seen from Morocco
seen from Germany
seen from United States

seen from Russia

seen from Russia
seen from Panama

seen from Australia
seen from China
seen from United States
seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from Germany

seen from Poland
seen from United States
seen from United States
seen from Netherlands

seen from Pakistan
seen from Russia
seen from Türkiye
Un invito alla discussione con la rivista milanese "Strumenti Critici - martedì 29 settembre ore 17 @Fucina62 La rivista come strumento di discussione, come laboratorio impareggiabile per saper leggere ciò che accade nel mondo. Può divenire un luogo da dove individuare il proprio nemico e tracciare delle linee di attacco, a cogliere e discutere di tutti quei fenomeni che vivono nei territori metropolitani, siano essi situati in periferie con palazzoni in serie, su gradinate della curva di uno stadio, in aule universitarie o in un cortile di un liceo. A tutto questo può ambire una rivista autoprodotta nel movimento, oppure no. Ci sembra che la rivista Strumenti critici abbia coscienza di tutto questo e stia facendo vivere l' esperienza in forma interessante e quindi non nascondiamo il nostro interesse nel volerla conoscere e diffondere. Non ci basta metterla sugli scaffali del nostro Infoshop, abbiamo la voglia di conoscerla meglio e discuterne vari articoli dei 2 numeri che al momento sono usciti con i compagni con cui lottiamo tutti i giorni sul terreno metropolitano. Alcuni assi di discussione: -Considerando che ad oggi le esperienze significative di militanza di fatto si svolgono all'esterno del terreno universitario, è utile interrogarsi su come si è passati dalla centralità della soggettività studentesca alla sua totale assenza negli ultimi anni... -Gli ultimi anni sono stati scanditi dal ritmo delle lotte sull' "Abitare" e dentro i "territori", l' università è quindi un territorio? e se lo è, che tipo di territorio è? è abitabile? con quali strumenti?La rivista strumenti Critici, ad esempio nasce anche dopo l' esperienza delle libreria Ex-Cuem, dove di fatto esperienze di lotta territoriali entravano con forza dentro i cancelli del' università Statale di Milano, cioè in un luogo di produzione e di assenza allo stesso tempo. -L' abitare e i conflitti metropolitani: I territori e la loro costruzione sono diventati discorsi diffusi non solo nei movimenti di lotta per la casa. Ad oggi è possibile ricostruire legami solidali nei territori e sviluppare forme di vita autonome in secessione con il capitale? In cosa può consistere "Abitare" dentro e contro la metropoli?
Sabato 20 giugno alle ore 18.00, Pigneto, Piazza Nuccitelli Persiani
PANTHERS! comunità in lotta e autodifesa dei territori
Che senso ha oggi parlare delle Pantere nere? Perchè guardare ancora con interesse alla storia dell' organizzazione rivoluzionaria Black Panther Party for Self-Defence? Da sempre le pantere sono dei riferimenti nell' immaginario di tutti quelli che cercano di cogliere a pieno le possibilità rivoluzionarie del proprio tempo, di tutti quelli che individuano come priorità l' agire localmente per difendere i territori dall' aggressione costante del Capitale. Guardiamo al passato; Droga, fascisti, polizia... dai nostri quartieri vi spazzeremo via! viviamo il presente; questo slogan dopo molti anni torna nella sua drammatica attualità, ma risuona con una rinnovata potenza in presidi territoriali, in scritte sulle mura grigie delle periferie. In questo senso le pantere, spazzate via come organizzazione da infiltrati, distrutte nel loro soggetto di riferimento con l' immissione massiccia di sostanze nella comunità nera, annichilite dalla repressione, hanno sferrato un attacco indimenticabile, sta ora a quelli che vogliono organizzarsi nei quartieri contro la miseria del presente riprendere questa sfida. Seize the time!! PROGRAMMA: Intro DUKA: -BLACK POWER, dalle lotte per i diritti civili al Black power -DIBATTITO a cura di Infoshop Fucina Sessantadue -a seguire Aperitivo e Dj sej di Chiccona: blaxploitation selecta fron 70' s
https://www.facebook.com/events/428889770626574/430403430475208/
comitato invisibile
A quelli per i quali la fine di una civiltà non è la fine del mondo;
A quelli che vedono l’insurrezione prima di tutto come una breccia nel regno organizzato della stupidità, della menzogna e della confusione;
A quelli che riescono a indovinare che dietro la coltre di nebbia della «crisi» c’è un teatro d’operazioni, delle manovre, delle strategie e dunque la possibilità di un contrattacco;
A quelli che sferrano degli attacchi;
A quelli che colgono il momento propizio;
A quelli che cercano dei complici;
A quelli che disertano;
A quelli che resistono;
A quelli che si organizzano;
