Ho bisogno di una gioia in questo 2026. Una sola mi va più che bene. Per favore.
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Ho bisogno di una gioia in questo 2026. Una sola mi va più che bene. Per favore.
Capodanno
Mi sarebbe piaciuto iniziare questo 2025 con qualcosa da scrivere di radicalmente nuovo. Poi mi sono chiesta: "perché??"
Infatti di nuovo non c’è assolutamente nulla.
Anno nuovo, vita nuova? Può darsi, ma non qui.
Come di consueto sono andata a trovare la sempre famosa zia per questo inizio Anno.
Accompagnate da una tazza di tè, sedute al tavolo del suo meraviglioso salottino contornato di stelle di Natale, mi ha sfoderato uno dei suoi incantevoli racconti. Un racconto che sa quasi di romanzo da leggere.
Con taglio teatrale, ha condensato la notte di Capodanno dei suoi tempi, dove la sua famiglia si riuniva, e con i suoi flash back da voce narrante, ha annodato quei fili sparsi, riempiendo vuoti, silenzi e sguardi di una me che ha assistito in presa diretta al momento magico e irripetibile, alla ricostruzione paziente e minuziosa di un universo di parole, rituali e ricordi, intensi e talvolta anche dolorosi.
Lei abitava in campagna con i miei nonni e i suoi fratelli, di cui il maggiore era mio padre.
I loro i vicini erano contadini, anche se proprietari di piccoli appezzamenti.
Quando lei era piccina, non si ricorda che ci fosse usanza di una festa di "fine anno", lei l'ha sempre vissuta come una serata in cui si cenava, si giocava a tombola e si andava a letto. Nel pomeriggio vedeva i ragazzi del paese, compresi i fratelli, mandare in aria i barattoli di latta col carburo, li riempivano, gli davano fuoco, e quelli se ne andavano su come missili, facendo un rumore spaventoso, come una bomba. Li ricorda ancora oggi come botti primordiali.
Aggiunge poi, che non c'era ancora il panettone, i dolci erano ripieni con una specie di crema fatta di mosto cotto, noci, marmellata d'uva e cioccolato..poi c'erano le crespelle, e frutta secca come fichi secchi e datteri.
Loro avevano i fichi secchi: mio nonno li metteva ad essiccare sopra una grata, al sole e coperti da un telo leggero, tessuto da mia nonna. Non c'erano né feste, né balli; ricorda di quelle sere la serenità religiosa, mia nonna col vestito bello, col corpetto di pizzo e i suoi capelli a onda, candidi e vaporosi; e mio nonno sempre composto e silenzioso.
Il ballo, o la festa da ballo cominciava a far capolino in casa, come discorso, quando i suoi fratelli erano ormai grandi e andavano nel paese vicino, dove c'era una sala per le feste, e lì partecipava un ragazzo più grande, che lavorava su una nave, e portava con sé dischi di musica americana, ritmi strani e balli conturbanti. Uscivano come damerini, lasciando dietro di loro, la scia del profumo rubato a mio nonno. Per raggiungere questa sala, li accompagnava l'unico ragazzo del paese che aveva la macchina, e li portava al ballo.
Lei e la sorella (una zia che io non ho avuto il piacere di conoscere in quanto purtroppo morta alla sola età di 15 anni) sognavano anch'esse di andare, al ballo.
Mia zia, si infilava le scarpe col tacco di mia nonna e si guardava allo specchio e si immaginava con uno di quei vaporosi vestiti a palloncino ricchi di pizzi e organza. Non tanto, però.. perché mia nonna diceva che nello specchio c'era il diavolo e lei, sotto sotto ci credeva che davvero potesse uscire da lì, con le corna e con la sua lunga coda a punta, per punire chi si specchiasse e vantare di bellezza. Leggende e credenze folcloristiche di quei tempi!
La cena era abbondante, anche se di quelle povere, e mia zia ricorda l’anguilla, il cavolo fritto con la pastella, le tante varietà di frittate, le salsicce, i broccoli con i fagioli. Quello che però i bambini aspettavano, erano soprattutto i dolci. Cominciavano così la serata dell’ultimo dell’anno, con una cena dove al centro della tavola, si metteva tutto il mangiare e loro, i piccoli, venivano serviti da mia nonna che sapeva bene cosa dare, non mancava la bottiglia, anzi il fiasco impagliato che stava in bella mostra di se, piena di vino rosso e bianco per le donne, e per i bimbi la “gazzosa" o il chinotto.
