memoria #21
Fino a cinque anni fa Alberto o’ Grampied insegnava matematica in una scuola di Spoleto. Oggi fa il cantastorie nelle piazze d'Italia. La sua casa è un camper. “Ho centinaia di amici - la mia grande ricchezza - ovunque, da Santa Maria di Leuca alle Alpi”, dice Alberto al VeLino. Alberto o’ Grampied (nome che gli hanno affibbiato in Francia, dove da ragazzo andava a lavorare saltuariamente) è un artista di strada. Quest'estate ha abbandonato il mezzo a motore e ha affidato i suoi bagagli a Cecio, un asinello che lo ha accompagnato dalla Toscana al basso Lazio. “In un mese e mezzo abbiamo percorso circa 600 chilometri. Per dormire io e Cecio ci fermavamo ovunque ci dessero ospitalità: in genere i contadini ci offrivano un angolo di prato”. Alberto partecipa ai festival oppure improvvisa spettacoli nei posti in cui si trova a passare. “Noi artisti di strada portiamo il sorriso in maniera semplice e intelligente, con battute che sono antiche come il mondo, ma naturali e, cosa più bella, coinvolgiamo il pubblico”. Come tutti gli artisti di strada, vive alla giornata. “Ciò che ci caratterizza è la libertà, che da un lato ci permette di partire per una qualsiasi città del mondo anche domani. Ma dall'altro c'è la precarietà di non avere un lavoro sicuro”. Come Alberto, tante altre persone hanno abbandonato un lavoro tradizionale per dedicarsi al teatro di strada. Lo conferma Alessandro Gigli, da 14 anni direttore artistico di Mercantia, la kermesse del teatro di strada più affermata del nostro paese, che ogni anno si tiene a Certaldo, in Toscana. “C'è chi, prima di dedicarsi a questo mestiere, faceva l'insegnante, chi faceva l'esattore delle tasse”, dice al VeLino Gigli, lui stesso burattinaio e cantastorie. Clown, trampolieri, fachiri, funamboli, giocolieri, mimi: al festival di Certaldo hanno partecipato tra il 17 e il 22 luglio scorso più di cento gruppi di artisti. È una manifestazione nata nel 1988 e che ha fatto di Certaldo la patria del teatro di strada. “All'inizio è stato difficile mettere insieme una decina di gruppi, ma quando abbiamo festeggiato il decennale, nel 1997, siamo arrivati a ospitarne 276”, spiega Gigli. “Dall'anno seguente abbiamo cambiato direzione: una volta promossa l'arte di strada, abbiamo curato la qualità e l'internazionalità: oggi a Certaldo arrivano artisti dall'India, dal Giappone, dal Sud America, insomma da tutto il mondo”. Le piazze del piccolo e suggestivo borgo medioevale si trasformano in palcoscenici aperti: ospitano compagnie che rappresentano pezzi teatrali, ma non rifiutano gli artisti che “vanno a cappello”. “Già”, precisa Gigli, “sono quelli che partecipano senza ricevere il cachet, ma che dopo lo spettacolo ricevono sul piattino le offerte del pubblico. Si trovano nello spazio-off”. L'organizzazione del grande evento estivo costa al comune di Certaldo 800 milioni, che vengono quasi completamente ripagati dal biglietto dei visitatori, quest'anno circa 40 mila. “Non è un festival, è una grande festa”, chiarisce Gigli, “dove si va oltre la divisione dei ruoli. Questo è il grande potere del dell'arte di strada: il coinvolgimento del pubblico. Tutto nel nostro mondo è ravvicinato: in una piazza di 50 metri ci sono 15 punti di spettacolo”. Un genere che deve molto alla commedia dell'arte e alla tradizione del giullare di corte. “È un teatro popolare”, sostiene Gigli, “nell'accezione di non borghese, di comunitario. Ed è antico, antico quanto il mondo”. IL PROBLEMA DEGLI ARTISTI DI STRADA è l'assenza di riconoscimento da parte dello Stato. Per informarli