Chi ti vuole diverso non ti vuole affatto
Eracle
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Chi ti vuole diverso non ti vuole affatto
Eracle
Erice (Èrici o U Munti in siciliano) è un comune italiano di 26 387 abitanti del libero consorzio comunale di Trapani in Sicilia. Dal 1167 al 1934 ebbe il nome di "Monte San Giuliano". Nel centro cittadino, che è posto sulla vetta dell'omonimo Monte Erice, sono residenti solo 1024 abitanti (popolazione che si decuplica nel periodo estivo), mentre la maggior parte della popolazione si concentra a valle, nell'abitato di Casa Santa, contiguo alla città di #Trapani. Il nome di #Erice deriva da #Erix, un personaggio mitologico, figlio di #Afrodite e di #Bute, ucciso da #Eracle. @eborghicom Photo by @enzoscamy #sicilia #sicily #italia #italy (presso Erice) https://www.instagram.com/p/CRwSImULlKo/?utm_medium=tumblr
Οἱ ἥρωες: le sei generazioni di eroi dell’antica Grecia
Tutti noi abbiamo sentito parlare degli eroi greci. Achille, Ulisse, Perseo, Ercole, Giasone e tantissimi altri sono figure che fanno parte dell’immaginario collettivo anche di chi non ha mai provato a conoscere o studiare le loro gesta.
Eppure, penso che vi possa essere una sorta di confusione sulla collocazione temporale di queste imprese. Insomma, per gli antichi greci, tutte queste figure leggendarie hanno vissuto le une accanto alle altre?
In realtà, quella che Esiodo, nel dividere le Età dell’Uomo, chiama Età degli Eroi, è composta da circa sei generazioni, dall’arrivo dei greci in Tessaglia (una delle regioni al centro della penisola greca) fino al ritorno dalla guerra di Troia.
Non vi sono delle collocazioni temporali specifiche, ma si conosce la collocazione delle generazioni da alcuni elementi delle leggende. Ad esempio, si parla di come Ercole sia il pronipote di Perseo, per cui la sconfitta della gorgone Medusa sarà avvenuta tre generazioni prima delle dodici fatiche.
Adesso, nel mio umile tentativo, vi mostrerò queste sei generazioni, portandovi indietro ad un’età antica, in cui il confine tra dio ed umano non era ancora ben definito, e gli eroi camminavano sulla Terra compiendo imprese destinate ad essere decantate di generazione in generazione.
Prima di cominciare, però, dovrò sottolineare una cosa: per i nomi, cercherò di usare quelli più vicini al greco antico. Per esempio, anziché Ercole (che deriva dal latino Hercules, per cui è il nome con cui era chiamato dai romani), scriverò Eracle (visto che, per i greci, egli era Herakles).
Detto questo, diamo inizio alle danze.
PRIMA GENERAZIONE: GLI EROI FONDATORI
La caratteristica che accomuna molti degli eroi della prima generazione è che non solo discendono direttamente dagli dei, ma hanno anche fondato alcune delle città che hanno segnato la storia della Grecia nel corso del tempo.
Cadmo
Agenore (figlio di Poseidone), re della città fenicia di Tiro, ebbe numerosi figli: Cilice, Fenice, Europa (unica figlia femmina) e Cadmo.
Un giorno, Zeus, colpito dalla bellezza di Europa, decise di prendere le sembianze di un toro, per rapirla e portarla con sé. Agenore, adirato, inviò i suoi figli affinché la cercassero.
Tuttavia, mentre i suoi fratelli proseguivano nella ricerca, Cadmo consultò l’oracolo di Delfi, che lo invitò a non cercare sua sorella, dal momento che avrebbe fondato una città e avrebbe conosciuto una gloria immortale.
Così, sempre secondo suggerimento dell’oracolo, Cadmo ed i suoi uomini seguirono una vacca, attendendo che si riposasse, per poter eseguire un sacrificio e fondare la città in quel punto.
Vi era, però, un problema: la sorgente d’acqua necessaria per il sacrificio era custodita da un drago. Tale creatura uccise tutti quanti, tranne Cadmo, che, rimasto solo, l’annientò, e decise di proseguire nel rituale in loro memoria.
La città prese con il tempo il nome di Tebe, e Cadmo fu considerato come il primo eroe greco.
Cilice e Fenice diedero i loro nomi a delle regioni del Mediterraneo (la Cilicia si trovava nella parte sud-est dell’Anatolia, la moderna Turchia).
Europa finì a Creta, dove sposò il suo sovrano e divenne a tutti gli effetti la prima regina dell’isola. È dal suo nome che deriva quello dell’intero continente.
La discendenza di Cadmo mostra come i suoi eredi furono più che degni di proseguire la sua genealogia. Basti pensare, ad esempio, che è da sua figlia Semele che nacque il dio Dioniso, o che la linea di sovrani di Tebe incluse anche Edipo, di cui parlerò più in avanti.
Perseo
Acrisio, re di Argo, aveva avuto soltanto una figlia femmina, Danae. Timoroso su cosa avrebbe dovuto fare, essendo privo di eredi maschi, consultò l’oracolo di Delfi, che lo avvertì: Danae avrebbe generato un figlio che lo avrebbe ucciso.
