A febbraio già tocco il picco più alto di tutto l'anno di "pretenziosità" letteraria con "La cripta dei cappuccini" di Roth. E mannaggia a lui, è ovviamente strepitoso.
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A febbraio già tocco il picco più alto di tutto l'anno di "pretenziosità" letteraria con "La cripta dei cappuccini" di Roth. E mannaggia a lui, è ovviamente strepitoso.
Il 12 marzo 1938 la Wehrmacht, con il sostegno delle SS e di unità di polizia, in folti ranghi di circa 65.000 uomini armati, oltrepassò il confine con l’Austria invadendola senza sparare un colpo.
Il cancelliere ausztriacoSchuschnigg era stato costretto a dimettersi dalle minacce telefoniche di Göring e ad abbandonare l’idea di sottoporre al referendum popolare la questione dell’indipendenza dell’Austria dalla Germania; nel suo ultimo discorso, prima di cedere il potere chiese alle truppe austriache di evitare ogni resistenza, per non spargere sangue tedesco.
Il 15 marzo le squadracce della SA (Sturmableilung o truppe d’assalto, le quali pur avendo le camicie brune erano il corrispettivo della “camicie nere” fasciste), si presentarono a casa di Sigmund Freud al n° 19 di Berggasse allo scopo di razziare razziare i reperti d’antiquariato e le opere d’arte di cui Freud era collezionista.
Martha, la moglie di Freud li affrontò con determinazione e riuscì a cacciarli, con la promessa però che sarebbero tornati, dando loro tutto il contenuto della cassaforte che avevano in casa, per un valore di 6000 scellini.
La situazione per gli ebrei in tutta l’Austria divenne subito drammatica, si precipitarono a Vienna i due allievi più influenti di Freud, la principessa Marie Bonaparte da Parigi e Ernst Jones da Londra, per convincere i Freud a partire immediatamente.
Nonostante Freud non amasse molto Vienna, così almeno scriveva soprattutto in gioventù, non voleva lasciarla perché quelle erano (come disse Berlusconi) le “sue radici”.
Dal momento che l’argomento del rischio della propria vita ad un Freud ottantaduenne e gravemente malato non faceva alcun effetto, gli fecero notare che era a rischio anche la vita dei suoi cari, ma anche questo argomento pur ammorbidendolo un po’ non fu decisivo, pensava potessero partire i giovani, i suoi figli e i suoi nipoti, mentre lui, la moglie Martha settantaseienne e la cognata Minna settantaduenne sarebbero stati solo di peso in esilio e il viaggio sarebbe stato un disagio per loro.
Freud si sentiva come un capitano che non voleva abbandonare la sua nave che stava affondando, la nave non era Vienna, né l’Austria, era la Psicoanalisi che li era nata e li dimorava la sua memoria storica.
Jones comprese tutto ciò, che il suo maestro voleva stare sul ponte di comando fino all’ultimo, e che doveva trovare un argomento che scalfisse questo orgoglio e la sensazione di fuggire precipitosamente di fronte alla barbarie, e gli raccontò un aneddoto.
Il secondo ufficiale del Titanic, Charles Lightoller, dopo il contatto della sua nave con l’iceberg nelle fredde acque dell’oceano Atlantico, in seguito ad un’esplosione nelle caldaie fu scaraventato in mare.
Alla commissione inglese che cercò di accertare come si era svolta la catastrofe, che gli chiedeva come mai aveva abbandonato la nave, Lightoller rispose che non era stato lui ad abbandonare la nave, ma la nave ad abbandonare lui.
Con questo sorriso amaro in bocca, Sigmund Freud si convinse definitivamente a lasciare l’Austria per l’Inghilterra.