A quelli che vogliono costruire una forza rivoluzionaria, rivoluzionaria perché sensibile;
Questo modesto contributo all’intelligenza di questo tempo
Comitato invisibile
Il Comitato Invisibile è una tendenza della sovversione presente.
Come infoshop Fucina62, siamo sempre alla ricerca di nuovi stimoli al dibattito e alla discussione , tra gli obbiettivi che ci siamo dati abbiamo scelto di mettere in circolazione il testo “Ai nostri amici” che ci sembra possa tratteggiare delle linee di discussioni comuni sul presente.
Invitiamo tutti e tutte alla lettura per fare in modo che l’ incontro, una tra le cose più preziose che abbiamo a disposizione abbia luogo…
Su questo blog comparirà ogni 5/6 giorni un capitolo di questo libro tradotto in italiano a partire dall’ edizione francese “A nos amis” pubblicato dalla casa editrice La fabrique nel 2014.
Buona lettura
“[…] Non c’è una «crisi» da cui bisognerebbe uscire. C’è una guerra che bisogna vincere.
Una intelligenza condivisa della situazione non può nascere da un solo testo, ma da un dibattito internazionale. Ma perché un dibattito abbia luogo bisogna cominciare a mettere in circolo dei documenti. Eccone uno, quindi. Abbiamo sottoposto la tradizione e le posizioni rivoluzionarie al banco di prova della congiuntura storica e abbiamo provato a tranciare i mille fili ideali che tengono legato al suolo il Gulliver della rivoluzione. Abbiamo cercato a tastoni quali passaggi, quali gesti e quali pensieri potrebbero permettere di tirarci fuori dall’impasse del presente. Non c’è movimento rivoluzionario senza un linguaggio capace di esprimere allo stesso tempo la nostra condizione e il possibile che la incrina. Quanto segue è un contributo alla sua elaborazione. A tale scopo questo testo appare in otto lingue e in quattro continenti. Se siamo dappertutto, se siamo legioni, dobbiamo organizzarci mondialmente.”
FASCISMO ARCHEOLOGICO E NUOVI FASCISMI
Premessa
La nostra ipotesi di base è che stiamo vivendo una strana “ri-edizio- ne” degli anni ‘20 e ‘30 del XX secolo, e che quindi non possiamo non continuare a interrogarci su che cosa sia oggi il fascismo. Per fissare su- bito un punto, precisiamo che il riconoscimento di somiglianze, di eter- ni ritorni, non è mai del genere “a specchio”, in quanto la somiglianza implica al tempo stesso una certa identità e una certa non identità, o una certa identità e una certa differenza. Anche se talvolta è indispensabile creare nuovi concetti per descrivere la specificità del funzionamento dei dispositivi di controllo, di assoggettamento e di dominio attivi nella nostra società, riteniamo che si correrebbe un rischio ancora maggiore a lasciar cadere completamente la parola “fascismo”. È, infatti, proprio dal potere politico inteso nel senso più classico – quello dei partiti e dei governi per intendersi – che viene lanciato l’appello a voltare pagi- na sbarazzandosi definitivamente di un termine che, a sentir loro, non avrebbe più nessuna ragione di esistere. Dal nostro punto di vista, si tratta invece di continuare a mantenere il termine fascismo proprio nel momento stesso in cui si prova ad analizzare che cosa ci sia di radical- mente “nuovo” nel fascismo stesso; o meglio: il vecchio termine “fasci- smo” potrà essere svuotato nella misura in cui riusciremo a riempire di percezioni, analisi e visioni l’aggettivo “nuovo” che l’accompagna.
In generale, c’è da dire che l’attuale controversia sul “ritorno del fascismo” mobilita due punti di vista speculari. Alcuni vedono il fasci- smo ovunque: simile alla fenice della mitologia, l’aquila fascista sarebbe risorta dalle proprie ceneri per tornare a volare al di sopra delle nostre. Secondo altri invece continuare a parlare di fascismo sarebbe una for- zatura anacronistica: l’epoca delle camicie nere e dell’olio di ricino si è conclusa a Piazzale Loreto nell’aprile del 1945 e non tornerà più. I brevi scritti che qui riproponiamo cercano di rimettere in discussione questa doppia banalizzazione.
Una delle ipotesi che si può dedurre da questa breve antologia è che il fascismo non tramonti definitivamente con il progresso dello Stato di diritto, né si ripresenti nella forma di un “cattivo passato” che non passa, ma tenda piuttosto a trasformarsi. In fondo, riconoscere le meta- morfosi storiche del fascismo significa far proprio l’unico motivo ancora valido per conservare questa parola. «E cercare così, non solo di esten- derne il campo semantico e di tessere altrimenti la trama dei nostri rap- porti con esso, ma anche di fare luce sulle poste in gioco di un “nuovo fascismo” del presente».