Per tale ragione, Acrisio rinchiuse Danae in una torre fortificata, per impedirle di conoscere qualcuno e concepire questo figlio. Tuttavia, Zeus, apparso sotto forma di pioggia d’oro, la ingravidò, e Perseo venne alla luce.
Il re, quindi, rinchiuse Danae e il bambino in una cassa di legno in mezzo ad una nave lasciata alla deriva in mare, e questa raggiunse l’isola di Serifo, dove il fratello del suo sovrano, Polidette, li trovò.
Polidette s’innamorò col tempo di Danae, ma lei pensava soltanto a cresce ed accudire il giovane Perseo. Così, per poterlo togliere di mezzo, annunciò per finta le sue intenzioni di sposarsi con la principessa Ippodamia e di chiedere da tutti in dono un cavallo. Perseo non ne possedeva, e Polidette gli disse che avrebbe gradito ricevere la testa della gorgone Medusa.
La dea Atena gli fornì uno scudo lucido come uno specchiò, e lo informò di osservare Medusa soltanto dal riflesso, per non poter essere tramutato in pietra.
Dopo aver ottenuto dei sandali alati (per spostarsi a grande velocità), una sacca magica (per contenervi la testa), l’elmo di Ade (per diventare invisibile), Perseo affrontò Medusa, e la sconfisse, decapitandola con un falcetto. Dalla sua decapitazione, nacquero il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore.
Perseo, quindi, raccolse anche del sangue della gorgone, sapendo che quello colato dalla vena sinistra era un potente veleno, mentre quello colato dalla vena destra era in grado di resuscitare i morti.
Nel corso del viaggio di ritorno, Perseo vide che, su uno scoglio, una donna priva di vestiti era stata incatenata.
Il suo nome era Andromeda, ed era figlia del re di Etiopia, e si trovava a dover essere divorata da un mostro marino perché sua madre peccò di tracotanza nell’affermare come sua figlia fosse più bella di tutte le nereidi (ninfe marine).
Perseo le salvò la vita, e chiese di poterla sposare. La madre di Andromeda, però, esortò dei rivali a sconfiggerlo in battaglia, e prendere la mano della principessa.
Egli, però, estrasse la testa di Medusa, li trasformò in pietra, e fuggì insieme alla sua sposa, tornando a Serifo.
La stessa sorte di pietrificazione toccò a Polidette quando Perseo trovò al suo ritorno sua madre che si nascondeva in un tempio perché il re non aveva cessato di insidiarla.
Infine, egli decise di voler incontrare suo nonno Acrisio, e fu allora che si compirono le parole dell’oracolo. Durante una serie di giochi, Perseo lanciò un disco, ma il forte vento lo fece cadere sul piede di Acrisio, che morì dopo poco.
Due dei discendenti di Perseo furono Eracle e Iolao, e tutt’ora esistono costellazioni che portano i nomi di Perseo, di Andromeda e di Cassiopea, la cui vanità aveva permesso ai due di incontrarsi.
Eaco
Zeus si trasformò in aquila per giacere con la ninfa Egina, e da questo rapporto nacque Eaco. Era, venuta a sapere della cosa, si adirò, per cui avvelenò i corsi d’acqua e ordinò ai venti di soffiare impetuosamente affinché l’isola di Enopia, dove si trovava, sprofondasse in una carestia e andasse in rovina.
Eaco, osservando tutto questo, pregò Zeus affinché potesse aiutarlo. Questi creò delle acque fresche, fermò i venti e trasformò le formiche dell’isola in esseri umani affinché la ripopolassero.
Tali esseri, chiamati mirmidoni (dalla parola greca per formica, μύρμηξ), avrebbero poi combattuto al fianco del nipote di Eaco, Achille, nella guerra di Troia. La cosa curiosa è che pare che a costruire le mura di Troia fu proprio Eaco.
Un uomo profondamente giusto, Eaco divenne il custode delle chiavi dell’Ade, e doveva occuparsi delle anime provenienti dall’Europa.
Bellerofonte
Ipponoo di Corinto si ritrovò involontariamente ad uccidere il suo re, Bellero, e fu costretto a fuggire in esilio. Da tale episodio, derivò il soprannome di Bellerofonte, o “uccisore di Bellero”, ma non fu questa la sua più grande impresa.
Ospitato dal re di Tirinto, Preto, egli rifiutò il corteggiamento della regina Stenebea, che, infuriata, chiese al suo consorte di ucciderlo.
Per le leggi greche sull’ospitalità, però, Preto non poteva uccidere Bellerofonte direttamente, per cui lo inviò presso il padre di Stenebea, il re di Licia. Questi, però, fu vincolato dalle stesse leggi, per cui invitò Bellerofonte ad uccidere un terrificante mostro: la Chimera, dalla testa di leone, il corpo di caprone e la coda di serpente.
Per affrontarla, Bellerofonte domò Pegaso, e la sconfisse gettandogli del piombo fuso in gola, il quale si solidificò e impedì alla Chimera di respirare.
Questa impresa, però, rese Bellerofonte colmo d’orgoglio, al punto che tentò di raggiungere l’Olimpo. Gli dei, quindi, inviarono un tafano perché lo pungesse, distraendolo abbastanza affinché Pegaso lo disarcionasse, rendendolo solo ed infermo per tutto il resto della vita.
