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Buonanotte!
Ciao amore.
Ciao amore, sono un comune mortale che sta qui ad ammirare la tua bellezza, direi sublime… Una mia grande professoressa del liceo, disse una volta in una sua lezione “il sublime è il stupirsi o essere attratti da qualcosa che noi temiamo, e quindi è come se lo guardassimo con ammirazione da lontano”… Ecco, per questo sublime.
È un qualcosa di assolutamente vero, possibile, tangibile ma allo…
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2°: Spot Morositas. Si tratta di un vecchio spot delle caramelle gommose Morositas andato in onda diversi anni fa in tv e oggi modificato -in minima parte- da me. Nello spot viene riadattata una scena tratta dal film di Tarantino ''Le iene'' ( Reservoir Dogs)del 1992. Lo spot si concentra sulla ''tortura'' di un limone e rimanda alla vera tortura del poliziotto Nash eseguita da Mr.Blonde.Lo spot apparentemente sadico gioca sulla ''tortura''del limone per evidenziare che il brand utilizza della frutta fresca per le loro caramelle gommose. Ho voluto legare il film al programma televisivo LE IENE per due motivi. Per prima cosa l'associazione semantica Iene(film) Iene(programma televisivo) poi la natura irriverente, volutamente fuori dal coro e cruda che contraddistingue tanto i film tarantiniani quanto i servizi delle IENE. Ho quindi aggiunto alcuni degli effetti usati durante i servizi delle IENE per realizzare questo video.
Antonella Tarascio
Intervista a Paolo Stopponcelli, underdog e leader del nuovo cinema italiano
Si parla spesso e volentieri di quanto faccia schifo il cinema italiano, di quanto sia strozzato fra clientele, inettitudine e due soli tipi di cinema, peraltro di merda: la commedia che non fa ridere o il pistolotto edificante. C’è naturalmente chi non ci sta, ma per questo suo schierarsi contro si trova ad affrontare una vita dura e difficile. Proprio come Paolo Stopponcelli, brillante regista di “cinema neopopulista” (definizione sua). Il suo scopo è quello di far rinascere un cinema italiano che sia di nuovo cinema, con produttori, maestranze e libertà artistica, capace di sfornare pellicole in grado innanzitutto di piacere al pubblico con storie e personaggi fatti come si deve, e di camminare economicamente con le sue gambe, senza dipendere da fondi statali e affiliazioni politiche per sopravvivere.
Paolo, parlaci di te. Come hai cominciato a fare il regista? Innanzitutto ciao, sono Paolo Stopponcelli e ho 46 anni. Sono nato a Lompo, in provincia di Saragusa, ma mi sono trasferito a Roma per studiare e poi sono rimasto lì. Ho svolto un sacco di lavori nel mondo del cinema e della tv – sceneggiatore, carrellista, portavivande, mi sono occupato della logistica di vari set, importanti e indipendenti, e ad un certo punto ho capito una cosa: che qualora avessi voluto fare del cinema-cinema, qui in Italia, non ce l’avrei mai fatta. Perché fare le cose a modo mio, dire le cose che voglio io, non è possibile. Il rischio non è ammesso, il film deve rispettare quei due/tre filoni riconosciuti come accettabili, oppure in alternativa essere un progettino che serve solo ad intascare qualche fondo per la cultura, fondo di cui il 90% viene mangiato dalla sedicente produzione e col resto si fa una cagata. Quindi ho lavorato un bel po’ all’estero, nelle produzioni indipendenti in USA, UK, Germania e Giappone, e mi sono fatto le ossa e da zero, vedendo come si lavora sul serio e come si utilizzano le risorse in maniera intelligente. Tutto questo succedeva negli anni ’90. Poi, tornato in Italia, ho cercato di mettere a frutto quello che ho appreso.
E qui arriviamo alla tua produzione, per ora esigua e non facilissima da reperire. Ti cimenti soprattutto con il cinema d’azione, a tratti virato verso l’horror, a tratti verso il noir… Credo che la produzione italiana degli anni ’70 vantasse grandi artigiani che poi o sono finiti male, vedi la parabola discendente di Dario Argento, o non hanno lasciato eredi, come Sergio Martino. Gente che sapeva mettere insieme storia, personaggi, manualità tecnica, e portare a casa un cinema di qualità, che per prima cosa raccontava una storia e trascinava. Certo, massimo rispetto poi per Don Siegel, Sam Peckinpah o William Friedkin, ma loro potevano vantare mezzi improponibili per gli italiani degli anni ’70. E io appunto mi ricollego a loro, che riuscì a fare cose interessanti lavorando intelligentemente con grossi limiti di budget e tecnologia, in “italianese”.