Dopo cena, col freddo, uscivano di casa a salutare i vicini, anche loro fuori, a darsi gli auguri, con due chiacchiere e una risata. Le donne , avvolte negli scialli grandi e pesanti di lana spessa e di colori scuri. Gli uomini coi mantelli, visto che il cappotto era un indumento ancora per pochi. Le voci risuonavano nella notte pulita, verso un cielo nero, uno sfondo per l'argento delle stelle. Ci si dava la mano un pò pudichi, quel gesto era raro, tra gente che conosceva solo il galateo del lavoro. Un sorriso rendeva bello il viso delle donne, che non conoscevano lo svago, e quel piccolo diversivo, le rendeva di colpo moderne e trasgressive. I piccoli che si portavano dietro, coi cappelli di lana e le maglie pesanti, spesso si lamentavano ..aggrappandosi alle gonne delle madri, stanchi, reclamavano di voler andare a letto. Si salutavano sapendo di trovare, una volta rientrati in casa, il fuoco ancora acceso. Mia nonna, buttava sulla fiamma le bucce dei mandarini, e intorno si spargeva quasi odore d'incenso.
Ricorda quel silenzio come di attonita attesa. Qualche cane abbaiava e la luna d'argento sembrava una moneta nel cielo. Era in fondo, una notte di inverno come le altre, nera e gelida. Ma andavano a dormire con la convinzione che si fosse chiusa l'ultima pagina di un libro di una vecchia storia, per poi il giorno dopo, riaprirsene una nuova.
Sono tante, antiche e diverse le usanze legate al Capodanno, tutte con il tema comune di accogliere il nuovo anno con speranza e augurio di buona fortuna.
Mia zia, alla fine del suo racconto, mi ha guardata dicendomi che spera che nel mio futuro possano ritrovarsi sentimenti di una volta. Quelli puri, puliti e privi di cattiveria. Con fare un po' preoccupato, mi ha augurato futuri Capodanno con persone che mi vogliono bene. Mi ha accolto nel suo abbraccio, in quel suo abbraccio che voleva dire tutto. Sono uscita con un tonfo nel cuore, scendendo le scale della sua abitazione con fare silenzioso, interrotto però subito dallo scoppio di un petardo, che ha scosso il mio sentire, e, rientrata a casa, magicamente, ho avvisato l'odore dei mandarini...
𝒮𝓌𝑒𝑒𝓉𝒜𝓇𝒶𝓁𝑒 ➰🖋️
Discorso di fine anno di Z-D-P
Italiane, italiani, straniere, stranieri e altre persone non ben definite, anche quest'anno il discorso del presidente ce lo siamo tolti dalle balle. Sarà servito a qualcosa? Sicuramente no. Cambierà qualcosa? Assolutamente no. Come sarà il 2025? Molto probabilmente peggiore del 2024.
Il mio 2024 è stato una merda sotto tutti i punti di vista, mi auspico un 2025 un po' più tranquillo, ma anche per ciò che non riguarda direttamente me, perché onestamente il 2024 non è stato un granché dal punto di vista delle mie varie passioni, come la musica, film, serie, anime, giochi, sport vari e altra roba, poi mettiamoci in mezzo guerra di qua e di là, gente stupida che fa cose stupide, gente che se n'è andata troppo presto, gente che purtroppo ancora non si leva dalle scatole, etc.
Comunque, dal punto di vista personale spero nel 2025 di trovare qualche gioia, un livello minimo di fortuna che al momento sta sotto 0, riuscire a progredire dal punto di vista di studio, carriera, lavoro, amore(esiste?👀),hobby vari, fare nuove esperienze di qualsiasi tipo, magari andare anche all'estero, stare finalmente bene fisicamente, dimagrire, mettere su massa muscolare e ovviamente che tutti i miei cari stiano sempre bene e siano felici.