Pelope
La regione più meridionale della penisola greca è denominata Peloponneso in memoria del leggendario re Pelope.
Tantalo, suo padre, volle mettere alla prova l’onniscienza degli dei dell’Olimpo, e li invitò ad un banchetto in cui provò a offrire loro le sue carni (essendo stato ucciso in quanto nato malformato).
Demetra non se ne curò, e divorò una spalla, mentre gli altri dei s’infuriarono e, dopo averlo condannato ad avere sempre una fame ed una sete implacabili, lo riportarono in vita.
Questi visse in un regno forte e prosperoso che, però, venne attaccato dai barbari, e quindi Pelope cercò in lungo e in largo una nuova terra da governare.
La già nominata Ippodamia era figlia di Enomao, re dell’antica città di Pisa (non è ancora noto se la città italiana sia collegata in qualche modo), nonché figlio di Ares.
Questi, sapendo della profezia per cui un suo genero lo avrebbe ucciso, decise di sfidare in un agone tutti coloro che avrebbero preteso la mano di sua figlia.
Il suo carro, però, era guidato da Mirtilo, figlio di Hermes, e quindi era di una velocità a dir poco inarrivabile. Per tale motivo, nessuno sembrava in grado di sconfiggerlo.
Tuttavia, arrivò un giorno il turno di Pelope.
Questi, sapendo che Mirtilo era innamorato della principessa, lo convinse ad aiutarlo ad imbrogliare sabotando il carro di Enomao, e gli avrebbe permesso in cambio di trascorrere una notte con lei.
Così, durante la loro sfida, il carro del re si distrusse, e questi morì, rendendo Pelope vincitore. Quando dovette ricambiare il favore, però, egli annegò Mirtilo, che invocò suo padre affinché lo maledisse.
La ricchezza ottenuta dal re fu la rovina dei suoi figli, e Pelope tentò con costanza di placare l’ira di Hermes, arrivando anche ad istituire dei giochi in onore degli dei dell’Olimpo. Tali giochi, che presero il nome di Olimpiadi, divennero talmente importanti che l’anno zero della storia greca coincide con la prima edizione.
A seguito del suo comportamento, venne lanciata una maledizione verso i suoi discendenti, tra i quali figura anche Agamennone, comandante degli achei, le cui vicende familiari furono oggetto di numerose tragedie e leggende.
SECONDA GENERAZIONE: GLI ARGONAUTI
Il re di Beozia Atamante l’Eolio era in procinto di sacrificare suo figlio Frisso, quando Eracle intervenne, e lo fermò, parlandogli di come Zeus odiasse i sacrifici umani. Così, il padre degli dei ordinò ad Hermes di inviare un ariete completamente d’oro, che Atamante cavalcò fino al punto in cui sarebbe stato sacrificato.
Il vello dell’ariete rimase intatto, e venne custodito come un tesoro dotato di grandi poteri.
Successivamente, il nonno del giovane Giasone vide il suo trono sottratto, ed il nuovo sovrano affidò a questi un’impresa titanica: navigare fino alla Colchide e prendere il vello. Se la missione fosse andata a compimento, l’usurpatore Pelias avrebbe rinunciato al trono.
Per ottenerlo, un gruppo formato dai più grandi eroi del tempo salpò sulla nave Argo, e da quel giorno furono noti come gli argonauti.
Comandati da Giasone, essi erano circa una cinquantina. I loro nomi erano:
Acasto, Admeto, Anceo, Anceo il piccolo, Anfirao, Argo di Tespi, Ascalafo, Asterio, Atalanta di Calidone, Attore, Augia, Bute, Calaide, Canto l’Eubeo, Castore, Cefeo, Ceneo, Corono, Echione, Eracle, Ergino, Eufemo, Eurialo, Euridamante, Falero, Fano, Idas, Idmone, Ificle, Ifito, Ila il Diope, Laerte, Linceo, Melampo, Meleagro, Mopso, Nauplio, Oileo il Locrese, Orfeo, Palemone, Peante, Peleo, Peneleo, Periclimeno, Piritoo, Polluce, Polifemo l’Arcade, Stafilo, Telamone, Teseo, Tifi, Zete.
Alcuni di questi eroi sono tutt’oggi più noti degli altri, anche per altri motivi. Ad esempio, Castore e Polluce sono maggiormente noti per essere i Dioscuri, Eracle è noto per le dodici fatiche e Teseo (la cui presenza è però dubbia) fu l’eroe fondatore di Atene. Persino Orfeo, la cui storia d’amore con Euridice è nota a moltissimi, partì per l’impresa.
Di questi eroi, Atalanta era l’unica donna, mentre vi sono anche dei genitori di futuri eroi della guerra di Troia, come Laerte, il padre di Odisseo (Ulisse).
Insieme, gli argonauti affrontarono le tentazioni di un’isola colma di donne (da cui fuggirono perché Eracle li castigò per non comportarsi come eroi), si ritrovarono a combattere al buio in territori insidiosi e navigarono attraverso terreni molti angusti per raggiungere la Colchide (che oggi è la costa della Georgia).