Il tuo ultimo film si intitola “Colpi di Lupara in Faccia ai Negri”. Come mai scegli titoli così forti? E’ una cosa che ho imparato da Lina Wertmuller. I suoi film non li ho mai visti, sono l’inizio della svolta intellettuale e rompiballe che ha rotto, ma tutti sanno citare i titoli: “Travolti Da Un Insolito Destino…”, “Mimì Metallurgico…” eccetera eccetera. Si sono stampati nell’immaginario. Io ho deciso di fare la stessa cosa, aggiungendoci però tutta la mia verve che sarà pure politicamente scorretta, ma la gente s’è stufata del buonismo.
Non hai paura delle accuse di razzismo, inevitabili? No. Io non sono razzista, pensa che mio nipote sta con una negra! Io non sono affatto razzista, però dobbiamo anche rinoscere il fatto che ci sono un sacco di negri che vengono qui e si danno al crimine. E se il cittadino chiede aiuto, si trova il politico di turno che gli dice “zitto, tu, razzista di merda!” Ho voluto creare quindi la storia di un poliziotto, Remo Guglielmi, che non ci sta. La sua città è preda della criminalità, con il boss Carmelo Cialamitaro a tirare le fila. Gugliemi, assieme ad una milizia di cittadini, farà a modo suo perché il sindaco e gli assessori, ovviamente di sinistra, lo fanno espellere dalla polizia dopo che secca un gruppo di negri che vendono D&G contraffatti sul sagrato della Chiesa. Guglielmi non è razzista, lo preciso, l’amico con cui si confida è il kebabbaro Abdul che sta sotto casa sua…
Perché dici “ovviamente di sinistra”? Perché tutto questo politicamente corretto è una fissa loro. In realtà sono corrotti come tutti gli altri, ma hanno il piedistallino. Nel mio film, la giunta comunale è intrallazzata con la camorra, e preferisce che Gugliemi sia rapidamente eliminato dalla polizia – per far questo, alimenta anche una campagna stampa contro di lui. E tutto per aver impiombato dei negri! Potrebbe anche succedere, potrebbe… ci manca poco! Chi si sente offeso dalle mie parole è un negro, se lo lasci dire.
Nel tuo precedente film, “Shylock, Il Fottuto Mutante Giudeo Strozzino”, ti sei preso accuse di antisemitismo. Sembra tu lo faccia apposta! Per quel film mi sono ispirato ad un film inchiesta tedesco degli anni ’40, “Süss l’ebreo”, in cui il personaggio di Süss fa appunto una serie di brutte cose e poi alla fine viene impiccato per tutto il malgoverno che ha fatto e si scopre che zac!, era ebreo! Come la mettiamo? Succede anche oggi, spesso e volentieri: una fa della malefatte, corrompe, magari si arricchisce di nascosto, o ha una fortuna inspiegabile, e guarda caso spesso salta fuori che è ebreo… Niente contro gli ebrei, ci mancherebbe, qualcuno di loro sarà anche una brava persona, però succede un po’ troppo spesso. Credo che la comunità internazionale dovrebbe porsi qualche domanda. Il mio film vuole solo sollevare degli interrogativi.
A parte che “Süss l’ebreo” è un film di propaganda nazista, ecco: dopo la seconda guerra mondiale, come si fa a fare un film del genere? Non è venuto in mente a NESSUNO dei suoi collaboratori? Propaganda? Boh, a me pareva dicesse cose del tutto normali, che tutti sanno ma nessuno vuole dire perché poi arriva la Boldrini a dirti che non va bene e non si può. E che palle! I problemi ci sono stati, e pure molti, ma per fortuna abbiamo avuto l’appoggio di un donatore, che vuole restare anonimo. E’ pure un film neorealista, nel senso che nessun attore è professionista, sono venuti dei ragazzi da associazioni culturali come EvolaOggi, ThuleAbbestia e FreePalestina a lavorare sul set e a interpretare i ruoli. Li ringrazio, senza di loro avrei dovuto chiudere con “Shylock”. Quanto mi hanno aiutato i comunisti, eh? Neanche un centesimo! Che democratici, eh?
Al prossimo film con chi se la prenderà? Io non me la prendo con nessuno! Nessuno, capito? Ma ci sono cose che la gente, quella normale, dice, e pensa, e non viene ascoltata. Sta a quelli come me dar voce alle loro domande, dandogli una qualche rappresentazione su schermo. E la gente è stufa di dover applaudire i negri o che altro cazzo di stronzo solo perché negri. Prendiamo Martin Luther King, no? “I Have A Dream”. Ok, bravo, però i sogni li facciamo tutti eh, non è che solo perché sei negro allora fare sogni è una cosa speciale per cui ricordarti. Per forza poi la gente s’incazza coi negri!
