Nelle "Dispute conviviali" Plutarco scrive: "Noi non ci invitiamo l'un l'altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme.".
In spagnolo, questo è evidente sin dal verbo che esprime l'atto del mangiare, "comer", che deriva dal latino "cum-edere", cioè, appunto, "mangiare- con".
Ma forse il termine che esprime meglio il senso della tavola condivisa è "sobremesa", letteralmente, "sopra la tavola", ma che indica quel tempo di assoluta qualità goduto insieme attorno alla tavola, anche dopo aver terminato il pasto. Idea spagnola, ma, in fondo, molto mediterranea: la lenta preparazione del pasto corrisponde alla sua lenta fruizione ed alla sua altrettanto lenta condivisione. Non per pigrizia, ma perchè da queste parti mangiare è un atto fondamentalmente sociale.
(Amedeo Feniello - Alessandro Vanoli, da "Padella", in "Storia del Mediterraneo in 20 oggetti", 2018)
Aggiungo che nel napoletano si definisce "'o spasso" la frutta secca che si mangia la domenica e durante le festività (soprattutto quelle natalizie) dopo aver pranzato o cenato.
Può essere composto da arachidi, noci, pistacchi, anacardi, castagne, semi di zucca, mandorle, prugne e fichi secchi che si consumano chiacchierando e bevendo in conviviale allegria e spensieratezza.
La bellezza del mangiare in compagnia.
E non è per caso che anche la parola "compagno" derivi dal latino medievale "companio", a sua volta derivante da "cum panis", che ci riporta alle persone che condividono il pane e mangiano insieme