Lì, Giasone dovette superare tre prove da solo per poter ottenere il vello. Per ricevere un aiuto, Era ed Afrodite fecero in modo che la figlia del re, Medea, si innamorasse dell’eroe.
Nella prima (aggiogare due tori che emanavano fiamme per arare un campo), Medea fornì un unguento speciale. Nella seconda (piantare dei denti di drago su quel campo affinché potesse germogliare un’armata da sconfiggere), Medea suggerì di confonderli lanciando un sacco, e bastò quello perché si annientassero. Nella terza (affrontare il drago a guardia del vello), Giasone addormentò la bestia con una pozione preparata sempre da Medea.
Così, una volta ottenuto il vello, gli argonauti fuggirono. Medea salpò con loro, e, per distrarre suo padre, uccise suo fratello Apsirto e lo gettò in mare.
Zeus, per punizione, scatenò numerose tempeste che deviarono il corso della nave, e gli eroi furono costretti a raggiungere la maga Circe, che li purificò.
Un’altra tappa del viaggio di ritorno vide gli argonauti affrontare Talos, un gigantesco essere di metallo che proteggeva Creta. Efesto lo forgiò affinché distruggesse tutte le navi che arrivavano, ma Medea lo sconfisse con un inganno, facendo sì che gli argonauti svitassero una vite per indebolirlo. Per i greci, quella di Talos era una storia che trattava del confine tra uomo e macchina.
La missione fu compiuta, ma una tragedia era dietro l’angolo per Giasone. Questi, infatti, tradì la fedeltà di Medea (con cui aveva già avuto due figli), innamorandosi della bella Glauce. Per tale ragione, Medea le donò un vestito che prese fuoco, uccidendo lei, suo padre e anche i figli di Giasone. Apprendendo questa notizia, l’eroe, a bordo della nave Argo, morì di crepacuore. (Elementi di questa parte del mito furono poi adattati da Euripide nella famosa tragedia Medea)
Tuttavia, poiché non mi sembra una buona cosa relegare Eracle ad una semplice menzione, adesso farò una digressione su di lui e sulle dodici fatiche.
Eracle
Zeus stabilì che il primo a nascere dalla discendenza di Perseo avrebbe regnato su Tirinto e Micene.
Era, sapendo che il padre degli dei aveva ingravidato Alcmena, nipote del leggendario eroe, anticipò la nascita di Euristeo, dalla medesima stirpe. La cosa non andò tanto a genio a Zeus.
Molti anni dopo, un adulto Eracle si ritrovò al servizio di Euristeo per dodici anni, durante il quale avrebbe svolto un ugual numero di fatiche.
Le fatiche erano:
Uccidere il terrificante leone nemeo, portando in seguito la sua pelle come trofeo (è da questa prima fatica che deriva la famosa immagine di Eracle con la pelle di leone intorno).
Uccidere l’immortale Idra di Lerna, una creatura velenosa dotata di nove teste che, se decapitate, ricrescevano.
Catturare la cerva di Cerinea, dotata di corna d’oro e di zampe d’argento e bronzo.
Catturare il cinghiale di Erimanto, che devastava ogni cosa che incontrava.
Ripulire le stalle del re Augia (suo compagno argonauta), il cui fetore infestava le terre nei dintorni, in un solo giorno. (Poiché le ripulì deviando i corsi di due fiumi, la risoluzione della fatica era considerata controversa perché, tecnicamente, erano stati i fiumi)
Disperdere gli uccelli del lago Stinfalo, uno stormo dotato di becco e artigli di bronzo che si cibava di carne umana catturando ed uccidendo dei poveri malcapitati.
Catturare il gigantesco toro di Creta, padre del Minotauro, ed in grado di sputare fuoco. Esso è anche noto come toro di Maratona perché, dopo la sua cattura, Eracle lo lasciò andare in giro, e questi si fermò proprio nella città successivamente teatro della leggendaria battaglia.
Rubare le cavalle del gigante Diomede.
Impossessarsi della cintura di Ippolita, la regina delle Amazzoni.
Rubare i buoi di Gerione, un gigante dotato di tre teste, tre busti e sei braccia.
Rubare le mele d’oro del giardino delle Esperidi, le quali si diceva donassero l’eterna giovinezza.
Catturare Cerbero, il cane a tre teste a guardia dell’Ade, e portarlo vivo a Micene.
Queste furono le fatiche di Eracle.
TERZA GENERAZIONE: IL CINGHIALE DI CALIDONE
È tipico delle culture indoeuropee parlare di leggende che associno la figura del cinghiale a quella di un guerriero. Non dovrebbe quindi sorprendere che un’intera generazione di eroi greci sia legata all’episodio del cinghiale di Calidone.
A seguito di un eccellente raccolto nei campi di Calidone, la dea Artemide si aspettava che il suo re, Oineo, eseguisse dei riti in suo onore per ringraziarla.
Non essendo giunto alcun rito, la dea si infuriò, ed inviò un cinghiale affinché distrusse tutto. Oineo, quindi, inviò dei messaggeri affinché tutti gli eroi della Grecia prendessero parte alla caccia al cinghiale.
Lo scontro fu durissimo, e la belva causò anche alcune vittime, ma gli eroi riuscirono infine a prevalere vittoriosi.
