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The Magnificent Danes
There are plenty of feel-good stories in the history of international football tournaments.
But for me, Euro 92 will always be the best story because nobody could have envisioned Denmark winning the tournament.
It has been nearly thirty years, but it is easy for people to forget that Denmark did not actually qualify to Euro 92.
Denmark finished in second place behind Yugoslavia in qualification but the Yugoslavs were disqualified from the tournament weeks before the tournament started due to UN sanctions.
Football fans and pundits were already paying extra attention to Denmark even before the tournament started because it is not often that such a thing happens right before a major tournament.
The Danes didn’t score a goal in their first two matches that finished in a scoreless draw with England a 1-0 loss to Sweden.
Things weren’t looking good but a 2-1 upset over France put Denmark into the semifinals.
Defending European Champion Netherlands awaited Denmark and surely everyone was thinking the Danish fairytale would come to an end.
※ Current Odds Date & Time: September 18, 10:00 a.m. (GMT)
But the Danes fought hard and the score was 2-2 after extra time. Next came the intense penalty shootout.
Danish keeper Peter Schmeichel came up big like he did the whole tournament when he saved Van Basten’s penalty.
Denmark converted all five penalties and advanced to the final match and Danish football fans could hardly contain their euphoria.
The final match would be played against then world champions Germany.
Germany won the World Cup two years earlier in Italy and once again, the Danes were enormous underdogs going into the final match.
But the Danes had nothing to lose and went in front early in the first half when John Jensen fired a laser past Bodo Ilgner.
The Germans desperately looked for the equalizer throughout the match but couldn’t get anything past Schmeichel.
Instead, midfielder Kim Vilfort scored the clinching goal to give Denmark a 2-0 win and complete the amazing run.
Online bookmaker 10Bet has the latest outrights for Euro 2020 and currently Denmark has 80/1 odds to win the tournament.
Denmark has remained a solid national team over the years, but it is hard to view Denmark as a contender for Euro 2020.
But then again, crazier things have happened.
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I miracoli calcistici non esistono
Ci fermammo in un Autogrill vicino a Bologna, l'Opel Corsa grigia dei miei nonni era pulitissima, appena uscita dall'autolavaggio. Profumava, mio nonno l'aveva addobbata apposta per il lungo viaggio verso la Riviera. L'aveva tirata a lucido come una macchina da corsa. Ci mancava veramente poco per arrivare al mare, stavano per iniziare le due settimane di vacanza appena finita la scuola. Rispose dopo tantissimi squilli, tutti promossi. Gli chiesi quando sarebbe partito per le vacanze, mi rispose in agosto. Mi sentii in colpa: io d'estate facevo sì e no una settimana a casa, poi partivo con i miei nonni o con i miei genitori. I miei ce lo dicevano sempre, sia a me che a mia sorella, che noi eravamo fortunati e che dovevamo comportarci bene, in quei mesi, perché loro facevano tanti sacrifici per poterci mandare in vacanza per così tanto tempo. Anche quando tutti gli altri rimanevano a casa, a svegliarsi alla mattina con i rumori insistenti dei Ciao che zigzagano per i corsi, attraverso i viali e le vie in penombra.
Da Imola in poi iniziavano le indicazioni per il mare vero. I nomi sui cartelli verdi delle località che sentivo nominare in televisione. Non eravamo in alta stagione, eravamo nel classico periodo delle famiglie, o delle vacanze coi nonni. Da pensioni o da piccoli appartamenti in luoghi non da ricchi, da persone normali, da persone che lavoravano e che, come prima cosa, quando c'erano gli Europei, controllavano se nell'appartamento di cui stavano per impossessarsi per due settimane, la televisione funzionasse bene. Anche se l'Italia non vi partecipava. Sì, andava. Non c'era nemmeno bisogno di aggiustare o risintonizzare l'antenna. Era già pomeriggio, io volevo andare al mare ma il lettino e l'ombrellone erano prenotati dal giorno seguente. Dovevamo fare la spesa, e dato che la televisione funzionava bene, dovevamo guardare la prima partita dell'Europeo svedese, Svezia - Francia. Capii subito che sarebbe stato un Europeo noiosissimo, senza squadre da tifare. L'unica novità era la nazionale delle CSI, nata cinque mesi prima. Una maglietta paradossale che partecipò a quell'Europeo come unica competizione internazionale della sua esistenza. Decisi di simpatizzare per loro, anche perché ci giocava Kolyvanov. Le altre squadre del torneo erano praticamente tutte nordiche e insopportabili, vi giocavano persone sconosciute e poi erano poche, otto squarre, al cospetto di chi, come me, arrivava da un “Italia '90″ infinito e con un Diego Maradona a due passi da casa. Non c'era nessuna squadra neolatina o totalmente mediterranea al di fuori della Francia, una Francia molto fuori forma, per usare un eufemismo. Una Francia antipatica.
Quello del 1992 fu l'ultimo Campionato Europeo disputato con una fase finale a otto squadre. E fu vinto dalla nazione di Kierkegaard, il cui pensiero pare studiato apposta per descrivere questo avvenimento, che agli occhi dei tanti sembrò una vera e propria sorpresa calcistica, ma che in realtà non fu nient'altro che il frutto di una scelta. La disperazione nasce proprio dal dover essere sottoposti ad una scelta, nasce dal dubbio. La libertà umana non potrà mai essere sinonimo di liberazione e autocoscienza, sino a che l'essere umano stesso sarà sottoposto, perennemente, al dover attuare delle scelte.
