La musica faceva parte della mia vita ancora prima che la vita fosse parte di me.
Non ho mai trovato conforto nelle persone, ancora meno nelle cose e da un pò ma non era un bel momento, il mio corpo cambiava continuamente, la forma, le forme, il peso, l’altezza, la pelle..non c’era nulla che mi piacesse nonostante i continui complimenti che mi piovevano addosso, pensavo fossero quelle cose da dire, di contesto ma che nessuno veramente ci credesse. Pensavo fosse tutto un grosso teatro e una grande presa in giro, ma la domanda più rindondante era una..”a cosa mi serve?”.
Avevo da poco mollato atletica ed il mio corpo si stava evolvendo con forme che non volevo, non capivo, mi ingoffava quel seno ed io non accettavo questa metamorfosi. Non le volevo le tette erano per le femmine ed io in quel mondo fatto di illusioni e cuori rosa non volevo caderci.
Per questo i vestiti larghi, la moda del 2006 l’ho sfruttata per coprire una paranoia, la prima grande paranoia.
Non ero così tempo prima, amavo i manga giapponesi, scalda muscoli di pelo, calze colorate, gonne stravaganti, non ero un “donnina”, non ero femminile, ero semplicemente un’adolescente che voleva esprimersi attraverso tutto. Volevo che la vita fosse un cartone animato, perchè in realtà questo lento vivere l’ho sempre un pò accusato. Fatto di profonde salite e rapide discese e tempo che sorrido ed era già tutto finito.
La prima frase sbagliata e dimenticata e ritrovata di mio fratello risale a quel periodo.. Dicono che sia terapia ricordare gli episodi dove hai avuto la ferita, ma più ci penso più mi sembra ridicola.
”Frency, sembri un bidone con quel felpone della Lonsdale, fa cagare..e poi non era mia? rimettila nell’armadio”
Inseguivo orme di un individualista che ha sempre odiato l’emulazione e per regola mi sono ritrovata imprigionata nella stessa modalità di vita.
L’adolescenza invece è stata guerra, ed ero io, solamente io ..contro di me.. contro le mie bugie.
Sono cresciuta da una madre, femminista, elegante, femminile con gusto e senso estetico spiccato, quelle donne che hanno i propri piccoli riti, che curano l’arte del curarsi, del rendersi migliori. Non si parla di effimera estetica, “il bello è ovunque” lei mi ripeteva sempre queste parole anche fuori contesto, ed è lei che dal primo giorno mi ha spiegato il valore della singola parola, della propria idea, della propria individualità, del proprio essere.
Sono cresciuta da una di quelle madri con l’amore per le donne, così espressa ed evidente che solo qualche anno fa l’ho capito.
Senso di eleganza, di perfezionismo, caratteristiche che non avrò mai che però ho imparato ad apprezzare e non combattere. Esistono e non ha senso opprimerle solo perchè non mi rappresentano.