e a tutelarli esiste però, da qualche anno, un sindacato, la Fnas (Federazione nazionale artisti di strada). Tuttavia in Italia ci sono luoghi “liberalizzati”. Tra i comuni capofila c'è San Giovanni in Persiceto, 20 chilometri da Bologna, che da sei anni riunisce un centinaio di artisti di strada (la manifestazione si svolgerà alla fine di questa settimana, dal 21 al 23 settembre). “Il comune ha deliberato l'apertura delle strade agli artisti durante tutto l'anno”, spiega Marco Schiavina, direttore artistico di Arte & Città. “Vale a dire che quelli che sono di passaggio in qualsiasi momento dell'anno, al di fuori di kermesse organizzate, possono fermarsi ed esibirsi senza chiedere il permesso”. In questo modo il centro medioevale di San Giovanni (città che conta 23 mila abitanti) mantiene viva una antica tradizione: “Il nostro paese ha dato i natali al poeta e cantastorie Giulio Cesare Croce, creatore del personaggio di Bertoldo”. Sebbene tanti altri comuni sull'esempio di San Giovanni abbiano proceduto a legalizzare questo tipo di arte, il teatro di strada in Italia è meno diffuso di quello tradizionale. Specialmente rispetto ad altri paesi d'Europa, in testa la Francia, dove si svolge il festival storico di Avignone. “È il posto dove si confrontano le più grosse tradizioni teatrali”, commenta la giornalista dell'Espresso Rita Cirio, critico teatrale. “La Francia è la capitale della libertà di espressione e di esibizione. Spettacoli del genere però, si possono vedere facilmente anche a Edimburgo e a Londra”. Ma il fatto che nella nostra nazione l'arte di strada non sia granché istituzionalizzata non dispiace ai diretti interessati. “Manteniamo una certa freschezza e quando andiamo all'estero tutti si accorgono della nostra genuinità”, dice il direttore di Mercantia. Gli fa eco l'artista Paolo Stratta di Torino, che guida l'associazione Qanet. “Legalizzare il teatro significa snaturarlo”, dice Stratta al VeLino. “È come organizzare una festa a sorpresa e poi dire a tutti ci vediamo domani alle sette”.
Articolo del 2001, qui la fonte
Giorni fa ho fatto un viaggio in treno con il cantastorie Albert'o Grampied, ci siamo incontrati ad un convegno di artisti di strada e lui mi ha accompagnato per un pezzo del ritorno raccontandomi di lui.
Non insegna più in una scuola superiore, adesso insegna matematica in un carcere, che insegnare ai criminali è meno faticoso, criminali che spesso son solo dei disperati, magari con già una laurea, che non sanno come mantenersi, ma stanno lì.
Che bello anche io se avessi potuto prendere una seconda laurea e non si sa mai, sceglierei matematica, mi spiace non averla scelta tempo fa eh, ma scommetto che quando io mi laureai a suo tempo tu non eri nemmeno nata, ma va, sembri grande, ma non così grande, beh io mi son laureato nel luglio dell'81, ah ok, hai vinto tu, ma gli anni te lo porti benissimo, lo so, io vado piano, per un po’ ho provato anche a dorso di un asino, ma è difficile.
Sarebbe meglio vivere lentamente, ma in un mondo che va veloce è difficile e doloroso, ci siam detti.
Come mai ci siamo ridotti così? Chi ci ha allontanato dallo spirito del mondo? Perchè tutte queste differenze tra noi stessi?
E allora prima di salutarmi mi ha consigliato il libro del titolo e lo consiglio a tutti e ognuno ne tragga le conclusioni che vuole. (ve l'ho linkato)
E gli ho detto che spero sinceramente di vederlo di nuovo, magari di nuovo tra gli artisti di strada, un altro raduno e lui mi ha risposto, magari prima inshallah.
Inshallah allora e buona fortuna a tutti.