Unendo le varie fonti della leggenda, pare che, a prendere parte alla caccia, siano stati ben quarantasei eroi, alcuni dei quali fecero anche parte della generazione precedente, quella degli argonauti.
Acasto: re di Iolco, argonauta e “famoso nel tiro al giavellotto”.
Admeto: figlio di Fere, re della città omonima, e anch’egli argonauta.
Alconte, Enesimo e Leucippo: tre fratelli, figli del re di Sparta Ippoconte.
Anfiarao: indovino della città di Argo che aveva ricevuto i suoi poteri da Apollo.
Anceo il piccolo: argonauta, fu uno di coloro che trovò la morte contro il cinghiale.
Asclepio: figlio di Apollo, divenne in seguito il dio della medicina.
Atalanta: unica donna a prendere parte alla spedizione degli argonauti, fu anche la prima a ferire il cinghiale, sfruttando le sue abilità di “vergine cacciatrice”. Fu a seguito di entrambi gli eventi che il padre, che l’aveva ripudiata, finalmente la riconobbe.
Ceneo: originariamente una donna, Cenis ricevette da Poseidone la possibilità di ottenere in dono qualunque cosa desiderasse. Così, lei chiese di diventare un uomo, e cambiò il nome in Ceneo, diventando un abilissimo guerriero. Ceneo generò anche un figlio, Corono, uno degli argonauti.
Castore e Polluce: i Dioscuri, figli di Zeus e Leda, erano anche principi di Sparta, e presero parte alla caccia, mettendo a disposizione le loro abilità con i cavalli e con la lotta.
Cefeo: guerriero dall’Arcadia.
Cteato ed Eurito: erano nipoti di Apollo, ed il secondo aveva ereditato le sue abilità di arciere.
Deucalione: era il figlio di Minosse e re di Creta.
Driante: figlio di Ares.
Echione: argonauta e figlio di Hermes.
Eufemo: figlio di Poseidone ed argonauta, fu tra coloro che contribuirono alla colonizzazione della Libia.
Euritione: che si ritrovò ferito da un giavellotto.
Ippotoo: egli nacque in gran segreto per non adirare il nonno Cercione, re di Eleusi. Inizialmente cresciuto da due contadini, essi litigarono su chi dovesse possedere il prezioso panno in cui la madre lo avvolse. Il re lo venne a sapere, e rinchiuse la figlia. Successivamente, Teseo uccise Cercione, e mise Ippotoo sul trono.
Ileo: una delle casualità del cinghiale.
Giasone: anche il comandante degli argonauti prese parte alla caccia.
Ida e Linceo: fratelli gemelli, argonauti e rivali dei Dioscuri.
Iolao: nipote ed amico di Eracle, anche lui prese parte alla caccia.
Ificlo: fratello gemello di Eracle.
Laerte: il padre di Odisseo era presente.
Meleagro: fu lui ad infliggere il colpo di grazia al cinghiale, donandolo poi ad Atalanta. Aveva una moglie di nome Cleopatra, ed una versione della sua leggenda fu narrata ad Achille durante la guerra di Troia.
Mopso: oracolo ed indovino.
Nestore: vecchio e saggio comandante nella guerra di Troia, era giovanissimo quando prese parte alla caccia al cinghiale.
Panopeo: sembra che sia stato anche colui che progettò il cavallo di Troia.
Peleo: il padre di Achille era presente, ma, per sbaglio, uccise Euritione, e per questo si ritrovò a fuggire. Fu nella sua fuga che conobbe la ninfa Teti, e se ne innamorò, generando un figlio.
Fenice: egli fu, successivamente, tra gli achei che tentarono di placare l’ira di Achille a Troia.
Fileo: principe di Elis, si rifugiò poi nell’isola di Dulichio.
Piritoo: re dei Lapiti.
Plessippo: trovò la morte per mano di Meleagro quando cercò di strappare il corpo del cinghiale dalle mani di Atalanta.
Protoo e Comete: figli di Testio e fratelli di Leda, regina di Sparta, nonché madre di Elena di Troia.
Telamone: figlio di Eaco e fratello di Peleo.
Teseo: egli divenne un eroe fondatore, e venne riconosciuto da Atene come padre della democrazia e grande riformatore della città. Probabilmente, la sua impresa più famosa è quella dell’uccisione del Minotauro, aiutato dal filo di Arianna (che poi piantò in Nasso), ma si ritrovò anche a combattere numerose creature, aiutato dal suo grande amico Piritoo. Egli, inoltre, era presente nelle battaglie contro le amazzoni e contro i centauri. Non è chiaro se sia stato anche un argonauta, perché, probabilmente, si trovava nel regno dei morti durante quell’avventura.
Tosseo: argonauta chiamato anche Ificlo, fu il primo che riuscì ad infilzare la sua lancia contro il cinghiale.
Vengono menzionati anche altri tre eroi, ossia Epoco, Euriplo e Lelex.
Questa caccia è leggendaria anche perché unisce molte delle generazioni di eroi. Come si potrebbe notare, alcuni di questi furono poi i genitori o i comandanti degli achei.
