Io e te mano nella mano distanti cammineremo insieme
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Io e te mano nella mano distanti cammineremo insieme
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Non voglio che mi si venga urlato l'affetto. Ci credo nelle amicizie e nell'amore "eterno", perché rimane dentro di te, come le parole. Le parole che vengono urlate, come hai detto tu, si perdono nel vento. Io mi riferisco a quelle parole e quelle emozioni che ti vengono scolpite nel petto, che nonostante tutto, nonostante le sparizioni fisiche, rimangono nell'astratto dentro di te. E te le porti dietro non volendolo. E forse, avendole incarnate, assimilate, pretendi troppo, pretendi che gli altri siano in grado di poterle sfiorare di nuovo. La stabilità si trova oscillando avanti e indietro, è questo che rende un rapporto sano, ma non si oscilla da soli, non si lascia la mano a chi sta barcollando con te. Di questo purtroppo sono convinta. E non mi importa avere un porto sicuro accanto a me. I porti hanno come base l'acqua, le barche vanno e vengono, ma non si ferma mai nessuno per troppo tempo, non ci rimani neanche tu stesso. Rimane sicuro perché sai che se è tuo, la barca non la lasci andare, ma tieni tu le redini. Io voglio una casa. Una casa come l'ultima dei 3 porcellini. Quelle che hanno delle fondamenta solide, che si costruiscono insieme, che anche se non è una villa è pur sempre una casa. Che anche se si suda e ci si fa male ne vale la pena. Vale la pena viverci e viverla. Non me ne faccio niente delle parole al vento. Il vento soffia via tutto. Voglio le parole scritte sui muri della casa. Parole vere, pensate. Non urlate. L'unica cosa che si urla è il dolore, è quello rimbomba. Non mi vorrei aspettare niente, non vorrei idealizzare niente, non vorrei che le persone siano così superficiali!
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-Doveva andare così? -Come volevi che andasse? -Non lo so, diversamente. -"Non lo so", sai quanto odio quando dici quella frase. Non sai mai niente, non vuoi sapere mai niente. Come pretendevi che andasse diversamente? -Speravo in una fine migliore, sai, a volte fine non è sinonimo di distruzione. -Hai ragione, ma lo è per te, per noi. -Ti ricordi che cosa mi promettesti? -No, non ricordo. Ti ho promesso tanto, e l'ho sempre mantenuto! -No, non hai mantenuto la promessa che non ci saremmo persi. -Ora stai esagerando, non volevo perderti, hai deciso te di andartene. Non me lo hai neanche fatto sapere, hai raccolto tutte le tue cose, le hai nascoste per bene, me le hai rubate, compresi i miei sogni, e sei scappato, come hai sempre fatto. -Non ce la facevo più. Niente aveva più senso. -C'ero io, c'eravamo noi. -Non c'è mai stato un noi. -Perché non hai mai avuto coraggio. Solo oggi lo hai avuto, ma nella decisione peggiore che potessi prendere. -Hai visto? Sono riuscito comunque a farti del male. Avevo ragione. -Me ne vado, basta. -No ti prego, non andartene. Rimani ancora un po', fa freddo qua giù. -Saresti stato al caldo tra le mie braccia. -Per un po' sono stato al caldo. Forse troppo. Forse è per questo che adesso fa così freddo? -Può darsi. Chiedi a qualcuno. -Non c'è nessuno qui. -Hai sbagliato tutto. -Lo so. Mi dispiace. -Non è vero, sei un egoista. Sai cosa? Io vivrò la mia vita, al caldo, muovendomi al ritmo del respiro di qualcun altro, mentre tu starai lì a guardare. E ti meriti di non poter fare niente a riguardo. -Sei crudele. -Lo sei stato tu. Brucia tra le fiamme gelide, come gelido hai lasciato il mio corpo mentre ardevi tra i tuoi peccati. -Scusami. -No. Perché te ne sei andato? -Lo sai. -No, non lo so, non lo so. Ho sempre dovuto immaginare con te, leggerti nella testa, mentre piangevi il tuo dolore e lo riversavi nel mio. -Non sapevo come spiegare. -Spiegare cosa? -Spiegare che mi sono sempre sentito al di fuori, sempre inutile, sempre meno rispetto a chiunque. Non ho mai imparato ad affrontare i miei pensieri più profondi, i miei desideri. Con te ero me stesso, ma avevo paura di chi fossi. Non mi conosco neanche adesso, figurati prima. Ma non ti so dire se ti amassi. Ti volevo bene. -Io ti amavo. -Lo so. Ma non mi sono saputo comportare. -L'ho notato. -Mi dispiace. -Facile, ora stai bene. Ora non ti posso tirare pugni sul petto. -Mi dispiace. -Basta, smettila. -Guardami. -Non posso -Chiudi gli occhi e immagina i miei. -Non chiedermi questo. -A che pensi? -Ho paura. Ho paura che quando lo guarderò vedrò te. -Di che cosa stai parlando? -Non te l'ho mai detto perché sapevo non ti saresti preso le tue responsabilità. Sai quanto non sia d'accordo a quest'età, ma era nostro. Non