Ma… lo sa che “I Have A Dream” è solo l’inizio di un discorso lungo, l’incipit di un’idea, e che Martin Luther King per questa idea e questo sogno è morto? Morto? Ma quando? Non fa l’attore? Attore? Sì, dai, quello negro che fa sempre il negro saggio, coi capelli bianchi, che fa Dio, per esempio, e poi l’aiutante di Batman.
Quello è Morgan Freeman! Ah, io pensavo fosse Martin Luther King, ecco perché non lo trovavo. Volevo dargli una parte nel mio prossimo film, come capo di un’organizzazione terrorista che sfida l’Italia, ormai troppo fiacca per rispondere, così l’onere se lo prende il Vaticano mandandogli contro il suo esercito segreto di superuomini benedetti…
E come si chiamerà? Non ho ancora deciso, pensavo “I Terroristi Attaccano, L’Italia Barcolla, Il Santo Padre Non Molla”.
Irriverenza
"Ragazzi voi siete irriverenti" è la frase che ci è stata detta da una visitatrice al Tuttofood di Milano.
Ma l'irriverenza, intesa come un burlarsi dell'ordine costituito, è qualcosa che mi ha sempre affascinato.
Una curiosità estatica mi ha sempre spinto a conoscere la storia, le gesta, le opere di quegli uomini o artisti che hanno cercato una via che si discostasse da quella costituita.
Uomini che ci hanno donato un nuovo modo di vedere le cose, nuovi paradigmi con i quali decifrare la realtà.
Una realtà che adesso è postmoderna, con i diversi campi sensoriali che flirtano fra di loro. Dove mondi che un tempo consideravamo estranei adesso comunicano per creare qualcosa che va oltre la loro semplice unione.
Noi di Quattrocieli siamo figli del postmodernismo, infatti non ci fermiamo alla sola produzione di vino, ma guardiamo con interesse al mondo dell'arte, della moda, alle nuove tecnologie.
Nessuno fino ad ora ha pensato di metter un vino di alta qualità in bottiglie di plastica con tappo a vite. Tutti i tradizionalisti sicuramente griderebbero allo scandalo, ma nessuna rivoluzione ha mai visto i tradizionalisti d'accordo.
Nessun tradizionalista avrà riconosciuto come arte l'urinatoio di Duchamp, o un'attesa spaziale di Fontana o ancora una provocazione di Manzoni o di Cattelan.
Forse siamo irriverenti, ma siamo anche pop, e questo ci piace.
"Io, cambio idea sui pianeti, sulla storia del Big Bang" Di Martino, Cambio idea
(...) ed appare pertanto necessità di vero il sostenere che, in situazione di emergenza data da conflitto di classe irrisolto e femminicidio senza tregua, sia forse necessario fare un passo indietro ed ammettere con sè stessi ed il mondo che sì, abbiamo oltrepassato un segno ed il debito del terzo mondo è solo una delle cause della crisi che porta tanta gente per bene a indebitarsi per poter acquistare sottobanco pancali di merda da riversare nel water in modo da intasare le fogne e dare un po’ di laboro agli idraulici e, di conseguenza, a quelle maestranze umilmente manovali con la salopette lurida e la matita dietro l’orecchio e le mani lerce di morchia che purtuttavia son necessarie al processo civile e un’orda di tecnocrati vorrebbe rimpiazzare con robot in fattezza di negro a costo zero, perché in realtà voi credete che ci siano i negri in giro, ma si tratta solo di ammassi di cavi e di ciccia, perché i negri veri sono tutti morti nell’Oceano Negro che è la tomba di tutti i negri, ma non tutti i giovani se ne possono accorgere e continuano a guardare le repliche dei Robinson scambiandolo per la realtà mentre invece è quello che vuol fargli credere Abberlusconi mentre fa il governo che lo processano per abuso fiscale e frode campidanese quando assunse un cameriere che fu in seguito lapidato perché adultero (...)
Giorni di mestizia per la democrazia (o i negri)
sottoscrivo tutto.
Poesia è Poesia sarà Poesia che il mondo Un dì salverà.
Ma però Mi consentirà Ci si fa ancora pochino, guarda, funzionano meglio le armi, smettila di stare lì al chiaro di luna con la penna d’oca per compilare quei versi, piglia la vanga e vai spalare la merda che oggi passa i camii a ritirarla. Ma sei veramente una testa di cazzo, eh, io non lo so.
