Questa mattina mi sono svegliata con una chiamata di mio padre che mi diceva che era morto Fabrizio Frizzi. Sembra una sciocchezza, non lo conoscevo, non era un mio amico, non ci avevo mai parlato eppure sono scoppiata a piangere. Sono cresciuta vedendo Toy story e ripetendo ogni volta “io questa voce la conosco” ma senza mai capire che era la sua. Lo capii solo dopo, ai titoli di coda. Sono cresciuta guardando ogni sera l’eredità, cercando di capire la parola della ghigliottina, aspettando magari un ultimo indizio per arrivarci, ti ho visto migliaia di volte entrare in quello studio, ho visto negli anni passare migliaia di campioni, alcuni rimanevano anche per settimane, ho visto cambiare i diversi giochi e scoprirne sempre di nuovi. Mi sedevo sul letto e cominciavo a giocare anche io. Sono cresciuta guardando i soliti ignoti e cercando di scoprire le identità nascoste insieme a te. Ieri l’ultima puntata insieme, l’ultima ghigliottina, che ovviamente non ho indovinato. Sono cresciuta guardando Miss Italia, immaginando di essere anche io una di quelle ragazze, alte, magre e perfette, in piedi lì accanto a te. Ti ho visto aprire migliaia di buste. Ti ho visto imitare alla perfezione cantanti come Piero Pelù, mi sembra ancora di sentirti urlare “Regina di cuori”, mi facevi ridere, eri divertente. Sempre impegnato nel sociale e nella ricerca, tantissime le serata per Telethon. Ho visto centinaia di volte le immagini di quando eri più giovane, di quando facevi la gavetta, di quando io non ero neanche nata. È vero non ti conoscevo, non mi hai mai vista eppure sei riuscito ad entrare in casa mia ogni giorno, ogni sera, con il tuo garbo, con il tuo modo di fare, con il tuo sorriso, con la tua voce. Mancherai a tutti cowboy, ma stai tranquillo Woody, come direbbe Baz “vai ora, verso l’infinito e oltre”.