Quando prendo la linea rossa della metro per sesto, arrivando dalla linea gialla, in Duomo, cammino sempre al contrario in un piccolo tunnel di persone che vanno a prendere la gialla, al contrario di me.
Mi sbattono contro, mi guardano male perché sono un intoppo, io come quei pochi che come me in orario di punta vanno nella direzione meno gettonata, noi, noi siamo degli intoppi.
Cammino stretta vicino al muro per non essere schiacciata, per non farmi male, ma allo stesso tempo con la testa alta.
Perché la mia direzione non è meno importante della loro.
E quella del pesce che risale le correnti è un po' la storia della mia vita e quella anche di altri.
Non si viene capiti, si viene odiati, additati, infamati, distrutti per quanto splendidi solo in quanto DIVERSI.
No, non cambia, non migliora.
Per chi non prende la gialla alle 18 ma va in culonia in orario di punta sarà sempre il liceo, con i bulli e i pezzi demmerda insulsi e privi di valore che ti bastoneranno in gruppo, fieri dell'essere in gregge, rubandoti intanto anche quella libertà d'animo e quella bellezza, che però addosso a loro sarà sempre volgare e rattoppata come una borsa di dolce e banana.
Ma ci si convive, e si vive.
Diversi si, ma sempre meritevoli amici miei.
E chi poi ci capisce, quando lo incontriamo, ci restituisce in pochi secondi l'essenza di tutto, perché nemmeno credevamo esistesse.
Ce la potete fare, diversi, belli e controcorrente così come cazzo siete.
Io vi amo così.