Questo libro mi ha fatto pensare molto e faccio fatica ad ordinare i pensieri, come ogni volta quando trovo qualcosa che mi fa riflettere e che mi cambia, almeno un po'. Penso che la voglia di vivere me l'abbiano data proprio quei professori che non si concentrano a spiegare la loro materia ma a raccontare la vita attraverso la loro materia, far vedere la bellezza invisibile che si nasconde dietro le cose. A scuola mi sono sentita tante volte come una tra tanti, come se anche se non ci fossi stata non se ne sarebbe accorto nessuno. Non dico che sia semplice far affiorare l'individualità in un campo che sembra tutto uguale ma se non ci si prova nemmeno che senso ha tutto il resto? Non ritrovo il punto preciso ma in sostanza c'era scritto che la scuola è l'incontro tra il passato, i professori, e il futuro, gli studenti, e solo questi due elementi permettono di creare il presente. Se la scuola consiste solo nel trasmettere nozioni, come a mio parere è oggi nella maggior parte dei casi, si rimane nel passato perché non c'è crescita, non c'è spinta verso il futuro. E senza il futuro non c'è presente, rimane solo il passato che è statico, non può cambiare e da solo non consente il cambiamento. Le cose funzionano se qualcuno se ne prende cura e penso che di cura oggi non ce ne sia abbastanza. Da una parte gli insegnanti, spesso demotivati perché hanno smesso di credere in quello che fanno, dall'altra gli studenti, influenzati da tutto ciò che li circonda e che non sanno dove andare se nessuno mostra loro i segnali che permettono di trovare il loro cammino. A mio parere va sempre a finire così: chi grazie alla scuola ha trovato la propria strada, quelli che mi viene da chiamare "i fortunati" in cui io sono compresa, e chi per colpa della scuola si è perso. Magari non è uno smarrimento definitivo ma a cosa sono serviti tutti quegli anni seduti su una sedia scomoda se non si ha imparato nulla che serva davvero per vivere?