Giornata Mondiale Della Poesia (dice)
Con queste elezioni di merda avete veramente spezzettato la coglia!
Mario Monti ha fatto dimettere Oscar Giannino che in realtà è Ratzinger, visto che si sono dimessi lo stesso mese e nessuno li aveva mai visti insieme. Ci avevate mai pensato? Io sì, perché c’era un precedente importante: nel 2007, a due giorni di distanza, morirono Luciano Pavarotti e Gigi Sabani. Li avevate mai visti insieme? No, vero? Ecco, avete capito. Comunque, eh sì, ci sono le elezioni. Chi votare? Son dilemmi. Qui dentro siamo fermamente convinti (io e quello trasparente qui accanto) che ci siano poche cose essenziali per spingerci a mettere una X qua o là: l’economia, i calzini e i mercati azionari dei tappi di cerume di negro. Vediamoli nei dettagli.
1) Le trappole per nani.
Si tratta di una questione annosa e difficile da dirimere. Praticamente, no, stando ad uno studio comparato effettuato dall’OPSCA, tutti i possessori di bercellatori, dal 2002 al 2010, hanno dimostrato un tasso di accise sulla disoccupazione pari a 2/3 dell’IRPEF. Tradotto, significa che il reato di bancarotta fraudolenta in usocapione è stato praticato dal 22,5% dei nostri politici che a loro volta trasducevano con funzioni monotone (non monotòne, eh, intendo proprio monòtone, come i Sigur Ros) il PIL in Sexpistols (e giù a ridere). Questo malcostume diffuso è stato ripetutamente sanzionato dalla Merkel e da Silvio Abberlusconi, che però al momento di firmare si è ritirato a vita privata adducendo scuse implausibili come l’osteoporosi di alcuni negri in usocapione che dovevano sistemargli lo spread sui titoli guatemaltechi di comprarietà di Mediaset, Brudersbanke e Peppecrillo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la merda d’ora in avanti sarà venduta in appositi merdatori con un’iva del 75%, e questa sanguinosa mossa serverà per ripagare IL DEBITO PUBBLICO.
2) Welfare per il sostegno dei consorzi storionifici
Nei paesi civili, le talpe di questura costituiscono un investimento a lungo termine. Sono il sale e l’aceto di ogni democrazia, per usare le celebri parole di Wayne Dentarelli. Eppure, com’é possibile che una persona priva di qualsiasi certificazione possa svolgere il mestiere dello spostatore di gamelli di piombo pavimentizio? E’ un modo irresponsabile di gestire la cosa pubblica di cui stiamo pagando il prezzo orrendamente, e l’Europa ce lo farà pagare: la crisi della Grecia è cominciata quando il prezzo congiunturale dei calzini e quello della pasta d’acciuga ha superato il rendimento dei derivati (scoperti, bada bene) sul nerching. Da lì all’effetto spirale discendente negativa il passo è breve, e infatti s’è visto: nessuno ha più cittadinanza jugoslava. L’Italia deve fare tutto ciò che è in suo potere per rientrare nei parametri e riconquistare la coppa del mondo di pilates, altrimenti il benchmark non verrà rispettato e non potremo nemmeno dare più la colpa ai negri.
3) Tassazione progressiva delle ossa di giaguaro
Altro problema di cruciale importanza, di cui ben pochi fanno menzione in campagna elettorale, è la riduzione delle emissioni di lompo bicubico. Già Federico Di Prussia (non lo zar, eh) si era occupato della questione, ma con una manovra a sorpresa fu scalzato dalla Legge Zorro, che impediva di fatto lo scioglimento delle camere e la riduzione dei bicchieri assegnati ad ogni membro del consiglio dei dieci assenti. Stando così le cose, alla vigilia delle elezioni ci troviamo un numero spropositato di club della ciabatta in giro per la penisola, con un costo del tutto insostenibile, soprattutto sociale: fin troppi giovani perdigiorno passano le giornate attorno ai club, mendicando pitali da svuotare per un tozzo di pane, e a volte vivono proprio di escrementi, perché non vogliono impiegare le loro energie nel lavoro produttivo e nell’attivismo contro la feuglia adriana. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, a partire da tassi di robeusi da capogiro e assenza di lestospirosi al 24%.
Stando così le cose, la situazione alla vigilia del voto si presenta molto complicata. La scelta è decisiva. Il futuro è nelle nostre mani. Le mani sono nel vostro futuro. Le mani sono in manette. E mi avete rotto i coglioni, basta, vi spacco la testa, brutte teste di cazzo impazienti, volgari e violente che non siete altro!!!
via sei un idiota ignorante