QUARTA GENERAZIONE: IL CICLO TEBANO
Il cosiddetto ciclo tebano è una serie di opere teatrali, create dai tre più grandi drammaturghi greci (Eschilo, Sofocle ed Euripide), incentrate sulle vicende legate alla città di Tebe e sulla famiglia del re Edipo, intorno a cui crebbe una generazione di eroi.
Alcuni di quegli eroi erano:
Atreo, padre di Agamennone e Menelao.
Tieste, gemello di Atreo, con cui scatena una sanguinosa faida per l’ascesa al trono.
Creonte, zio e cognato di Edipo, che combatté anche con Eracle per liberare Tebe dalla veloce volpe di Teumessa.
Edipo, quasi sicuramente il più noto eroe della generazione. Numerose opere sono intitolate a lui e alle sue vicende. Una profezia legata al re di Tebe Laio annunciò che un suo erede maschio lo avrebbe ucciso e, successivamente, avrebbe sposato sua madre, Giocasta, la quale concepì un figlio con lui dopo averlo ubriacato.
Il bambino venne ripudiato e mandato via, e dei contadini lo crebbero, chiamandolo Edipo, ossia “piede gonfio”, per le ferite che aveva ai piedi. Egli scoprì un giorno di non essere figlio di coloro che lo avevano allevato, e si trovò in viaggio verso Tebe, dove affrontò un carro, uccidendo sia il cocchiere sia l’uomo che era trasportato, ossia Laio.
A seguito del suo viaggio, egli s’imbatté nella sfinge, che pose due enigmi. Il primo era: “Qual è l’essere che cammina ora a quattro gambe, ora a due, ora a tre che, contrariamente alla legge generale, più gambe ha più mostra la propria debolezza?”
Edipo rispose subito che un umano, quando è infante, gattona, da adulto cammina con le proprie gambe, e, da anziano, necessita dell’utilizzo di un bastone.
Il secondo era: Esistono due sorelle, delle quali l’una genera l’altra, e delle quali la seconda, a sua volta, genera la prima. Chi sono?
La risposta di Edipo fu che si parlava del giorno e della notte.
Giunto a Tebe, Edipo si sposò quindi con Giocasta, non sapendo ancora di essere sua madre. Fu, infatti, soltanto dopo che i due ebbero figli che sentì parlare della morte di Laio e comprese non solo di esserne l’assassino, ma che si trattava del suo vero padre.
A seguito della rivelazione, Giocasta s’impiccò, mentre Edipo si trafisse gli occhi.
I due figli maschi, Eteocle e Polinice, chiesero che fosse esiliato, mentre le due femmine, Antigone e Ismene, lo seguirono nel suo esilio. Ormai vecchio e cieco, Edipo trovò rifugio presso la corte di Teseo.
Qui, egli accolse la morte quando, in un temporale, dei gradini che conducevano presso gli inferi spuntarono all’improvviso. I tuoni furono talmente spaventosi che Teseo si coprì con il mantello, e, quando osservò di nuovo, Edipo non c’era più.
I sette contro Tebe
Edipo maledisse i suoi figli Eteocle e Polinice. La leggenda dei “sette contro Tebe” fu essenzialmente il compimento di tale maledizione.
I due fratelli sembravano aver deciso di dividere il controllo della città, ma Eteocle si rifiutò di cederla a Polinice, e i due quindi si scontrarono con le loro armate.
Quando gli uomini di Polinice arrivano, questi fa piazzare un guerriero lungo ognuna delle sette porte della città, per cui Eteocle si trovò a fare altrettanto.
Gli scontri terrorizzarono Tebe, ma tutto ebbe fine quando, nella settima ed ultima porta, Eteocle e Polinice si uccisero a vicenda.
La pace giunse, e Creonte divenne il sovrano, seppellendo Eteocle, ma non Polinice.
Come è stato menzionato poco prima, inoltre, tutte queste figure discendevano dal primo leggendario eroe, Cadmo.
QUINTA GENERAZIONE: LA GUERRA DI TROIA
L’Iliade e l’Odissea di Omero hanno cantato della generazione di eroi che, per dieci anni, combatté contro la città di Ilio (nota anche come Troia).
Gli eventi di tale guerra sono noti a tutti, e ancora oggi si continuano a scoprire nove cose, come, ad esempio, che il famoso Cavallo di legno pare sia stato navigabile.
Questi sono solo dieci dei grandi eroi di quella guerra, quasi sicuramente i più famosi.
Agamennone
Quando Paride, principe di Troia, rapisce la bellissima Elena per portarla con sé, il suo sposo, Menelao, poté contare sull’accordo che i suoi alleati, sotto consiglio di Odisseo, stipularono, e tutti insieme salparono per aiutarlo a combattere contro Troia.
A comandare gli achei fu Agamennone, re dell’Argolide.
Questi si ritrovò fin da subito a dover compiere un grande sacrificio quando, per volontà della dea Artemide, egli è costretto a sacrificare sua figlia, Ifigenia. Tale sacrificio fu la causa dell’ira della sua sposa, Clitennestra, che lo uccise una volta tornato. A sua volta, il figlio Oreste volle vendicare il padre, uccidendo sua madre.
Achille
Cantami, o diva, del Pelide Achille
L’Iliade di Omero si apre con il re dei Mirmidoni, Achille, che, colmo d’ira funesta, decide di non combattere accanto agli altri achei perché Agamennone aveva preteso di ottenere la sua schiava Briseide.
