Ich hab Angst, dass ich die Kontrolle verliere.

#dc comics#dc#batman#bruce wayne#dick grayson#batfam#tim drake#dc fanart#batfamily




seen from Malaysia
seen from United States

seen from Malaysia
seen from United States
seen from United States
seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Netherlands
seen from United States
seen from Netherlands

seen from United States

seen from Malaysia
seen from T1

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Israel
seen from Yemen

seen from United States
seen from India
Ich hab Angst, dass ich die Kontrolle verliere.
Just got word from the Pima County Public Library's Desert Streams program that they are picking up my 4-song album Krankenhaus!
So it will be available for streaming in the county library system.
I've got to upload the materials etc, so it's not there yet. but hey - free to listen on bandcamp as well.
Title: アルコル・コール(tanigon remix) (Alcor Call (tanigon Remix))
Arrangement: 柊秀雪
Vocals: マイナス
Remix: tanigon
Album: tanigon Lo-fi Works
Circle: ついったー東方部
Original: The Wolves of Nanatsuishi Dash to Seize the Clouds
Ansichtskarte
Krankenhaus mit Männerliegehalle Heilstätte für Skelett-Tuberkulose Carlsfeld über Brehna Krs. Bitterfeld
Leipzig: DTVL (III/18/197 T 169/56)
Aufnahme: Foto-Brüggemann, Leipzig
1956
"Herzen können vielleicht nicht brechen, aber sie können wehtun. Und Schmerz, den man nicht sieht, tut oft mehr weh als der offensichtliche."
Buch: Drowning Souls, Whitestone Hospital 2
There are reports circulating online that Landsthul hospital in Germany has been shut down because they’re bringing in too many Injured and dead American soldiers from the Middle East. Can anyone from Germany confirm?
Oggi giretto a quello che qua chiamano fieramente come Krankenhaus e che a me dà l'impressione che significhi la casa delle ossa rotte, il che ci starebbe pure ma nella sua versione elegante italiana è semplicemente ospedale. Mi dico che adesso sono ufficialmente naturalizzata altoatesina e dunque da qua non mi schiodo. Neanche in Sicilia avevo mai preso l'ambulanza, qua invece giretto in ambulanza più capatina al pronto soccorso e pure in sedia a rotelle – scortata di qua di là come una vera princess – e per non farmi mancare nulla anche da sola, ovviamente, se ci mettevo qualche malanno in più pure mi ricoveravano!
I paramedici entrano in alloggio e mi trovano che stavo abbracciando il cesso e gli stavo dicendo “non son degna di te”, a vomitare anche le ossa – il mio stomaco si era fissato che poteva fare una cosa del genere, allora crampi crampi a non finire che dovevo stringere ancora di più il cesso manco gli volessi davvero bene, crampi che sembravano calci rabbiosi –, mi giro e mezza stralunata, con la bocca ancora sporca di vomito vedo quel bel paramedico come solo dei montanari come questi sanno sfornare: alto, possente, stretto nella sua divisa da paramedico che sembrava volesse strapparsi da un momento all'altro, giovane, ma soprattutto biondo e occhi azzurri. Loro – i biondi-occhi azzurri, maschi e femmine – restano il prototipo di bellezza-tipo, anche se sono talmente belli che non riuscirei neanche ad accarezzarli per non guastare la loro bellezza. Va beh lui ha l'animo da crocerossina, mi scorta mentre andiamo in ambulanza stando al mio fianco – anche perché ero traballante e lentissima, col respiro pesante. In ambulanza parlava con la praticante almeno la traduzione letterale, penso che sia l'equivalente di tirocinante in italiano, e mi buttava un occhio, poi siccome qua siamo in mezzo ai monti quindi è tutto curve e fare più di venti minuti di strada tutta curve per una che si è passata le sue otto ore vomitando ogni mezz'ora– e lo vogliamo dire? Massì diciamolo, che reputazione ho da difendere io qua! Otto ore di vomito e cacarella – non è stata proprio una bella esperienza, e dato che in volto ero sempre più provata ogni tanto mi chiedeva come andava, verso la fine poi mi dice “cinque minuti e siamo arrivati”. Alla fine mi abbandona a quelli del pronto soccorso, questo scostumato.
Comunque esperienza carina dai, stavo pure in pigiama con gli scarponi da trekking, pallida, la faccia stralunata che imploravo una puntura per la nausea e i crampi addominali. Ma la volevo soprattutto per fare una cosa che se non faccio mi manda in crisi: bere. Non riuscivo a bere perché ogni sorso era un viaggio al bagno, quindi io ero impanicata: sverrò mi dicevo, di disidratazione. Va beh alla fine non so se sarei svenuta davvero, non sono mica un medico! Ma sono drammatica, tragica e tutti gli -ica che volete e allora dobbiamo farci venire anche un attacco di panico – no dai, non è arrivato, chi ne aveva le forze? Non mi reggevo all'impiedi e avevo solo voglia di dormire, figuriamoci se avevo energie da spendere in un attacco di panico.
Un po' di mestizia c'era però. Guardavo gli altri pazienti ed erano tutti accompagnati da qualcuno, mi dicevo: il prezzo dell'emancipazione è la solitudine. Avevo paura, lo ammetto. In camera avevo paura di stare peggio e di svenire nel mio stesso vomito; all'ospedale avevo paura di affrontare gli iter da sola. Ma alla fine era una cosa abbastanza banale, anche se cacazzo, e la gente intorno a me è stata gentile: si è offerta di chiamarmi qualcuno perché vedevano che stavo male. Qualche gentilezza l'ho trovata: il personale gentile, che diceva “auguri”, la dottoressa professionale e gentile, le infermiere disponibili, la mia collega che non si è fatta ripetere due volte di venirmi a prendere. Anche se ero sola a livello affettivo, non sono stata sola a livello umano.