“Poi, al pianoforte, suonò per lui e contro di lui, in modo veemente, con la vaga intenzione di marcare l'invalicabilità dell'abisso che li divideva. La sua musica era un randello mulinato con violenza sopra la testa di lui; e anche se lo stordiva e lo schiacciava a terra, lo incitava a rialzarsi. La guardava con timore. Nella sua mente, come in quella di lei, l'abisso si allargava; ma meno in fretta di quanto non crescesse la sua ambizione di colmarlo. Tuttavia aveva una sensibilità troppo ricca e aggrovigliata per restare tutta una sera a contemplare un abisso, soprattutto in presenza della musica. Per la musica aveva una sensibilità fuori dal comune. Era come un liquore forte, che gli provocava intense reazioni emotive - una droga che si impadroniva della sua fantasia e si alzava come una nuvola vagante nel cielo. Scacciava tutte le realtà banali, inondandogli la mente di bellezza e di un romanticismo senza freni, mettendogli le ali ai piedi. Non capiva la musica che lei suonava. Ma qualche indizio su quella musica lo aveva colto nei libri, e dapprima accettò il suo modo di suonare essenzialmente sulla fiducia, aspettando con pazienza le cadenze appaganti di un ritmo semplice e scandito.”
- 📚 Jack London: Martin Eden