L’importanza di Achille è data dal fatto che questi era un semidio la cui madre, Teti, immerse nel fiume Stige affinché diventasse invulnerabile, tenendolo ben saldo al tallone.
La sua abilità nel combattimento fu tale che affrontava schiere di troiani da solo, e fu anche lui stesso a sconfiggere ed uccidere il troiano Ettore in un duello.
La guerra di Troia fu per lui la sua fine quando, durante uno scontro, una freccia lo colpì proprio al tallone dove la madre lo teneva, e che quindi era l’unico punto del corpo vulnerabile.
Patroclo
Il rapporto tra Achille e il giovane Patroclo era talmente intimo che tutt’ora non è chiaro che tipo di rapporto fosse. Parentela stretta? Forte amicizia? Amore? Non è del tutto chiaro.
Quel che è certo è che Patroclo, in un vano tentativo di rimediare alla mancanza di Achille in battaglia, ne indossò l’armatura, e venne quindi ucciso da Ettore, e fu quello il motivo del ritorno del Pelide sul campo di battaglia.
Filottete
Egli era un abilissimo arciere, in possesso dell’arco appartenuto ad Eracle, le cui vittime cambiarono le sorti della guerra. Egli fu ferito gravemente, ma venne curato, ed il racconto di come venne curato (non prima che lo si facesse cadere in un lungo sonno) sembra quasi richiamare la moderna anestesia. Egli fu tra coloro che, dopo la guerra, tornò in pace nella sua patria.
Aiace Telamonio
Cugino di Achille, egli era il più alto fra gli achei, e fu educato dal centauro Chirone. Pare che Eracle, amico di suo padre, pregò affinché potesse diventare un grande guerriero.
Aiace Oileo
Principe della Locride, egli era noto per le abilità con l’arco e nella corsa, ma era anche ugualmente arrogante. Il padre, Oileo, fu un argonauta.
Egli combatté a Troia in modo assai brutale e violento, come quando troncò la testa di un guerriero troiano per poi lanciarla contro il suo esercito.
La sua arroganza fu tale da far infuriare gli dei, al punto che le varie versioni legate alla sua morte hanno tutte un comune un dio che tentò di punirlo.
Nestore
Come già menzionato, colui che fu tra i più giovani ad aver preso parte alla caccia al cinghiale fu uno dei più anziani comandanti della spedizione achea contro Troia. Egli fu un anziano talmente saggio e giusto da diventare sinonimo con la figura del “vecchio saggio”, e spesso Agamennone lo ascoltava per i suoi consigli.
Menelao
Re di Sparta e marito di Elena, fu quando Paride la portò con sé a Troia che questi decise di radunare tutti i comandanti greci ed andare ad attaccare la città.
Fratello di Agamennone, egli tornò in patria in compagnia di Elena e di Nestore, ma riuscì a mettere nuovamente piede a Sparta soltanto dopo otto anni.
Lui e la sua sposa non conobbero la morte, e furono invitati a vivere per sempre nei campi elisi, dove riposavano le anime di coloro adorati dagli dei.
Diomede
Egli non fu semplicemente una delle figure centrali dell’esercito acheo, ma fu anche parte dei cosiddetti “epigoni”. Dieci anni dopo gli eventi dei “sette contro Tebe”, infatti, i loro figli si riunirono per vendicarli, continuando quindi la serie di conflitti scaturiti da Edipo.
Particolare ironia potrebbe scaturire dall’episodio del violento scontro che ebbe con Enea, perché, come quest’ultimo fu il padre della civiltà romana, così Diomede, a seguito della guerra, salpò alla rotta dell’Adriatico, fondando e istruendo varie città, tra cui Ancona.
Si trovò anche spesso ad agire insieme ad Odisseo.
Odisseo
Il leggendario re di Itaca è al centro del secondo poema omerico, l’Odissea, per quanto sia generalmente più noto con la versione “romana” del nome, Ulisse.
Poiché un oracolo lo informò che, se fosse partito, il suo ritorno a casa sarebbe durato molto a lungo, egli inizialmente cercò di fingere di essere diventato folle, arando e falciando in modo casuale i suoi campi. Quando, però, gli posero suo figlio Telemaco, ancora infante, davanti, egli si fermò, rivelando le sue intenzioni.
La leggenda del suo ritorno è nota a tutti, come i luoghi e i personaggi incontrati, come Polifemo, la maga Circe (tra l’altro già incontrata dagli argonauti) l’isola di Ogigia e altro.
SESTA GENERAZIONE: L’ORESTEA
La guerra di Troia segnò l’ultima grande impresa dell’età degli eroi dell’antica Grecia, ma la generazione dei figli di coloro che la combatterono ha comunque portato a racconti e leggende. In particolar modo, le azioni e gli eventi dei figli di Agamennone fu oggetto di moltissimi adattamenti artistici in Grecia.
Neottolemo
Il figlio di Achille partì per Troia dopo aver saputo della morte del padre, e trovò sulla strada Filottete, lasciato ferito e abbandonato su un’isola. Insieme, i due permisero agli achei di trionfare utilizzando l’arco di Eracle.