Vienna 1900 Grafica e design
A cura di: Roberto Festi - Chiara Galbusera - Raffaella Sgubin
Antiga edizioni, Crocetta del Montello 2020,160 pagine, 20 x 26 cm, ISBN: 978-88-8435-221-7
euro 30,00
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La Secessione viennese, con l’intento di promuovere un rinnovamento tanto estetico quanto etico, annulla ogni gerarchia tra le arti mirando a una loro integrazione armonica in un Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte globale in cui l’intero sia superiore alla somma delle parti e il risultato rasenti la perfezione. Che si tratti di uno spazio urbano o di un interno domestico, dell’allestimento di una mostra o delle pagine di un libro, non c’è macro o microcosmo che non sia interessato dalla sperimentazione.
Il volume Vienna 1900. Grafica e Design racconta alcuni degli aspetti più interessanti dell’attività del movimento e dei canali di diffusione del verbo secessionista. Dai gioielli editoriali, in primis la rivista ufficiale “Ver Sacrum”, al ruolo delle istituzioni scolastiche nella formazione di artisti-artigiani per arrivare a singole vicende individuali di protagonisti più e meno noti di una delle stagioni più luminose della storia dell’arte sullo sfondo del crepuscolo dorato della finis Austriae.
Mostra Gorizia Palazzo Attems Petzenstein 10 ott 2020 - 17 gen 2021
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Nella nostra conversazione telefonica seguente, appresi che Kubrick voleva trasferire l'azione dalla Vienna di fine secolo alla New York di oggi. Secondo me era possibile? Risposi che era possibile, ma non sono forse cambiate una moltitudine di cose dal 1900, a cominciare dalle relazioni uomo-donna? "Crede? - mi disse Kubrick - io non credo." Ci pensai un poco... "Ho cambiato idea, non lo credo più neanch'io."
Eyes Wide Open, Frederic Raphael
I servitori con le fedine presero delicatamente gli ospiti per il braccio e li condussero fuori. Il calesse grande di Chojnicki era in attesa. Il cielo era molto vicino: come una cara, familiare, terrestre coppa di cristallo blu, esso posava, che pareva di poterlo afferrare con la mano, sulla terra. Il pilastro in pietra a destra del padiglione sembrava che lo toccasse. Le stelle erano spilli infilati da mani terrestri nel vicino cielo come bandierine su una carta geografica. Ogni tanto l'intera notte blu girava intorno al capitano distrettuale, dondolava piano e tornava ferma. Le rane gracidavano nelle paludi sterminate. C'era un odore umido di pioggia e d'erba. Alto sopra gli spettrali cavalli bianchi della carrozza nera si ergeva il cocchiere nel nero mantello. I cavalli nitrivano, e morbidi come zampe di gatto i loro zoccoli raspavano l'umido terreno sabbioso.
Joseph Roth, La marcia di Radetzky, Adelphi 1996.
Arthur Schnitzler fu il lucido diagnosta, l'acuto descrittore dei fenomeni di interiorizzazione, di rifugio nell'intimismo, tipici della borghesia del suo tempo. D'altra parte, ciò che Schnitzler intuiva e utilizzava letterariamente, Sigmund Freud teorizzava scientificamente nella scomposizione della vita psichica dell'individuo. [...] Freud tuttavia, relativizzando l'autonomia dell'Io, condizionato dalla forza oscura dell'Es, e rapportando sentimenti e virtù convenzionali al meccanismo delle pulsioni, aveva avanzato una possibile ricomposizione dell'Io. Per Schnitzler, invece, smontare i meccanismi della psiche e metterne a nudo inquietudini e incertezze significava soltanto andare alle radici della solitudine e dell'alienazione dell'individuo fin de siècle. [...] Intellettuale liberal-borghese disperato ma deciso, mette a fuoco e critica gli aspetti più diversi di una società in decomposizione raccontandoli e distruggendo le illusioni, ma non fornisce rimedi né propone soluzioni. [...] Percepì profondamente e soffrì le contraddizioni della sua epoca, ne rappresentò lo sfaldamento e l'agonia individuandoli nell'ambito più vulnerabile e nascosto, quello della psiche, e focalizzò il disorientamento seguito alla Finis Austriae cristallizzandolo nel momento della dissoluzione di tutte le certezze.
Giuseppe Farese, introduzione a Arthur Schnitzler, I morti tacciono, Mondadori 1982.