Come spesso capita nelle competizioni internazionali, le semifinali sono sempre più avvincenti, rispetto alle finali. Contro i vicini di mare olandesi, le reti del pisano Larsen vengono quasi subito rimontate, e si è costretti ad andare ai rigori. Mi ricordo di aver visto la partita alla televisione, la televisione che funzionava benissimo, durante la preparazione di una cena con cotolette e pomodori. Il mare, oltre al vialone che iniziava a rinascere per lo struscio serale, iniziava a scomparire dietro la calata del sole. Ripensavo ai miei compagni di classe che erano ancora in città, e che magari andavano a giocare a calcio nei parchetti o in piscina. Sbaglia Marco Van Basten perché Schmeichel capì che fosse giunto il momento di diventare Schmeichel. Il suo omologo orange, Van Breukelen, invece, si impegna più a cercare di irritare i tiratori avversari che a parare. Mi ricordo che la trovai una cosa grottesca e inutile. Alle volte il grottesco può essere rivelatore e consigliere, ma non in quel caso. Una semifinale appena dopo i gironi eliminatori e il portiere si permette di comportarsi così. Witschge e Christofte sono gli ultimi due rigoristi, entrambi mancini.Segnano entrambi, il danese e l'olandese. Anzi prima calcia l'olandese. Il terzino sinistro danese non prende nemmeno la rincorsa e calcia semicentrale. La Danimarca vinse quell'Europeo nordico e a senso unico, ma non credo fu un avventimento così rimarcabilmente straordinario. Scelse di provarci, invece che rimanere nel dubbio se provarci o meno. Per quindici giorni ( anzi dodici, dato che le prime due partite che disputò finirono male o quasi male ) decise di non rimanere più tra gli esseri umani, disputando partite di calcio. Decise di far brillare la propria stella in quel caldo inizio estate, cessando di essere rigorosamente una squadra di giocatori di calcio, che giocavano a pallone.
Un televisore mai provato può funzionare e può non funzionare. Un bicchiere lasciato per poco nella lavastoviglie può essere riempito ancora. I sensi di colpa possono essere dissipati grazie alle ferite. Christofte provò a giocare nel Mediterraneo, in Spagna, per poco tempo. Non ebbe la capacità di resistere piùdi un anno e mezzo e poi tornò nella terra delle dieresi. Ma i miracoli calcistici non esistono.
25 years ago to the day. right about now it happened. #euro92 #2-0 #stolpeind #ogdetvardanmark
Scotland Euro ‘92
Oltre i biscotti c’è di più, Svezia 92′
La Danimarca è conosciuta per i biscotti (quelli delle scatole blu piene di aghi e fili delle nonne per intenderci) e per le ancor più famose favole. Più nello specifico, in ambito calcistico, è conosciuta per quel bomberone di Bendtner e per qualche comparsa del Copenaghen in Champions League. Ma è giusto ricordare a chi c’era e mettere a conoscenza di chi non sa un pezzo di storia calcistica di questo paese. Siamo nel 1972 e in Svezia si giocano gli Europei a cui partecipano corazzate come Francia, Germania e Paesi Bassi. Nella fase finale del torneo, tra le 8 squadre per motivi extra calcistici una venne esclusa, la Jugoslavia, al suo posto venne ripescata la Danimarca, che arrivò seconda nei gironi di qualificazione proprio dietro la Jugoslavia. Il sogno ha inizio, nel girone A dei danesi a contendersi il passaggio del turno ci sono Francia, Inghilterra e Svezia. La Danimarca tiene a bada la Nazionale dei Tre Leoni, perde il derby scandinavo con la Svezia ma riesce a imporsi sulla Francia assicurandosi il secondo posto. La semifinale è tosta, ad affrontare i danesi ci saranno i Paesi Bassi di Gullit e Van Basten. Semifinale che si mette subito bene per i danesi che passano in vantaggio con un gol di Larsen, vantaggio che viene annullato da un gol di Bergkamp, 1-1 e palla al centro. La Danimarca continua a giocare e dopo 10 minuti trova il gol del vantaggio con un tiro dal limite di Larsen. La partita viene controllata dai danesi ma a quattro minuti dal termine arriva il gol d’autore firmato Rijkaard. Si va ai supplementari che sembrano non finire mai, l’arbitro fischia e si va alla lotteria dei rigori. Rigori segnati da una parte e dall’ altra, tocca a Van Basten, uno che la palla sa metterla dentro, ma Schmeichel si supera e intercetta il tiro. Primo e ultimo penalty sbagliato dalla nazionale Orange, tocca a Christofte che non sbaglia. La Danimarca è in finale. Ad attenderla a Goteborg c’è la nazionale tedesca, favorita alla vittoria del titolo. I danesi si arroccano nella propria metà campo subendo le continue azioni offensive dei tedeschi, ma alla prima occasione, la Danimarca si lancia in avanti e riesce a trovare il gol con Jensen. La Germania non si arrende e continua ad attaccare la porta di Schmeichel che dopo il rigore parato a Van Basten è diventato insuperabile, prende di tutto e di più, ma la Germania sente profumo di gol, e quando il gol è nell’aria, il gol arriva. Ma tra i danesi quella sera circola un altro proverbio sacro del gioco del pallone “Gol mancato, gol subito” e così è. Al 78’ Vilfort si invola verso la porta della Germania e batte Illgner. La Danimarca è avanti per due gol a zero, e di certo il fortino scandinavo non sarebbe caduto in quegli ultimi dieci minuti di gioco. La Danimarca è campione d’Europa!
P.S. Chiedo scusa, ma la memoria talvolta fa cilecca. Forse in ambito calcistico qualcuno si ricorda della Danimarca per un 2-2 con la Svezia nel 2004, ma questa è un’ altra storia.
No. 488: Union - You Are The Number 1 (ITV Theme for Euro 92)