1.Anzitutto mai, nemmeno una sola volta, la Dichiarazione fa riferimento al “diritto universale alla salute”. Non ne parla, confermando quanto i dominanti stanno facendo da anni: cancellarlo dall’agenda politica mondiale e con esso il principio che garantire universalmente la salute, cioè a tutti, è un obbligo istituzionale per i poteri pubblici, gli Stati, e non un’opzione politica di magnanimità o di compassione verso “i poveri” da parte dei dirigenti mondiali. La Dichiarazione parla, invece, più di venti volte, di “accesso equo e a prezzo abbordabile” agli strumenti di lotta contro la pandemia di Covid-19 (vaccini, trattamenti medici, diagnostica e strumenti di protezione individuale). Cioè, un principio ed un obiettivo tipicamente mercantili, di scambio monetizzato (vendita ed acquisto), secondo regole del mercato che nulla hanno a vedere con il diritto alla salute in uguaglianza e nella giustizia. Nel mercato non ci sono diritti, salvo quelli sulla proprietà privata, né uguaglianza né giustizia sociale. Dimenticare il diritto universale alla salute è un atto d’indecenza politica.
G20, la dichiarazione di Roma sulla salute: un miscuglio di ipocrisia, cinismo ed indecenza
















