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WiFi 7, cosa cambia davvero rispetto al WiFi 6: velocità e latenza
Il WiFi 7 non è più una promessa da brochure tecnica: da qualche settimana operatori del calibro di Movistar hanno cominciato a installare i loro nuovi router compatibili con questo standard, conosciuto tra gli addetti ai lavori con la sigla 802.11be. Maggiore capacità di traffico, latenza più bassa, copertura migliore. Tutto bello, ma cosa cambia davvero quando si passa da un router WiFi 6 a uno di nuova generazione? Proviamo a mettere ordine, parlando chiaro. Velocità, latenza e copertura: cosa migliora concretamente Partiamo dal dato che fa più rumore: la velocità. Il WiFi 7 è nettamente più rapido del predecessore, con un valore teorico fino a 4,8 volte superiore in condizioni ideali. Tradotto in pratica, con uno smartphone compatibile si possono toccare i 5 Gbps. Chi ha sottoscritto una fibra da 10 Gbps, quindi, senza un router WiFi 7 lascerebbe metà del potenziale sul tavolo. Poi c'è la latenza, che con la velocità va a braccetto. Avere una connessione fulminea serve a poco se i tempi di risposta restano alti. Qui entra in gioco il MLO, sigla che sta per Multi Link Operation: la capacità di combinare le bande da 2,4 e 5 GHz. Immaginate un'autostrada con più corsie aperte invece di una sola. Le due bande lavorano insieme e la congestione si alleggerisce subito. Lo stesso meccanismo porta benefici anche alla copertura. La banda da 2,4 GHz arriva più lontano ma è più lenta, mentre quella da 5 GHz vola ma perde forza con la distanza e quando incontra muri e ostacoli. Con il WiFi 7 il dispositivo passa dall'una all'altra senza che ci si accorga del cambio, garantendo sempre la copertura migliore disponibile in quel momento. Stabilità e scenari d'uso: dove si sente la differenza Discorso simile per la stabilità. Su un router tradizionale tocca scegliere a quale banda agganciarsi, e di solito si finisce sui 5 GHz perché è la più veloce, ideale per giocare, scaricare file e per tutto ciò che chiede prestazioni al massimo. Peccato che sia meno stabile dei 2,4 GHz. Con l'MLO la connessione diventa molto più solida, e questo si nota soprattutto nelle case su più piani, nelle stanze lontane dal router o negli edifici affollati, quando i 5 GHz da soli non bastano a tenere botta. Arriviamo al punto che riassume tutto: gli scenari d'uso. I router WiFi 7 sono semplicemente migliori su ogni fronte. Permettono di sfruttare le nuove tariffe degli operatori, migliorano la copertura domestica, alzano parecchio la banda disponibile e regalano la massima velocità contrattata anche in quelle stanze dove prima si incontravano limiti. Giocare online, scaricare, caricare file, qualsiasi attività pesante: tutto fattibile in ogni angolo di casa. Read the full article
Non comprare un router WiFi 7 prima di leggere: cosa cambia davvero e a chi conviene
All'alba del 2026 la domanda non è solo tecnica: è anche pragmatica. Ti serve davvero il massimo disponibile, o ti basta qualcosa di meno costoso ma già rodato? Prima di fiondarti su un acquisto flashy, vale la pena fermarsi un attimo e capire cosa cambia davvero con il nuovo standard e come si traduce nella vita di tutti i giorni. Cosa cambia con il WiFi 7 (e perché fa tanto parlare) Il WiFi 7 — ufficialmente 802.11be — promette numeri che fanno girare la testa: canali fino a 320 MHz, modulazione più densa (4096‑QAM), e soprattutto la cosiddetta MLO (Multi‑Link Operation), cioè la possibilità di usare contemporaneamente più bande per lo stesso flusso. Tradotto in termini pratici: più banda disponibile, meno collisioni, e potenzialmente una riduzione significativa della latenza. In teoria si parla di throughput teorici multi‑gigabit che superano di molto il WiFi 6/6E. E poi c’è il fattore 6 GHz. Gran parte dei vantaggi reali del WiFi 7 emergono soprattutto quando puoi sfruttare la banda a 6 GHz liberamente (canali larghi, meno interferenze). Ma non basta il router veloce: servono client — smartphone, laptop, TV, console — che supportino lo standard per vedere quei guadagni sul campo. Senza di quelli, il router più potente del mondo resta una scatola brillante che parla da sola. Conviene comprare adesso un router WiFi 7 o è meglio aspettare? Breve risposta: dipende. Lunga: se sei un utente che usa la rete per streaming 4K multiplo, cloud gaming in bassa latenza, VR/AR o lavori con grossi file in locale e vuoi il massimo oggi, un router WiFi 7 può avere senso. Ti offre una sorta di assicurazione contro l’obsolescenza per i prossimi anni, e in ambienti densi (condomini, uffici con tanti device) la gestione delle risorse è decisamente migliore. Inoltre, i primi modelli sul mercato sono già ben equipaggiati sul piano hardware: CPU robuste, antenne multiple, opzioni avanzate per QoS e sicurezza. Però ci sono motivi concreti per rallentare. Primo: il numero di dispositivi compatibili è ancora limitato. Non tutti i produttori hanno