La rassegnazione ti allontana da te stesso.
La persona più dannosa che puoi incontrare non è lo stronzo, né il traditore o il vittimista, ma il rassegnato.
I rassegnati sono un ammasso di inefficienza energetica. Un cumulo di pigrizia, svogliatezza e testardaggine. Delegano continuamente agli altri, si rifiutano di usare il cervello, negano a sé stessi di imparare e difendono la loro resa con ogni scusa e ogni mezzo.
Sono le persone del "non sono capace, fai tu che è meglio", quando non gli si sta certo chiedendo il calcolo balistico per il lancio di un missile. Tanti bambini che tengono il broncio o fanno moine quando vedono che si sgravano di piccole responsabilità. Moltissimi anziani con il pretesto di avere una certa età si tuffano di testa in questo stato.
Tutti i rassegnati hanno la presunzione di credere che gli sia dovuto qualcosa, e spesso legano a sé ogni elemento possibile per assicurarsi di sguazzare nell'inettitudine.
Ma il punto è che prima della rassegnazione c'è una personalità che ha deragliato dalla sua natura, che ha lottato per una vita senza vivere quasi mai una gioia reale; sono spesso anche i vanitosi del sacrificio.
Non a caso molte malattie, soprattutto "della vecchiaia", hanno la radice in questo schema. Sordità, cataratta, cervicalgia, reflusso, ipertensione, demenza... dicono che non vogliono più sentire, nè vedere quello che le circonda, né sapere altro o tollerare più niente, fino a desiderare l'oblio dell'azione e dei ricordi.
I rassegnati sono persone che hanno smesso di volere essere presenti a sé stesse. Cioè hanno deciso di non volere più stare nella loro situazione, ma non hanno trovato i mezzi per ritornare a sé.
E che cos'è la vita in questo Sistema se non il rientro in Sé stessi?
Quello che già Gurdjieff nel 900 definiva "Ricordo di sè"?