A seguito della guerra, a Neottolemo spettò un ricco bottino, e portò con sé anche Andromaca, la sposa di Ettore, che venne sconfitto da suo padre.
Tuttavia, egli avrebbe anche dovuto sposare la figlia di Elena, Hermione, che però si accordò con Oreste, figlio di Agamennone, affinché questi lo uccidesse per permettere a loro due di convolare a nozze.
Telemaco
Il figlio di Odisseo, pur essendo appena un infante quando il padre partì per Troia, decise, una volta adulto, di andare a cercare informazioni su di lui, per scoprire che fine abbia fatto.
Stando ad alcune versioni del mito, anni dopo la morte di Odisseo, Telemaco partì, e raggiunse la maga Circe, che sposò.
Ascanio
Iulo Ascanio è parte di miti greci, ma il figlio di Enea è una figura molto più centrale nella mitologia romana, soprattutto in quanto antenato della “gens Iulia”.
Elettra
In psicologia, il complesso di Elettra è l’opposto di quello di Edipo, nel senso che si tratta di un figlio che ama il padre ed è geloso della madre. Questo perché, quando Clitennestra uccide Agamennone per via del sacrificio di Ifigenia, sua sorella Elettra convinse il fratello Oreste a vendicare il padre.
Oreste
Costui era appena nato quando la guerra di Troia ebbe inizio, per cui era soltanto un bambino di dieci anni quando il padre fu assassinato. Elettra lo protesse e nascose, e per sette anni questi crebbe nella speranza di vendicare Agamennone, mentre Egisto (amante di Clitennestra, nonché colui che attuò l’assassinio) regnava sulla città.
Una volta cresciuto, Oreste consultò l’oracolo di Delfi, che annunciò che questi sarebbe stato relegato ai margini della società se avesse attuato la vendetta.
Egli, tuttavia, uccise Clitennestra, e per questo si ritrovò ad essere assalito dalle Erinni.
Nel fuggire, egli si ritrovò in un tempio dedicato alla dea Artemide, dove stava per essere sacrificato. A salvarlo fu proprio colei il cui sacrificio diede inizio a tutto il dramma familiare.
Ifigenia
In una battuta di caccia, Agamennone si ritrovò in un boschetto sacro ad Artemide, ed uccise un cervo. La dea si offese a tal punto da lanciare dei venti che impedivano alla flotta achea di partire, e rivelò che sarebbero stati placati soltanto se Agamennone avesse sacrificato la sua figlia primogenita, Ifigenia.
Lei è portata all’altare con un inganno (è convinta dal padre che il rituale prevede delle nozze con un altro re), e non si accorge di cosa stia per accadere fino all’ultimo momento.
Vi sono versioni in cui questa è la fine di Ifigenia, ma, stando ad altre, Artemide scambiò la ragazza con un cervo (oppure con il dio Pan trasformato in capra), e questa si ritrovò a diventare una sua sacerdotessa a Tauris.
In questa versione, lei incontrò nuovamente un membro della sua famiglia quando Oreste, in fuga dalle Erinni, si ritrovò nel suo tempio.
In seguito, i due fratelli sarebbero poi tornati in Grecia, e lei sarebbe rimasta una sacerdotessa.
Ed è così che finisce questo lunghissimo articolo dedicato ai più grandi eroi delle leggende dell’antica Grecia. La mia speranza è che sia stato di vostro gradimento, e che potremmo rivederci la prossima volta.
Da "Sexy Tales 7 -Olimpo", Ercole e Megara. 😀 ...e Giunone con mini-Eris. 😂 Vi ricordo che questo fumetto uscirà a @luccacomicsandgames per @cronaca_di_topolinia e ci troverete al padiglione Napoleone. @cronaca_comics Qui varie offerte: https://lnx.cronacaditopolinia.it/sexy-tales-a-lucca-comics-and-games-con-maxi-sconti/ #sexytales #sexy #tales #olimpo #vignetta #fumetti #fumetto #fumettiitaliani #mythology #greekmithology #ercules #eracle #ercole #hercules #megara #giunone #juno #hera #era #dea #eris #elenamirulla #LuccaCG18 #luccacomicsandgames #LCG18 #cronacaditopolinia #cronacacomics #happyend #evisserofeliciecontenti #happilyeverafter https://www.instagram.com/p/Bo4ZLpDDqQ7/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=vy9ten85tw60
My Illustration and (a very SaintSeiya) self-protrait avatar for the charity artbook "Costellarium" curated by Reverie Studio Several myths are related to Sagitta's constellation, two of which have Eracle as protagonist. Considering the three constellations surrounding it, the myth wants the arrow to be considered as the weapon used by the hero in one of the twelve labours, the sixth, in which he freed Arcadia from the scourge of the iron man-eating birds, in the Stymphalian swamps.
Buondì! Uno sketch a china e matita di Venere per "Sexy Tales 7" realizzato durante la fiera di'Etna Comics. #etna #etnacomics #cronacaditopolinia #catania #sketch #odissea #sexytales #elenamirulla #fiere #fieradelfumetto #fumetti #fumetto #workinprogress #acquarello #matita #venere #aphrodite #afrodite #hercules #ercole #eracle #mytho #mythology #mitologia #greca #romana #ec8 #workinprogress
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