avincola amore mio spero davvero tu sia qui per cantare Letti quel boppone devastante di canzone
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avincola amore mio spero davvero tu sia qui per cantare Letti quel boppone devastante di canzone
Un giorno
Un giorno, figliolo, Tutto ciò per cui vivevi svanirà. In un attimo le tue convinzioni crolleranno, Gli amici se ne andranno, Le lacrime scenderanno. Un giorno, figliolo, Crescerai da solo. Inizierai a sorridere senza terzi, Farai ciò che ami fare, Piangerai, strillerai, ti dispererai. Un giorno, figliolo, Io non sarò lì con te. Neanche io potrò salvarti, Non potrò proteggerti, Sarai tu a farlo da solo. Un giorno, figliolo, Arriverà.
Un giorno ti innamorerai. Non accontentarti di una ragazza qualsiasi. Scegli quella che hai difficoltà a conquistare, quella per cui devi lottare e non smettere mai di combattere. Non smettere mai di combattere per ciò che vuoi.
Jamie McGuire, Il mio disastro sei tu. (via desa0707)
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NAPOLITANO: UNA NUOVA POLTRONA PER IL SUO FIGLIOLO. QUESTA VOLTA NEL DORATO MONDO DEL CALCIO. ECCO PERCHE’
Anche Giulio Napolitano nella “squadra” di Tavecchio?
Il Cesena si è sfilato dalla lista dei 9 club di serie A che volevano votare scheda bianca e ha annunciato che domani a Fiumicino voterà Tavecchio. L’Atalanta non ha mai pensato di non dare la sua preferenza al n.1 della Lega Dilettanti e oggi l’ha confermato alle agenzie. Lo stesso ha fatto il Verona. Più tardi anche la Sampdoria di Ferrero potrebbe decidere di schierarsi col candidato n.1. Possibile che domani i club della Lega maggiore contrari a Tavecchio restino non più di 6 o 7. Andrea Agnelli, sempre coerente nel suo no all’”inadeguato” Tavecchio, è con la Juve in Australia e sta rientrando per l’assemblea. Le altre Leghe sono compatte, o quasi. “Poche schede bianche da noi”, assicura Archimede Pitrolo, vice di Macalli. La B di Abodi non ha avuto defezioni.
Tavecchio, a meno di sorprese clamorose nella notte (ma quali?), sarà il nuovo presidente della Figc: avrà intorno al 60 per cento dei consensi. Il suo rivale, Albertini, è sempre fermo intorno al 30%. Numerose potrebbero essere le schede bianche. Niente però pericolo commissariamento: il n.1 dello sport italiano, Giovanni Malagò può continuare a veleggiare in Corsica. Tavecchio in consiglio federale avrà 15 voti a favore, 6 contro. Ma soprattutto presenterà già domani (previsto un consiglio federale nel pomeriggio) una “squadra” che dovrebbe mettere tutti d’accordo, governo e mondo dello sport. I due vicepresidente potrebbe essere Andrea Abodi (vicario) e Maurizio Beretta (ottimo manager, per carità: l’unica perplessità è il poco tempo a disposizione). Lotito pare rinunci al suo piano. Direttore generale Michele Uva, stimatissimo da Malagò e non solo.
Pare inoltre che Tavecchio abbia intenzione di offrire un importante incarico al professor Giulio Napolitano, figlio del Presidente della Repubblica, ma non è stato ancora contattato. Inoltre Napolitano jr. è già impegnato nel processo di attuazione della riforma della giustizia sportiva per conto del Coni.
Ad un consigliere federale, forse un calciatore, sarà data la delega per la battaglia al razzismo (e qui Tavecchio, si sa, ha molto da farsi perdonare…). Probabile lo stanzionamento di 3 milioni di euro per rilanciare Coverciano, ipotesi che potrebbe fare piacere a Renzo Ulivieri e Gianni Rivera. Tavecchio l’aveva detto a Malagò nell’incontro al Coni, “caro Giovanni ti stupirò sulla governance”. E Malagò aveva elogiato il suo programma e anche gli uomini scelti. La “squadra” è ottima, d’altronde, e di altissimo profilo: certo, governare non sarà facile, “ma ognuno poi dovrà assumersi le sue responsabilità” aveva detto Tavecchio quell’infausto venerdì. Inoltre il futuro presidente della Figc aveva spiegato a Malagò nei dettagli che stava cercando di convincere Antonio Conte a fare il ct della Nazionale: contratto di due anni, 1,5 milioni netti all’anno più bonus. Se l’ex tecnico della Juve preferirà un club, come pare possibile, allora arriverà Roberto Mancini. Si può discutere Mancini? No, ha esperienza internazionale ormai da poter rilanciare gli azzurri dopo il disastro brasiliano che ha portato alle dimissioni di Giancarlo Abete. Da domani pomeriggio il nuovo governo del calcio si metterà subito al lavoro.