Dal punto di vista generale, spero che la gente capisca una volta e per tutte che siamo tutti esseri umani cittadini del mondo, tutti uguali e che dovremmo iniziare il prima possibile a considerarci come una unica grande comunità mondiale nell'universo, molto prima che italiani, francesi, tedeschi, inglesi, americani etc.
Vorrei che la gente migliorasse le loro skill per quanto riguarda organizzazione, puntualità, impegno, empatia.
Vorrei che la gente ricca e famosa capisse quanto è fortunata e quanto non lo sono i comuni mortali e si sforzassero un po' di più per quest'ultimi.
Chiudo infine con un messaggio speciale rivolto a te che stai leggendo: non sottovalutare mai nulla nella vita, che riguardi te o gli altri, stai vicino a chi sembra avere qualcosa che non va, pensa prima di sparare frasi e sentenze e offese gratuite, mettiti nei panni degli altri il più possibile, grazie.
Buon anno a tutti.
" Non puoi togliere speranza alle persone ". Si che si può togliere alle persone la "speranza in mondi ultraterreni" dove potranno vivere gioie che oggi sono loro negate da malattie, handicap, mancanza di risorse, persone care scomparse...
Si deve tassativamente togliere loro speranza, in primo luogo per non essere più oggetto della truffa religiosa e perché solo le persone che non si aspettano soluzioni dall'alto e da terzi si danno da fare per migliorare se stessi e la società indirettamente; le altre, invece, vegetano.
Ringrazio la mia esistenza per le gioie e i dolori,la ringrazio quando mi regala il sorriso di una donna o il saluto di un bambino, grazie per il sole che mi doni per scaldarmi e per la pioggia che mi accarezza il viso , per il vento che mi fa venire i brividi grazie per avermi donato mia madre vero senso del vivere, grazie per la vita e sopratutto per la morte vera mietritrice del senso della vita!
“Una delle più grandi gioie della vita è incontrarsi con un'altra persona e poter parlare allo stesso livello. Sperimentare il piacere di essere di fronte a qualcuno non per parlare di sé, ma per vibrare insieme sullo stesso registro.”
— Alejandro Jodorowsky
È più forte di me, sono sempre felice per le gioie e i traguardi altrui.
C'è l'ho fatta! è tutto vero. Ancora non ho realizzato, ma nei prossimi giorni senz'altro lo farò. E' stato un cammino moooolto lungo e impegativo, pieno di insidie. Sono stato il primo ad esporre la tesi e l'emozione dentro di me era molta ma son riuscito a non farlo vedere alle persone "sembravi non renderti conto di ciò che stava accadendo, sembravi freddo" mi ha detto papà alla fine di tutto. Tornando all'esposizione era andata bene, i professori soddisfatti, il pubblico e gli altri laureandi pure, tranne...il prof di ortopedia. Lui ha voluto mettere zizzania, dicendo la sua opinione e facendomi una domanda come giusto che sia. Peccato che era tutt'altro che fuori luogo, dato che mi ha """""""accusato""""" di aver fatto una tesi su un argomento che non aveva senso, anzi, non ci ha capito nulla e lo ha detto esplicitamente. Fortunatamente sono intervenute sia la mia relatrice che la presidentessa di commissione nel prendere le miei difese e puntualizzando che i tempi di "oggi" sono diversi da quelli della sua epoca (si, perchè il prof era "anziano" e dunque ragionava ancora "ai suoi tempi"). Mi è dispiaciuto queste sue parole, perchè anche se annuivo e cercavo di spiegargli il mio punto di vista, lui era fermo sulla sua. Vabbè...
Tornando a posto è stato bello sentirsi dire dalla mia relatrice "bravo, complimenti" dopo quello che mi ha fatto passare in questi sei giorni. Anche le persone che mi hanno ascoltato, come detto prima, mi hanno fatto i complimenti, così come gli altri colleghi che dovevano esporre dopo di me.
Quando alla fine di tutto, la prisidentessa mi ha chiamato, sentendomi pronunciare la nomino dottore in Scienze Motorie, Sport e Salute, dentro di me ero un mare di gioia e soddisfazione pura. Pensai evvai! ci sono riuscito e i miei sforzi mi hanno ripagato. Sono riuscito a regale questa grande gioia ai miei genitori, finalmente!