Aveva voce in te l’universo delle cose mute, la speranza che sta senz’ali nei nidi, che sta sotterra non fiorita. Aveva voce in te il mistero di tutto che presso una morte vuol diventare vita, il filo d’erba sotto le putride foglie, il primo riso del bimbo salvato a fianco di un’agonia in una corsia d’ospedale. Or quando cade dagli alti rami notturni dei campanili – un rintocco – e in cuore affonda come il frutto dentro il campo arato – allora hai voce tu in me – con quella nota ampia e sola che dice i sogni sepolti del mondo, l’oppressa nostalgia della luce.
Antonia Pozzi, La voce (10 dicembre 1933). Dalla raccolta di poesie "Desiderio di cose leggere".

















