- Ma non ce vai a pranzo, Alessa’? - No. Ieri ho litigato con mia moglie e stamattina era ancora incazzata come una biscia, così non c'ho proprio voglia de torna’ a casa. - Cazzo, fammi capire bene: ieri, l'8 marzo, tu che hai fatto? Hai litigato co’ tu’ moje? Come l'anno scorso? - Si, ma l'anno scorso è stato per colpa mia, quest'anno, invece, per colpa tua! - Mia? E che cazzo c'entro io? - Eccome se c'entri! Te lo ricordi come è andata l'anno scorso? All'ora di pranzo, m'ero presentato a casa con un bel mazzo di fiori, lei sembrava tutta felice, poi m'ha chiesto: e il biglietto? Io, il biglietto, non l'avevo scritto, a che cazzo serve un biglietto? Avevo portato i fiori, che c'era da scrive’? cos'era che non aveva capito? Insomma, se l'era presa a male perché non c'era il biglietto. - Beh, non è che avesse tutti i torti. Un biglietto, in questi casi, è fondamentale. - La stessa cosa che m'hai detto l'anno scorso! Apposta dico che è colpa tua. Quest'anno il biglietto l'ho scritto. E glielo ho pure dato. Cazzo, è successo il finimondo! - Ma che c'hai scritto su quel biglietto per farla avvelenare tanto? - Felicitazioni! - Ma dai! Ma che cazzo ci sei andato a scrivere? - Senti, Anto’, io faccio l'operaio, mica il poeta, che cazzo ci dovevo scrivere? In vita mia, ho mandato solo due biglietti, su uno cera scritto “condoglianze”, sull'altro “felicitazioni”. Ho pensato che se le avessi scritto “condoglianze” sarebbe stato peggio! - Si, sarebbe stato peggio, ma pure “felicitazioni”! Per l'8 marzo! - Si, lo so che questa è una festa speciale, infatti non ho scritto solo “felicitazioni” Per chi m'hai preso? - E che c'hai scritto, allora? - Tantissime felicitazioni! (al bar)