Si consideri ora il dualismo «o democrazia o fascismo», che implica a sua volta la doppia identificazione: fascismo = male, democrazia = bene. In base alla logica binaria, tra democrazia e fascismo scorre una linea di separazione netta, rigorosa. Da un lato la democrazia con tutta la sua radiosa tradizione di libertà e uguaglianza, governo della legge, separazione e limitazione del potere, Dichiarazione dei diritti dell’uo- mo e del cittadino, sistema rappresentativo elettivo, Stato di Diritto, Welfare State; dall’altro il fascismo con la sua oscura tradizione mitolo- gica e messianica, l’identificazione carismatica delle masse con le figure del Duce e del Führer, l’adozione di una politica della purezza del Blut, dell’ordine e della pulizia, lo stato corporativo, autoritario e di polizia, le leggi razziali, i campi di concentramento, la pianificazione della guer- ra per il dominio mondiale, nonché per lo sterminio degli individui e delle razze inferiori. Tale alternativa drastica, che ha conferito al mondo occidentale una forma duale, ha preso consistenza ontologica a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. È l’effetto della vittoria sulla potenze nazi-fasciste a installare nella realtà storica il principio dicoto- mico «o democrazia o totalitarismo». È l’euforia della vittoria ad ali- mentare la certezza che, in fondo, la democrazia avrà sempre la meglio sul totalitarismo e che le dittature fasciste o del proletariato, in quanto pure incarnazioni del male, saranno sempre sconfitte e punite. Qui di- cotomia logica e dualismo del bene e del male, traendo reciprocamente vigore, pongono in essere un nuovo principio di realtà. Ma, in realtà, dietro le cose c’è sempre «tutt’altra cosa».
Attraverso regimi discorsivi diversi – filosofia, letteratura, riflessione militante, analisi della cultura di massa -, gli autori richiamati in queste pagine ci dimostrano che fascismo e organizzazione totalitaria dello Stato non vanno necessariamente assieme: un’organizzazione politica formalmente democratica può essere costruita su basi concretamente fasciste. La pura forma della democrazia, insomma, si può ben concilia- re con la sostanza di valori tradizionali, repressivi e antidemocratici. In fondo, si potrebbe dire che la verità del fascismo è che non c’è un solo fascismo. La verità del fascismo è che infinite forme di fascismo sono possibili, e questo proprio perché «il fascismo in sé è come una spe- cie di forma pura a priori capace di evolversi radicandosi in discorsi e pratiche inedite, valori e forme d’azione che non ci aspetteremo mai di ricollegare al “fascismo” così come siamo abituati a pensarlo – e a criti- carlo». In tal senso, diversi segni stanno ad indicare che si sta aprendo in Occidente un nuovo fronte politico di lotta, la cui posta in gioco è il sé, l’anima, la dimensione etica, la forma di vita. Se oggi le nuove forme di fascismo s’installano direttamente sul piano etico (e/o psicologico) dei processi di soggettivazione, allora il nuovo antifascismo dovrà necessa- riamente fare i conti con questa dimensione.
Indice
9 Premessa
15 Autonomia operaia e militarizzazione dello stato dalla rePubblica di Weimar al terzo reich Nicola Massimo De Feo, Bari, 1977
35 Fascismo, George Lester Jackson in id. con il sangue agli occhi, penitenziario San Quentin, California, USA, 1971
49 Le giornate d’ Aprile Editoriale di «rosso contro la repressione» , n. 15, Milano, marzo-aprile 1975
57 Manifestazione fascista, Pier Paolo Pasolini in id. Petrolio, Roma, 1975, pubblicato postumo Einaudi, Torino, 1992
63 Prefazione, Michel Foucault in G.Deleuze, F. Guattari, anti-ŒdiPus: Capitalism and Schizophrenia, Viking Press, New York, 1977
71 Il Fascismo a venire, Pierangelo Di Vittorio in AA.VV, l’ uniforme e l’anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo, Actuel, Bari, 2009
87 Una Politica nuova, James Graham Ballard in Regno a venire, 4th Estate, London, 2006
99 Democrazia d’eccezione, Fucina 62, Roma, 2013
103 Identità senza Persona, Giorgio Agamben in id. Nudità, Nottetempo, Roma, 2009
115 Territori e nuovi Fascismi, Fucina 62, Roma, 2015
link download: FASCISMO ARCHEOLOGICO e NUOVI FASCISMI
LIBERA FIERA DEL TERRITORIO
7/8 FEBBRAIO
PIGNETO
Il muro e le rose, venerdì 13, Oltre le mura del silenzio, breve viaggio alla scoperta delle forme di reclusione.
Grazie di non sostenere la pace sociale
Ringraziamo tutti quelli che per il secondo anno hanno partecipato alla cena prenatalizia in sostegno alla Fucina, degustando insieme i prodotti della terra raccolti dalla cobragor e cucinati insieme a vecchi e nuovi compagni che abbiamo incontrato in questo anno di intensa attività al pigneto. La lotta che portiamo avanti è possibile anche grazie a momenti come quello passato oggi insieme tra una tombolata, un torta e un piatto di pasta. Grazie di non sostenere la pace sociale