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FONTE:
http://www.repubblica.it/rubriche/spycalcio/2014/08/10/news/giulio_napolinato_tavecchio-93515730/index.html
Il Grande Cocomero
Beh figliolo, devi capire che ansia e amore sono in uno stretto collegamento.
Il Principe cerca moglie
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DINASTIE DI PARASSITI: LA “STRANA” CARRIERA DEL FIGLIOLO DI MONTI, POLTRONE SUPER PAGATE, SENZA RESPONSABILITA’ NE’ MERITO.
La strana carriera lampo del figlio di Mario Monti
Del figlio del premier Mario Monti si è già detto e scritto. Però poco fa m’è rispuntato davanti agli occhi il file dove avevo salvato il suo curriculum vitae e m’è venuta voglia di fare un giochetto. Cercare su google i curricula di quelli che si sono laureati nello stesso corso di laurea di Giovanni Monti (Discipline Economiche e Sociali alla Bocconi) e nel suo stesso anno (il 1997) per vedere se a 37 anni sono entrati nel top management di una grande azienda paragonabile alla Parmalat, dove il rampollo Monti è approdato nel 2009 nominato dall’allora commissario Enrico Bondi, caro amico di famiglia.
In poco tempo ho trovato quattro suoi compagni di studi. Tutti laureati con lode, pieni di master e dottorati in Università internazionali, autori di un gran numero di pubblicazioni, protagonisti di un brillante percorso formativo e professionale. Tutti e quattro hanno un buon impiego, ma no, nessuno di loro è diventato top manager. I casi della vita, eh? Anzi uno di questi, nonostante sei pagine fitte fitte di cv, è stato ricercatore precario fino allo scorso anno, quando finalmente ha ottenuto, quasi a 40 anni, la cattedra di professore associato all’Università della Val d’Aosta.
Ovvio, si può obiettare che Giovannino Monti, figlio di cotanto padre, ha l’economia nel dna, che è un genio della finanza. Ma il suo curriculum, onestamente, non giustificava la poltrona di top manager né in Parmalat né in altre grandi società. Ecco cosa scriveva di se stesso nel 2009: “Giovanni lavora in Parmalat dal marzo 2009 dove si occupa di business development. A Londra dal 2004 al 2009, Giovanni ha lavorato nei team di strategia e corporate M&A, prima in Citigroup e poi in Morgan Stanley. In Citigroup, Giovanni ha seguito una serie di acquisizioni e dismissioni sia per il settore istituzionale che per quello retail del gruppo. In Morgan Stanley si è occupato di transazioni in Europa, Medio Oriente e Africa, riportando all’ufficio di Firm Strategy and Execution di New York. Nel 2004 Giovanni ha conseguito un MBA e un Master in Affari Internazionali presso la Columbia University di New York. Durante gli studi nel 2002 ha lavorato come Summer Associate presso la divisione Investment Banking di Goldman Sachs a New York. Giovanni ha iniziato la sua carriera come consulente strategico in Bain & Company (1997 – 2001), dove ha lavorato su progetti nazionali e internazionali per istituzioni finanziari e aziende italiane in vari settori, dai macchinari agricoli ai beni di lusso“.
Avete letto bene? Allora non lasciatevi abbindolare dai nomi glamour delle multinazionali. Nessun ruolo dirigenziale, nei team di strategia e corporate delle grandi finanziarie lavorano centinaia di persone, il summer associate è una sorta di stage, svolto peraltro nella Goldman Sachs di papà e il fatto che abbia seguito una serie di acquisizioni e dismissioni e si sia occupato di transazioni in Europa, Medio Oriente e Africa mette in evidenza soprattutto una cosa: non gestiva, ma era alle dipendenze di qualcun altro; non un manager, ma un esecutore. Eppure nel 2009 Enrico Bondi decide che gli serve un top manager per Parmalat nell’area del Business Development e, guarda caso, chiama proprio il figlioletto di Mario Monti.
Com’è finita in Parmalat lo spiega il giornale Milano Finanza il 27 dicembre 2011, quando la francese Lactalis compra l’azienda agroalimentare di Collecchio e finisce perciò l’era Bondi: “Secondo indiscrezioni di mercato raccolte da MF, Monti jr, responsabile del business development di Parmalat, sarebbe stato messo alla porta. Cosi’ ha deciso l’a.d. Yvon Guerin, che sta cambiando volto alla squadra di manager dell’azienda emiliana”. Come dire: per Bondi l’esperienza di Giovanni Monti era fondamentale, la nuova proprietà impiega pochi giorni per capire che può farne tranquillamente a meno.
Mi viene da dire: fortuna che Monti ha solo due figli…
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FONTE:
http://blogdieles.altervista.org/la-strana-carriera-lampo-del-figlio-di-mario-monti/
L’articolo DINASTIE DI PARASSITI: LA “STRANA” CARRIERA DEL FIGLIOLO DI MONTI, POLTRONE SUPER PAGATE, SENZA RESPONSABILITA’ NE’ MERITO. sembra essere il primo su basta casta.
basta casta
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DINASTIE DI PARASSITI: LA “STRANA” CARRIERA DEL FIGLIOLO DI MONTI, POLTRONE SUPER PAGATE, SENZA RESPONSABILITA’ NE’ MERITO.
