«Nella loro smania di far progredire l'impero globale, le corporation, le banche e i governi (ovvero la corporatocrazia) usano il loro potere economico e politico per assicurare che le nostre scuole, aziende e mezzi d'informazione sostengano quell'idea ingannevole e il suo corollario. Ci hanno portato al punto in cui la nostra cultura globale è divenuta una mostruosa macchina che richiede quantità di carburante e manutenzione sempre maggiori, tanto che alla fine avrà consumato tutto e non avrà altra scelta che divorare se stessa. La corporatocrazia non è un complotto, ma i suoi membri promuovono valori e scopi comuni. Una delle sue principali funzioni è perpetuare, espandere e rafforzare progressivamente il sistema. La vita di coloro che ce l'hanno fatta e i loro orpelli - le loro residenze, i loro yacht e i loro jet privati - ci vengono presentati come modelli che ci spingono a consumare, consumare e consumare. Ogni occasione è buona per convincerci che fare acquisti è un dovere civico, che saccheggiare la terra aiuta l'economia e che quindi è nel nostro interesse. Persone come me guadagnano stipendi scandalosamente alti per fare il gioco del sistema. Se perdiamo colpi, entra in azione una forma più maligna di sicario, lo sciacallo. E se lo sciacallo fallisce, la palla passa all'esercito. Questo libro è la confessione di un uomo che, quando era un sicario dell'economia, faceva parte di un gruppo relativamente ristretto. Oggi quelli che hanno un ruolo simile sono molti di più. Hanno titoli più eufemistici e frequentano i corridoi di Monsanto, General Electric, Nike, General Motors, WalMart e di quasi tutte le altre grandi multinazionali del mondo. In verità, Confessioni di un sicario dell'economia è anche la loro storia. Ed è anche la vostra storia, la storia del nostro mondo, e quella del primo vero impero globale. Il passato ci insegna che, a meno che non la cambiamo, questa storia è certamente destinata a concludersi in tragedia. Gli imperi non durano. Sono tutti falliti miseramente. Nella loro corsa per estendere il dominio, distruggono le diverse culture e infine cadono essi stessi. Nessuna nazione o insieme di nazioni può prosperare nel lungo periodo sfruttando altri paesi.» John Perkins