potevo ucciderlo. -Uccidere chi? -Nostro figlio. -Non è vero, non scherzare. -Non sto scherzando -Ti prego, dimmi che non è vero. -L'ho tenuto, ed ora è troppo tardi, non potrò non chiudere gli occhi e immaginarmi i tuoi per tutta la vita. Mi hai portato all'inferno con te. Ci hai portato. -Quando pensavi di dirmelo? -Non lo so. -Cosa gli dirai? -Le* -Hai ragione, Greta giusto? -Giusto. Le dirò che suo padre era un uomo meraviglioso ma complicato, e che una volta mi raccontò di aver visto una stella spengersi , quando in realtà mi stava descrivendo il fuoco dentro di lui. E che come quella stella, lui è lì nel cielo, che brilla solo per i pochi che la sanno vedere. Perché le stelle non si spengono mai. -Io non sto bene, credo sia il mio contrappasso, non trovare la pace neanche negli inferi. Come hai potuto? -Non posso dispiacermi per te, l'ho fatto per una vita intera. -Lo so. Ma è andata così. Potevi dirmelo, sarebbe cambiato tutto. -No, non è vero. Saresti scappato comunque. E lo hai voluto tu. Non mi hai neanche salutato. -Cosa avrei dovuto dirti? -Qualsiasi cosa,ma non sarebbe bastata comunque. Però sarebbe stato un ricordo. Per me e per noi. Gli ultimi sorrisi. Mi hai rubato anche quelli. Li hai sepolti con te. -Ricordami. -Non posso dimenticare. -Mi verrai a trovare? -Forse. Che giorno era? -24 aprile -Verrò ogni anno. -Me lo prometti? -No. -Lo so che verrai. -Forse. -Voglio conoscerla. -Verrà forse un giorno.
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Attraversami il cuore Fiorisce d'inverno la rosa Cadente la stella Un cielo più scuro Maggiore visibilità Notte Partiamo e togliamoci le spine Bruciamo cadendo nel suolo Soffiamo sulle candele Notte Appoggia l'orecchio sul seno Senti urlare il prigioniero in isolamento Sei tu la guardia? Notte Guardiano scappa Scappato Scapperà Notte Tortura la pelle e muore nel cielo, luce.
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Assenze Che riempiono le strade trafficate Di Roma Tra le luci ti vedo Quando chiudo gli occhi Alla radio passa la nostra canzone Nessun tergicristalli potrà cancellare Lacrime e dolore. Un singhiozzo e sono già a casa Tra le coperte nelle quali abbiamo condiviso un amore indistinguibile. Il tuo profumo inebria Le stanze dei miei ricordi Labili alle tue parole Insufficienti.
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Chi di voi non sa leggere? Nessuno? Bene. Chi di voi non ha mai letto un libro? Un giornale? Le istruzioni per un qualsiasi oggetto? Nessuno? Bene. Leggere. Questo è ciò di cui vorrei parlarvi oggi. Credo che le invenzioni più straordinarie sulla terra siano state la stampa, la rilegatura, le copertine. Quando prendete un libro, è come se aveste tra le mani il cuore e il cervello dell'autore, di una persona che ha deciso di mettere nero su bianco una storia. Un libro è un po' come una mamma, mette al mondo la vita di tanti personaggi, è un po' anche come Dio, decide la loro sorte, i loro tormenti, le loro emozioni. E' un po' come una telecamera accesa 24/24 che riesce a sentire le emozioni e i pensieri dei protagonisti. Un libro è una magia. Sfogliando le pagine è come se accarezzaste il viso e il cuore quel poliziotto, di quello scienziato pazzo, di quella fanciulla che aspetta l'amante, di quel gabbiano che vola troppo in basso, di quella rifugiata di guerra. Insomma, quando leggete venite immersi in mondi che non pensavate neanche potessero esistere. Dite che sia una perdita di tempo? Bene, e allora come pensate di voler fuggire, imparare qualcosa da un mondo che il finale non lo può cambiare? Quando qualcosa non va voi che fate? Chiudete "quel capitolo della vostra vita ", bene, ma nella vita quel capitolo si può sempre riaprire. In un libro, se hai finito il capitolo, non ti serve più. Sarà sicuramente stato essenziale per capire la storia, ma non sarà più necessario tornarci, e né si riproporrà di nuovo. E' vero, anche nei libri le persone muoiono, anche nei libri le persone si drogano, anche nei libri le persone si annullano dentro, ma tu sei comunque fuori, fuori dal poterle toccare davvero. Le senti, anche piuttosto vicine, ma sono lì, e lì rimangono. Se ti mancano puoi sempre tornare a trovarle, a sfiorare di nuovo il loro cuore. Ma qui, nella vita reale, nel mondo malato in cui viviamo, una volta persa una persona non puoi tornare indietro.
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Ma è nella quiete che il nemico si cela, è nella gioia che la tragedia si rivela.
Licia Troisi
La vita è un eterno circolo, in cui l'apoteosi e la caduta si alternano. Quel che ieri era in alto, domani sarà in basso.
Licia Troisi