"La sofferenza non è nè insopportabile nè continua, purchè tu rammenti i suoi limiti e non l'immagini più grande di quanto non sia."
-Epicuro
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"La sofferenza non è nè insopportabile nè continua, purchè tu rammenti i suoi limiti e non l'immagini più grande di quanto non sia."
-Epicuro
Kierkegaard l’aveva vista lunga
La nostra vita è estetica e si prolunga
Ma io dico : diventa quello che sei e lascia sta’ sta vita di finti epicurei.
La prima volta che ho letto Epicuro, sono rimasta estremamente affascinata da questo pensatore.
Quest'uomo dubita, s'interroga ed è sempre pronto ad una nuova ricerca; purché non sia mera superstizione. Vuole spiegare il mondo e l'uomo con la sola ragione e cerca di riappacificare quest'ultima con l'esperienza. Proprio per questo, ritengo che non ci sia autore più attuale di lui (anche se ha vissuto diversi secoli prima di noi). Ho amato in particolar modo la sua riflessione lucida e sensazionale sul mondo celeste, avvenuta molto tempo prima della rivoluzione scientifica:
"il sorgere e il tramontare del sole, della luna e degli astri è possibile che avvenga per accensione e spegnimento [...]. Ma potrebbe anche verificarsi per apparizione sopra la terra e successivo occultamento. Nemmeno questo è in contraddizione con i dati dell'esperienza. E non è impossibile che i moti degli astri siano determinati dalla rotazione dell'intero cielo, oppure che il cielo stia immobile e siano gli astri ad avere un moto vorticoso [...]. Tutte queste possibilità non sono in disaccordo con nessuna delle realtà evidenti, purché si sappia rincodurre ciascuna di esse all'accordo con i dati dell'esperienza"
… la morte per noi è niente perché ciò che si dissolve non ha più sensazioni, e ciò che è privo di sensazioni per noi è niente.
Epicuro, citato in Bertrand Russell, da Storia della filosofia occidentale - Gli epicurei
¿Se puede alcanzar la felicidad?
Según Epicúreo, sí. Su método es algo de hippismo combinado con un ‘nerdismo’ tipo Sheldon Cooper, pero quizá funcione ahora que el capitalismo nos invade. Segun el, el hedonismo no se obtiene maximizando el placer, puesto que en tal búsqueda estamos sujetos a las variaciones de la fortuna. En cambio, sí es posible ir en búsqueda de minimizar el dolor y ahí se halla el secreto ¿Cómo? Viviendo sencillamente y estudiando Física. Ok, veamos:
Sé que esto suena loco pero, aquí hay algo (o mucho) de verdad. Según el Epicureísmo (que algunos llaman “hedonismo” puesto que, de acuerdo a esta escuela filosófica, sólo el placer es innato a los seres humanos) un estilo de vida sencillo aleja los temores hacia la muerte y el estudio de la Física aleja los temores a dios. Ambos temores son las más grandes angustias de los seres humanos, explican. Luego entonces, demostrando que los fenómenos cósmicos no son consecuencia de la amenaza de un dios y que la muerte es una mera desintegración del alma, se eliminan estos temores.
Y explica Epicúreo: “Sentir temor ante nuestra existencia futura es tan irracional como añoñar nuestra no-existencia antes de haber nacido”. Eso suena lógico. Además, estudiando Física (Epicúreo aportó mucho a la teoría atomista de Demócrito) queda demostrado que nada en la vida está determinado, todo esta en constante movimiento, tal cual lo demuestra la teoría de la vacilación, según la cual, el movimiento de los cuerpos de atomos producen el movimiento de otros (¡El caos es bueno!).
Pues bien, con esta combinación, según Epicúreo, sí es posible alcanzar la felicidad o dicho en sus palabras, alcanzar ese estado de satistacción mental y espiritual llamado “Placer Katastemático”, y su último nivel de placer, ese que causa una libertad total de perturbaciones…. la A T A R A X I A.
Epicuro di Samo
Paura della morte, degli dèi, del dolore fisico? Scordati le benzodiazepine, arriva Epicuro con il suo tetrafarmaco in compresse
Epicuro di Samo (340-270 a.C. Circa), ovvero il “Salvatore”, colui che viene in soccorso, fu il grande antagonista della scuola stoica, con la quale seppure condivideva l'impostazione di alcuni principi etici (per esempio la diffidenza verso le passioni, chiodo fisso della filosofia dopo Socrate). Figlio di un maestro di scuola e di una maga, ma questo lo sanno anche i parrucchieri, istruitosi in ambiente platonico prima e democriteo poi, all'età di 32 anni decise di sviluppare il suo personale pensiero filosofico fondando alcune scuole in giro per il Mediterraneo fino a stabilirsi definitivamente ad Atene, dove acquistò per ben 80 mine (1 mina = 100 dracme) una casa con un bel giardino lontano dal clamore del centrocittà (motivo per cui gli epicurei vennero chiamati “filosofi del giardino”). Lì potevano assistere alle lezioni uomini, donne, schiavi e prostitute in crisi, senza distinzione di classe o di estrazione sociale, mangiavano assieme, si lavavano assieme, andavano a fare pipì assieme, insomma, si tenevano compagnia da buoni amici (salvo discussioni), un pensiero egualitario, quello di Epicuro, parimenti al cosmopolitismo stoico, una comune ante litteram.
