Sottolineature a Farsalia di Lucano
Mi era rimasta la voglia di leggerlo dal liceo, questo anti-poema latino grondante sangue e disperazione. Apocalittico e catastrofista come pochi, sembra convogliare lo stesso panico che oggi si soffoca a suon di compresse e serie tv e videoricette su Instagram, bollato come irrazionale e quindi indegno di espressione. Ma Lucano non reprime nulla; dà corpo e dà voce a tutti i suoi mostri, vitupera il presente e maledice il futuro, lamentando l’irrimediabile perdita del conforto della tradizione, dello ius e dei mores della defunta Repubblica.
- “In se magna ruunt; laetis hunc numina rebus
crescendi posuere modum.”
(La grandezza crolla su se stessa; i numi delimitarono così lo sviluppo della prosperità.)
- Semper nocuit differre paratis
- Giulia, in sogno a Pompeo:
“ Verrò in mezzo alle schiere mentre guiderai le battaglie...
La guerra civile ti farà mio.”
- Vulteio esorta i compagni al suicidio collettivo:
“Soltanto quelli toccati dall’imminenza del fato possono riconoscere - gli dèi lo celano ai superstiti affinché continuino a vivere - quanto è dolce il morire!”
- “Eripe consilium pugna” (Impedisci la riflessione con la battaglia), in pratica il motto dei cesariani
- ma Lucano si rivolge a Cesare come ad un pari (l’autore del poema si specchia nell’autore della Storia, che narra) quando prende parola e consacra Farsalia ad un inedito futuro anteriore:
“O sacra e grande fatica dei poeti, che tutto strappi al destino, e doni l’eternità ai popoli mortali (...) Se le Muse latine possono promettere qualcosa, i posteri leggeranno me e te;
la nostra Farsaglia vivrà, e da nessuna epoca saremo condannati alle tenebre.”
