rilasciato chip WiFi 7 per smartphone e laptop, e i driver iniziali spesso richiedono aggiornamenti per stabilità e performance. Secondo: al lancio i prezzi sono premium. Terzo: per sfruttare i 320 MHz devi avere anche la disponibilità regolatoria del canale e un ambiente con poche interferenze — insomma, non è detto che in tutte le città vedrai quei benefici. Quarto: le nuove funzionalità, come la MLO, funzionano meglio quando tutta la catena (router + client) è pronta; altrimenti sono “potenziale” più che effettivo. Consiglio pratico? Se non hai esigenze estreme e vuoi contenere la spesa, un buon router WiFi 6E rimane oggi una scelta solida: prezzo più maturo, compatibilità ampia e performance ancora eccellenti per la maggior parte degli usi domestici. Se però sei un early adopter, lavori con contenuti pesanti o vuoi giocare d’anticipo su ambienti smart-home molto densi, comprare un router WiFi 7 può avere senso — a patto di accettare qualche possibile bug iniziale e il prezzo più alto. Infine, pensa al lungo periodo: il futuro del WiFi va verso maggiore integrazione tra banda larga cablata e wireless, con reti mesh e backhaul in fibra o Ethernet che esaltano il potenziale del router. Se puoi, investi anche in cablaggio/mesh decente: spesso è quello a fare la differenza pratica più grande, molto più dei numeri teorici. Insomma: non è obbligatorio aspettare né è obbligatorio comprare subito. Valuta il tuo profilo d’uso, controlla la lista dei tuoi dispositivi e decidi se preferisci pagare oggi per il massimo oppure aspettare che l’ecosistema di dispositivi compatibili si consolidi e i prezzi scendano. Read the full article
Adoro l'odore di fermentazione di mattina... Ha il profumo stordente di alcol. La #fermentazione procede nel migliore dei modi, fin troppo #vigorosa anche se con un po' troppa #latenza iniziale. Domani ultima aggiunta di #nutrienti e poi nel fine settimana vediamo a che punto siamo... # #idromele #miele #pazzomele #meadislife #homebrewingexperience #casaparrini #batino #napalm #apocalypsnow (presso Siena, Italy) https://www.instagram.com/p/CckmjP7qLWF/?igshid=NGJjMDIxMWI=
Allegra | Gli anni della latenza
Allegra | Gli anni della latenza
Alle nostre madri: senza di esse non saremmo state così… E noi, cosa siamo diventate noi? Le prime della classe, come Allegra e i suoi anni della latenza Per due anni non ho più rivisto mio padre. Mi mancava molto e mi faceva soffrire il fatto che lui non mi cercasse e anzi che addirittura evitasse di incontrarmi. Mi chiedevo come fosse possibile essere così duro con la propria creatura, quella…
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Le spore batteriche
Dal greco seme rappresentano una fase importante del ciclo vitale di alcuni batteri presenti nel suolo.
La spora rappresenta la vita latente del batterio, resistente a molti agenti fisici e chimici come le radiazioni, le alte temperature, l’essiccazione, congelamento, elevate pressioni, valori estremi di pH Una forma di adattamento a situazioni sfavorevoli per proteggere il patrimonio genetico.
L…
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Nārāyaṇa (devanāgarī: नारायण; anche Mahā Viṣṇu) è, nell'induismo, una manifestazione divina, solitamente identificata con Viṣṇu.
La divinità di Nārāyaṇa è già presente nel Śatapatha Brāhmaṇa dove è indicato come il Puruṣa supremo, l'"uomo" primordiale cosmico origine di tutte le cose.
Nel Manusmṛti così viene riportata l'origine del suo nome:
«Le acque sono chiamate nārā perché sono figlie dell'uomo (nara). Giacché di questi furono la prima dimora (ayana), tradizionalmente egli è conosciuto come Nārāyaṇa.»
(Manusmṛti, I,10)
Il Mahābhārata lo indica come meta di tutti gli esseri. Anche per la Mahānārāyaṇa Upaniṣad è la divinità suprema.
Con il Kathāsaritsāgara, XI secolo, egli è ormai definitivamente identificato con Viṣṇu.
Quando, alla fine delle ere, Śiva distruggerà con il fuoco ogni cosa, riportando l'intero cosmo nello stato di latenza, questo stato è indicato come stato di Nārāyaṇa e, come Viṣṇu mantiene e presiede l'Universo, Nārāyaṇa mantiene e presiede la notte cosmica. Egli risiede nello stato yogico detto nidrā (dove conserva nella mente gli esseri del passato e quelli che nasceranno nel futuro), coricato sull'Oceano del diluvio subentrato alla distruzione di Śiva. Il suo giaciglio è rappresentato dal serpente Shesha (lett. il "resto", ovvero ciò che resta della distruzione, e quindi garanzia di un prossimo rinnovamento).
(x)
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Sono ferma in un qualche Autogrill tra la Toscana e l'Emilia con la strafottenza del vino che si sta calmando, una lettera per mio padre, un messaggio su WhatsApp che un po' mi spaventa e la musica in cuffia.
E su tutto, gli occhi sfocati.
E io me ne vorrei stare nel letto di qualcuno, adesso. Non importa come. Non importa perché. Il motivo non mi interessa. Solo il corpo di un'altra persona addosso e via, all'abbandono.
E così sia.