi idrici, ed efficientamento dei servizi idrici integrati. Dal trattamento dei reflui, che vanno riutilizzati secondo i principi dell’economia circolare, si possono recuperare sostanze utili per produrre energia, con relativo vantaggio economico. Sarà importante mettere in campo incentivi e disincentivi, ossia delle premialità per chi gestisce meglio la risorsa idrica, e penalizzazioni per chi invece si rivela non in linea con questi principi fondamentali. È ormai prioritario, anche per rispondere alle norme nazionali ed europee, migliorare la qualità dei corpi idrici – fiumi, laghi, aree marino-costiere – che hanno subito impatti e inquinamento da espansione urbana, attività agricole e sviluppo industriale incontrollati. Strumenti di gestione partecipata possono contribuire a rendere più efficace la governance dei corpi idrici, favorendo il coinvolgimento diretto di cittadini e stakeholders. Ciò favorisce anche il partenariato pubblico-privato, fondamentale per una gestione moderna ed efficace di una risorsa fondamentale qual è l’acqua.
10. Conoscenza e controlli ambientali: dopo aver approvato la legge sugli ecoreati, quella del sistema delle agenzie ambientali e aver costruito un unico corpo di polizia ambientale con la fusione tra carabinieri e forestali diventa indispensabile rendere operative queste importanti riforme. Più semplificazione per le imprese innovative e controlli efficienti ed efficaci per combattere ed estromettere dal mercato quelle malavitose. Un buon sistema dei controlli, che garantisca legalità, è condizione indispensabile per l’affermarsi della green economy a tutti i livelli. E’ necessario promuovere una battaglia culturale facendo capire che dei buoni ed efficienti controlli sono la garanzia per le imprese innovative di rimanere competitivi sul mercato eliminando le aziende che fanno dell’illegalità il loro “core business”.
“ Le questioni poste dalle sfide contemporanee sono di importanza storica, strategiche, e richiedono risposte politiche forti e di lungo respiro alla politica mondiale. In Italia, il Partito democratico, che si candida a governare il paese anche nella prossima legislatura, ha il dovere di mettere in campo le sue forze migliori, le competenze e le idee più innovative per fornire risposte efficaci alle questioni poste. Puntare sulla qualità ambientale, vista non più come freno, ma come fattore formidabile di sviluppo, è un punto cruciale del programma politico. Ciò a maggior ragione in un paese come l’Italia, che attraverso una “conversione ecologica” può valorizzare le sue straordinarie potenzialità, e migliorare la qualità della vita per i suoi cittadini.”











