Prevedibilmente Imprevedibile.
Mi piace ricordare, ogni tanto, così mi son ritrovata in una notte d'aprile a pensarti.
Capita spesso di sentirmi come se tutto, in realtà, un senso lo avesse;
Come se tutto stesse su una linea precisa e che segua il suo corso.
Azzarderei nel chiamarlo destino, ma sento in me assenza di parole, perciò non saprei dargli un nome.
Prendiamo questo destino come se fosse vero, come se esistesse sul serio; per far si che un qualcosa sia reale, ha bisogno di alcune basi:
Niente di più banale, niente di più inaspettato.
Nessuno avrebbe mai detto che quel giorno, a quella tarda ora noi ci saremmo potuti incontrare.
Troppe coincidenze, troppi fatti che ci rendevano vicini.
Un filo, un filo logico e totalmente irrazionale (Si, so che non può essere possibile, ma credetemi, così fu) che ci teneva insieme.
Un filo che, alle due estremità, aveva me e te.
Buffo no?
Il destino gioca brutti scherzi.
Tutto ciò che è fisico, rimane superfluo in questo discorso.
Io voglio parlare di quanto è forte il potere della mente e di quanto assurdo e bastardo il destino possa essere.
Ormai era capitato, nulla poteva cambiare tutto ciò.
Non lo voleva nessuno,
Non lo volevo io,
Non lo volevi tu.
Ma qualcosa di morboso ha avuto la precedenza.
Come una dolce malattia, un infame dipendenza che, nonostante da parte tua -verso me- sia ancora dubbia, ci teneva legati anche se provavamo a liberarci.
Era diventato un bisogno,
Un bisogno malato.
Ce ne rendevamo conto, me ne rendevo conto, ma non si poteva fare più nulla.
La testa, porco dio, la nostra testa è un mostro.
La mente è l'arma, la gabbia, la montagna più forte che esista.
Ci siamo passati attraverso e siamo rimasti incastrati.
Mi rendevo conto che tutto ciò stava diventando pericoloso, lo sapevo.
Con il sennò di poi mi sono anche resa conto che sapevo già tutto, ancor prima che accadesse.
Mi sono resa conto delle conseguenze, delle parole, dei fatti e della fine ancor prima che accadessero.
Il problema è che, in questi casi, chiudi gli occhi.
Tutto ciò stava peggiorando.
La malattia progrediva e non riuscivo a fermarla.
Provavo a curarmi usando tutti i mezzi di cui ero in possesso, ma non bastava.
Non volevo bastasse.
Sapevo che sarei morta, da un momento all'altro, ma non potevo fermarmi.
Alimentavi, alimentavi questa malattia e forse, un po’ ti sei ammalato anche tu.
Egoisticamente lo spero, ma a crederci -forse- non ci credo per niente.
A volte, capita, di avere anticorpi più forti, ma poi c'è chi muore di sola febbre.
La malattia diventava sempre più forte, oltre la mia mente ormai si era presa il mio corpo.
Non potevo reagire, potevo solo lasciargli fare il suo corso.
Camminavo verso la morte e non ne avevo paura, ero forte abbastanza da morire ad occhi aperti.
Ricordo di esser diventata più debole, ma tutto ciò non la fermava, non mi fermava.
Ho perso tutte le mie energie.
Arriva il momento in cui, non puoi più far finta di niente.
Lo sai, sai che da lì a poco succederà e come tutto, non potrai evitarlo.
Perciò piangi, piangi tutto quello che non hai mai potuto piangere.
Piangi il bene, piangi il male, piangi a ciò che c'è e a ciò che non ci sta più.
Perché lo sai, ma nonostante tutto non riesci a spiegarti come hai potuto farti ciò.
Come non hai potuto fermarlo.
Ti accasci e con un mezzo sorriso ti lasci cullare dai ricordi, così, per farti accompagnare.
Per farti accompagnare verso ciò a cui eri destinata.
Le emozioni ormai, sono un'utopia, non sai più niente.
Non sai come definirle, non hanno più nome, come non ha più nome ciò che ha fatto parte di te.
Lo vedi, sta arrivando, stringi gli occhi e mentre ti culli sospiri.
Eccolo, il cuore si è fermato.
Doveva capitare prima o poi, sapevo di essere fortunata.
Ero fortunata perché, dopo tanta pienezza, questo piccolo organo aveva smesso di lavorare.
Aveva fatto il possibile, ha speso energie fino allo sfinimento, arrivando a non averne più.
Era appena finita una dolce tortura e, come il solito, non potevo farci nulla.
Mi sentivo sollevata, ma dolorante.
Quel mix di gioia e dolore che ti fa dire:
“Ah, finalmente è finito… ma ne voglio ancora.”
Coglie tutti, io ho avuto la fortuna di prevederlo.
Prima di morire il cuore si era già arreso, l'ultimo respiro sarebbe stato solo un gioco da ragazzi.
È arrivato il momento.
Quella linea, Il Destino ha deciso, ha deciso di spezzarsi, di cambiare rotta, di intraprendere un'altra strada a tua consapevole insaputa.
Quanta incoerenza in tutto ciò?
Tanta quanto il tempo di una luce che rimane accesa fino al momento di fulminarsi.
Ecco, la luce era spenta e sarei rimasta lì, al buio.
La cosa più triste, che forse è l'unica cosa -di tutto l'accaduto- che rimarrà dolente, è che qualcuno avrebbe potuto riaccendere la luce.
Destino o meno, qualcosa di inspiegabile è capitato, forse qualcosa più grande di me.
Nessun rimpianto, sarebbe da sciocchi.
Nessuna emozione, perché forse, troppe insieme, rischiano di annullarsi.
Nessuna certezza, ma tante storie.