Ti sei presa ciò che era mio.
Ora sei felice tu al posto mio.

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Ti sei presa ciò che era mio.
Ora sei felice tu al posto mio.
...
“Alla fine non ce l’hanno fatta a rovinare il mondo”… mi piaceva questa frase, la tenevo tra le bozze, aspettavo di trovare qualcosa di bello, una fotografia, una notizia a cui accostarla. Ho sempre cercato di vedere il lato positivo di ogni situazione non perché io sia una persona superficiale anzi per niente, e che preferivo credere che il mondo, le persone siano meglio di così. Non sono una sognatrice, so quel che dico, me ne sono successe abbastanza nella vita, più di una volta mi ha messo in ginocchio. Mi sono sempre rialzata, dolorante, barcollante, stordita, persa ma mi sono rialzata. Questa volta non ci riesco. Hanno rovinato il ‘mio mondo’. Sono piegata in un angolo ed è come se non riuscissi più a muovermi, persino respirare mi è difficile. Mi è stato tolto tanto in precedenza. Tanto. Ma avevo il mio ‘mondo’, fatto di poche stanze dove c’eravamo stati solo noi, dove c’erano i nostri ricordi, i nostri pensieri, lacrime, risate, intimità, cose solo nostre. In quelle stanze trovavo la forza per andare avanti, mi davano sicurezza. Soprattutto quella stanza dove ho vissuto le sofferenze più grandi, ma anche cose belle. Quel posto ora non c’è più, è stato violato. Rubato. In modo vile hanno deciso di prenderselo, insieme al sorriso innamorato e un po’ mascalzone che aveva il giorno del matrimonio mentre ornava il polso della donna che avrebbe amato per tutta la vita. A quel sorriso innamorato e malinconico quando anni dopo ripeté quel gesto con sua figlia. Questo era solo uno dei ricordi che è stato portato via. Vengono visti come oggetti, sono pezzi di vita, memoria di momenti che solo noi sappiamo, ricordi tristi e felici, di persone che ti vogliono bene o che te ne hanno voluto, ricordi di amori interrotti. Erano ricordi che facevano pensare alle persone che ami anche se non ci sono più, che non dimentichi e che sorridevi quando ci posavi sopra gli occhi e il cuore… Quei ricordi ora sono compromessi per sempre. Quante volte sono rimasta seduta a terra in quella stanza a ricordare, a rivivere i momenti passati insieme e nonostante tutto ci stavo bene, era mio tutto quello che c’era dentro. Le risate, le lacrime, le parole dette e non dette, le abitudini, i gesti, l’odore, il silenzio, la vita che ci era passata e non ci passerà più. Ora quella stanza non è più mia, non la riconosco, non vorrei più entrarci, la guardo come se l’estranea fossi io, come se fossi io quella sbagliata là dentro. Non mi da più pace, ho paura di entrare e restare in quello che era il mio mondo… e non passa… e non voglio sentirmi così… non è giusto… era mio...
Ed è in giorni, in situazioni, in momenti come questi che la voglia di vivere diminuisce fino a scomparire.
Se llama Gilbert. Sí. Gilbert Ulises. Lo quería así, todo sucio cuando trabajaba. Lo quería así... todo despeinado. Lo quería así, así como era. porque él era Ulises... mi Ulises. Solo eso. Era mio. Era.
'Arriverà qualcuno che si prenderà il mio posto e allora io starò solo a guardare; mi metterò seduto con lo sguardo fisso su di te perché ho imparato ad aspettare.'