"Chesti ddoje me pareno a limma e a raspa".
In lingua nazionale: "Queste due mi sembrano la lima e la raspa".
Giudizio di mia madre espresso mentre in tivvù passava un servizio giornalistico dedicato a Schlein e Meloni.

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"Chesti ddoje me pareno a limma e a raspa".
In lingua nazionale: "Queste due mi sembrano la lima e la raspa".
Giudizio di mia madre espresso mentre in tivvù passava un servizio giornalistico dedicato a Schlein e Meloni.
Mo’ era Pasca
e vene già Natale n’ata vota
e gira gira rota
e passa ‘o tiempo e ‘a moda
ma tu nun passe, tu,
pecché tu si l’ammore
ca pure quanno chiove
asciutta ‘e panne ‘o sole
pe’ me purtà calore
‘ncoppa ‘a ‘sta terra scura
c’aiza mane e mure,
mmiezz’a ’stu munno ‘nfame
[...]
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aitanblog.wordpress.com/2009/12/22/630
"Mi innamoro molto facilmente, Ruben, ma con te non c'è speranza."
"Enamoradizo" è un aggettivo spagnolo che non credo abbia un corrispondente in italiano. Vuol dire facile a innamorarsi, sempre propenso all'amore, innamorato cronico, assai incline a innamorarsi. Forse l'aggettivo italiano più vicino è "sentimentale".
Uno che si innamora di tutto, insomma.
A voi viene in mente una traduzione più attinente, magari con una sola parola, anche dialettale o gergale?
L’autore è Juan Matías Loiseau, più conosciuto come Tute. Raffinato vignettista, umorista e grafico argentino nato a Buenos Aires nel 1974 e figlio d'arte (il padre Carlos Loiseau era un famoso vignettista peronista).
Napoli senza cliché
Dal libro di Valeria Saggese sul codice segreto dei musicisti napoletani a un ricordo di Franco Del Prete e del suo spessore umano e artistico.
Tanta ggente ca sape suna’,
ma nun tene niente ‘a dicere.
Acqua vulluta
senza fasule e cicere.
Sabato senza sole.
Femmene senz’ammore.
Serenata senza core.
Ciore senza culore,
‘sennicola senz’addore.
‘Na chitarra che sona essa sola
senza sentimento
e senza rummore.
Napule senza sole,
varca senza vela,
lanterna senza cannela.
‘Na chitarra che sona essa sola
senza dulore e senza core.
‘Na chitarra che sona essa sola.
Una canzone mal accompagnata
Prova di lettura - Metodo Geolier
Cfr. https://aitanblog.wordpress.com/2024/02/02/il-caso-geolier/
...
"Generalmente, un dialetto è molto meno codificato di una lingua. Infatti, dei dialetti esistono numerose varianti, nessuna delle quali si impone sull’altra come “corretta” o preferibile; anche perché tutte le lingue vernacolari e i dialetti sono insofferenti alle regole, alle classificazioni, alle accademie ed alle grammatiche normative. In genere, non esiste nemmeno un sistema unico e standardizzato che permetta tutti di scriverlo allo stesso modo.
Se si cominciasse a insegnarlo a scuola (come hanno fatto in Spagna con il catalano, il gallego e il basco) si dovrebbe scegliere uno standard che costringerebbe le comunità di parlanti a utilizzare un unico codice scritto e orale. Cosa che a me, personalmente, non farebbe affatto piacere. Il dialetto è per sua natura anarchico e insofferente a briglie e regole fisse."
Questo scrivevo un paio di anni fa e questo credo ancora oggi, a prescindere (ma non troppo) dal caso geolier.
A proposito del napoletano, del frattese e del mio lessico familiare
Aggiungo che Geolier non lo conosco, ma mi sta incuriosendo tutto questo parlare del suo napoletano scritto e orale; tuttavia, so bene che anche i rapper afroamericani scrivono spesso in un inglese difficilmente comprensibile da chi non conosce lo "Jive English" (U, B4, thru, Yo, what's crackin', homie? We chillin' on the block, keepin' it real, ya feel me?).
Sento incombere l'autunno.
Ma fa ancora caldo. Fa troppo caldo per essere vero.
Fa nu cavere ca se squagliene 'e cerevelle e 'nu saje cchiu' che juorne e' e addo staje.
Me sento 'nu rilorgio appise 'ncoppa 'a 'n'albero 'e Dalí e nun tengo cchiu' né voglia 'e sta né voglia e i'.*
La persistenza del calore tra Magritte e Dalí
* Traduzione in lingua nazionale:
Fa un caldo che si fondono le cervella e non sai più che giorno è e dove stai.
Mi sento un orologio appeso su un albero di Dalí e non ho più voglia di restare né di andarmene via.