La strana carriera lampo del figlio di Mario Monti
Del figlio del premier Mario Monti si è già detto e scritto. Però poco fa m’è rispuntato davanti agli occhi il file dove avevo salvato il suo curriculum vitae e m’è venuta voglia di fare un giochetto. Cercare su google i curricula di quelli che si sono laureati nello stesso corso di laurea di Giovanni Monti (Discipline Economiche e Sociali alla Bocconi) e nel suo stesso anno (il 1997) per vedere se a 37 anni sono entrati nel top management di una grande azienda paragonabile alla Parmalat, dove il rampollo Monti è approdato nel 2009 nominato dall’allora commissario Enrico Bondi, caro amico di famiglia.
In poco tempo ho trovato quattro suoi compagni di studi. Tutti laureati con lode, pieni di master e dottorati in Università internazionali, autori di un gran numero di pubblicazioni, protagonisti di un brillante percorso formativo e professionale. Tutti e quattro hanno un buon impiego, ma no, nessuno di loro è diventato top manager. I casi della vita, eh? Anzi uno di questi, nonostante sei pagine fitte fitte di cv, è stato ricercatore precario fino allo scorso anno, quando finalmente ha ottenuto, quasi a 40 anni, la cattedra di professore associato all’Università della Val d’Aosta.
Ovvio, si può obiettare che Giovannino Monti, figlio di cotanto padre, ha l’economia nel dna, che è un genio della finanza. Ma il suo curriculum, onestamente, non giustificava la poltrona di top manager né in Parmalat né in altre grandi società. Ecco cosa scriveva di se stesso nel 2009: “Giovanni lavora in Parmalat dal marzo 2009 dove si occupa di business development. A Londra dal 2004 al 2009, Giovanni ha lavorato nei team di strategia e corporate M&A, prima in Citigroup e poi in Morgan Stanley. In Citigroup, Giovanni ha seguito una serie di acquisizioni e dismissioni sia per il settore istituzionale che per quello retail del gruppo. In Morgan Stanley si è occupato di transazioni in Europa, Medio Oriente e Africa, riportando all’ufficio di Firm Strategy and Execution di New York. Nel 2004 Giovanni ha conseguito un MBA e un Master in Affari Internazionali presso la Columbia University di New York. Durante gli studi nel 2002 ha lavorato come Summer Associate presso la divisione Investment Banking di Goldman Sachs a New York. Giovanni ha iniziato la sua carriera come consulente strategico in Bain & Company (1997 – 2001), dove ha lavorato su progetti nazionali e internazionali per istituzioni finanziari e aziende italiane in vari settori, dai macchinari agricoli ai beni di lusso“.
Avete letto bene? Allora non lasciatevi abbindolare dai nomi glamour delle multinazionali. Nessun ruolo dirigenziale, nei team di strategia e corporate delle grandi finanziarie lavorano centinaia di persone, il summer associate è una sorta di stage, svolto peraltro nella Goldman Sachs di papà e il fatto che abbia seguito una serie di acquisizioni e dismissioni e si sia occupato di transazioni in Europa, Medio Oriente e Africa mette in evidenza soprattutto una cosa: non gestiva, ma era alle dipendenze di qualcun altro; non un manager, ma un esecutore. Eppure nel 2009 Enrico Bondi decide che gli serve un top manager per Parmalat nell’area del Business Development e, guarda caso, chiama proprio il figlioletto di Mario Monti.
Com’è finita in Parmalat lo spiega il giornale Milano Finanza il 27 dicembre 2011, quando la francese Lactalis compra l’azienda agroalimentare di Collecchio e finisce perciò l’era Bondi: “Secondo indiscrezioni di mercato raccolte da MF, Monti jr, responsabile del business development di Parmalat, sarebbe stato messo alla porta. Cosi’ ha deciso l’a.d. Yvon Guerin, che sta cambiando volto alla squadra di manager dell’azienda emiliana”. Come dire: per Bondi l’esperienza di Giovanni Monti era fondamentale, la nuova proprietà impiega pochi giorni per capire che può farne tranquillamente a meno.
Mi viene da dire: fortuna che Monti ha solo due figli…
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FONTE:
http://blogdieles.altervista.org/la-strana-carriera-lampo-del-figlio-di-mario-monti/
L’articolo DINASTIE DI PARASSITI: LA “STRANA” CARRIERA DEL FIGLIOLO DI MONTI, POLTRONE SUPER PAGATE, SENZA RESPONSABILITA’ NE’ MERITO. sembra essere il primo su basta casta.
basta casta
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“Io penso una cosa, figliolo. La persona giusta s’incontra una volta sola nella vita. Quando la trovi, tienila stretta. E non importa cosa ha fatto in passato. L’unica cosa che conta è di non perderla.” — Michael Connelly - L’Ombra del Coyote