Il piacere come calcolo. Non c'è molto da dire su Epicuro, la sua è una dottrina piuttosto lineare: il bene più grande è il piacere. Ma attenzione, quando parliamo di piacere ed edonismo epicureo non intendiamo Enjoy e il Twiga (Epicuro condanna la soddisfazione indiscriminata dei piaceri, il piacere instabile), intendiamo invece il piacere come assenza del dolore (il piacere stabile), concetto che trova il suo fulcro nella moderazione delle passioni e nella semplicità dei costumi (l'ideale è sempre l'atarassia, l'imperturbabilità). Di più, per massimizzare il piacere occorre fare un vero e proprio calcolo dei costi/benefici, questo ci dice Epicuro, che se mai ci toccasse di sopportare una certa quantità di dolore in più in vista di un piacere maggiore allora sarebbe ammesso soffrire anche quel po' di più (saranno contenti i masochisti). (in realtà Epicuro si riferisce sempre ai piaceri considerati fondamentali, non a quelli superflui).
Il timore della morte. Siccome Epicuro è un materialista cresciuto alla scuola democritea, non dobbiamo avere nulla da temere dalla morte, la morte è semplice disgregazione degli atomi del corpo (mi hai tolto un peso), per cui, secondo il vecchio adagio, quando ci siamo noi lei non c'è e quando c'è lei non ci siamo più noi: semplice, no? (Dice Onfray che gli epicurei erano dei veri geni incompresi del materialismo). (Onfray).
Gli dèi. Per quanto riguarda il timore delle punizioni divine, timore che pare fosse molto diffuso a quei tempi, Epicuro risolve la questione nel modo deista: gli dei senz'altro esistono, è evidente (?), ma non sono come se li figura il volgo, che anzi applica le sue stesse opinioni agli dèi (Feuerbach?), “non sono nozioni ma fallaci presunzioni i giudizi del volgo sugli dèi”, nessuna caratteristica va dunque attribuita agli dèi che non sia la suprema ed eterna beatitudine che invece compete al loro essere perfettissimo.
La filosofia come farmaco e la divinizzazione del maestro. A pensare male si potrebbe dire che Epicuro volle così in fretta sbarazzarsi della concorrenza degli dèi per introdurre egli stesso il suo culto fra gli uomini: un gran numero di statuette raffiguranti il filosofo venne ritrovato fra i resti delle case degli antichi greci e romani, fra la gente di alto rango come fra gli uomini comuni, si pensava infatti che osservare il volto del Maestro potesse rasserenare l'animo. Finché fu in vita si sviluppò attorno a lui un culto simile a quello dei santoni, Epicuro stesso incoraggiava a considerare la sua filosofia come una vera e propria medicina per l'anima, un farmaco per alleviare le afflizioni e la paura degli dèi e della morte. Epicuro, manco a dirlo, seguiva dieta vegetariana.
Il tetrafarmaco. O quadruplice rimedio (vi ricorda qualcosa? Le “quattro nobili verità” del buddhismo, per esempio, poi riprese in schema da Schopenhauer nella sua “quadruplice radice del principio di ragione sufficiente”). Ricapitolando:
1. Timore degli dèi: Non bisogna averne. Essi, in ragione della loro beata perfezione, non si interessano di questioni così meschine come quelle riguardanti gli uomini;
2. Paura della morte: Quando ci siamo noi non c'è lei, quando c'è lei non ci siamo noi;
3. Raggiungimento del piacere: Basta calcolare, ponderare con saggezza.
4. Il dolore: per quanto riguarda quello spirituale è frutto dell'errore, basta essere saggi, per il dolore fisico tenere sempre a mente che quando è lieve è sopportabile, se è troppo intenso conduce presto alla morte.
Amen.
(refusi, ecc. ecc.)
«Así pues, el mal que más pone los pelos de punta, la muerte, no va nada con nosotros, justamente porque cuando existimos nosotros la muerte no está presente, y cuando la muerte está presente entonces nosotros no existimos. Por tanto, la muerte no tiene nada que ver ni con los vivos ni con los muertos, justamente porque con aquellos no tiene nada que ver y éstos ya no existen.»
Epicuro: Epístola de Epicuro a Pítocles, en Obras completas. Ediciones Cátedra, pág. 82. Madrid, 2012.
TGO
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«Que ninguno por ser joven vacile en filosofar, ni por llegar a la vejez se canse de filosofar. Pues no hay nadie demasiado adelantado ni demasiado retrasado en lo que concierne a la salud de su alma. El que dice que el tiempo de filosofar no le ha llegado o le ha pasado ya, es semejante al que dice que todavía no ha llegado o que ha pasado el tiempo para la felicidad.»
Epicuro: Carta a Meneceo y Máximas capitales. Editorial Alhambra, pág. 24. Madrid, 1985.
TGO
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