Oggi mi hai portata al cinema a vedere Trainspotting 2 in versione originale. È stato bello perché siamo abituati a vederci per correre da una parte e dall'altra o per darci qualche bacio frettoloso tra una scappata dal meccanico, una visita dal medico o una fuga all'università, tra un passaggio a te e uno a me, per pranzare insieme ingozzandoci una cosa e poi scappare in direzioni opposte nei giorni della settimana sempre troppo brevi e trafficati e pieni.
Invece ogni tanto ci ricordiamo che ce lo meritiamo, di prenderci del tempo che è solo nostro, e non è tempo degli impegni miei e tuoi condiviso fisicamente, ma è tempo per me e per te, da dedicarci con corpo e occhi e parole, da consumare senza ragionamenti di utilità e profitto e senza pensare a quanti giri e commissioni riusciamo a toglierci nel frattempo “siccome siamo di strada”. Siamo andati al cinema all'ora di pranzo della domenica che non facciamo mai, ed è stato proprio bello. Quando sono uscita di casa questo tardo febbraio mi ha fatto una sorpresa: mi ha fatto fiorire già tutti i mandorli e il lungo viale alberato del quartiere di colpo rosato mi ha bisbigliato che il peggio è passato, che ho dato tutto ma che ora è finita, che l'inverno si tiene tutta la fatica e tutto il malumore di questa mia stagione brutta e che non mi devo più preoccupare di niente, ché in fondo mi laureo quasi in primavera.
Il sole di questa domenica calda mi ha accarezzato le guance con il tocco di un guaritore e mi sono sentita felice, e per la prima volta dopo tanto tempo, svuotata. Sollevata. Sollevata del peso del mondo che rema contro e sollevata dai pensieri bui.
Ieri pensavo: è ora. Devo cercare un vestito. Oggi pomeriggio passeggiavo con Sara, Poncho al guinzaglio, e manco fosse un segno, lei mi fa: “entra in questo negozio e dai un'occhiata. anzi sai che c'è, provati pure qualcosa”. (Se non l’avesse specificato, non l’avrei fatto.) E mi sono innamorata della prima, primissima cosa che ho visto: un completo col pantalone. E l’ho provato. E la prima taglia mi calzava perfetta. Avevo detto che stavolta avrei messo un vestito, per cambiare. Sapevo già che non era vero: per me la laurea è in pantalone e basta. Con una décolleté a punta, magari colorata; mi ci vedo già e mi ci piaccio perché mi sento proprio me. Domani torno, me lo son fatta mettere da parte. Mentre lo provavo mi sono resa conto di quanto poco manca e per la prima volta mi sono emozionata un po’. Stavolta è diverso, perché è proprio la fine. Non è una prova generale: stavolta dopo ho finito. E ho deciso che voglio finire proprio con quel pantalone lì, a sigaretta nero con la caviglia scoperta e la vita altina morbido e fasciante nel periodo dei mandorli in fiore e delle mimose odorose. Voglio finire con le persone che mi vogliono bene, e a cui io ne voglio. Se mi è concesso esprimere un desiderio col cuore, uno solo lo giuro, è il seguente: voglio finire con quel pantalone e senza pensare a nient’altro che l’attimo che sto vivendo, coi sorrisoni grandi, in un giorno di sole.











