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Celebrating Women in Horror Month: riscoprire le donne che hanno plasmato l’orrore
L’orrore è un genere che vive di paura, ma anche di trasformazione. Scava nelle nostre angosce più profonde, ridefinisce i confini dell’inconscio collettivo e dà voce a ciò che la società preferirebbe ignorare. Eppure, quando si parla di horror, il contributo delle donne viene spesso relegato in secondo piano, come se la loro capacità di raccontare l’ignoto fosse meno incisiva o significativa di quella degli uomini.
Il Celebrating Women in Horror Month, che si tiene ogni marzo, nasce proprio per questo: per riscoprire le donne che hanno segnato il genere e per dare il giusto riconoscimento a una narrazione che ha sempre avuto molto da dire, ma che è stata sistematicamente oscurata.
La verità è che le donne sono sempre state fondamentali per l’evoluzione dell’orrore, sia davanti che dietro la macchina da presa o la pagina scritta. Non solo come protagoniste vittimizzate (il classico final girl dei film slasher), ma anche come autrici, registe e creatrici che hanno saputo usare il genere per esplorare temi profondi come il corpo femminile, il controllo sociale, la maternità, la sessualità e la violenza patriarcale.
Eppure, nonostante il loro impatto, sono state spesso dimenticate, marginalizzate o ridotte a un’eccezione. Perché?
Perché le donne sono state sottovalutate nell’horror?
L’industria dell’orrore, come molte altre, è stata dominata per lungo tempo da una visione maschile, sia nei contenuti che nella produzione. La società ha sempre avuto un rapporto ambiguo con le donne nell’arte e nella cultura: quando raccontano storie troppo intense, disturbanti o scomode, vengono messe da parte.
Le ragioni di questa sottovalutazione sono molteplici:
1. L’horror è stato considerato un genere “maschile”
Per decenni, l’orrore è stato visto come un genere rude, crudo e violento, qualcosa che “apparteneva” agli uomini sia come creatori che come pubblico. In realtà, le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua evoluzione. Frankenstein di Mary Shelley (1818) è considerato il primo grande romanzo horror moderno e ha gettato le basi per l’intero genere della fantascienza dell’orrore. Eppure, per lungo tempo è stato raccontato più come un romanzo filosofico che come un’opera horror scritta da una donna (!).
2. L’horror racconta il corpo, e il corpo delle donne è un tabù
L’orrore è uno dei pochi generi che affronta il corpo umano nella sua crudezza: il dolore, la trasformazione, la violenza. Per le donne, il corpo è sempre stato un campo di battaglia sociale e culturale, e l’industria ha spesso cercato di impedire che raccontassero la loro esperienza. Autrici come Shirley Jackson (L’incubo di Hill House), Angela Carter (La camera di sangue) o registe come Julia Ducournau (Titane) hanno osato esplorare questi temi, ma il loro lavoro è stato spesso considerato “troppo disturbante” o “troppo complesso” per il mainstream. O, come spesso accade, “troppo da donne”.
3. La narrativa horror femminile è stata spesso derubricata a “psicologica”
Molti capolavori horror scritti da donne vengono etichettati più come thriller psicologici o gothic novels, piuttosto che come puro horror. È un modo per distanziarli dal genere, come se l’orrore creato dalle donne fosse meno fisico, meno viscerale. Eppure, autrici come Tananarive Due, Carmen Maria Machado e Alma Katsu dimostrano il contrario: le loro opere esplorano il terrore in forme profonde e perturbanti.
4. Il cinema horror è stato una “boys’ club” per troppo tempo
Nell’industria cinematografica, le registe horror hanno avuto pochissime opportunità di emergere rispetto ai colleghi uomini. Registe come Jennifer Kent (The Babadook), Karyn Kusama (Jennifer’s Body) e Ana Lily Amirpour (A Girl Walks Home Alone at Night) hanno dimostrato che le donne sanno raccontare il terrore con una sensibilità innovativa e disturbante. Tuttavia, le case di produzione tendono ancora a dare fiducia ai registi uomini, riservando alle donne budget più bassi e minore visibilità: e questo è un dato di fatto, purtroppo.
L’horror femminile: uno sguardo necessario sul mondo
L’horror creato dalle donne è fondamentale perché porta in primo piano un’esperienza diversa, più intima e radicata nelle paure quotidiane. Se l’orrore tradizionale si concentra spesso sul terrore dell’ignoto e sulla violenza esplicita, quello femminile scava in profondità nei traumi reali, nei giochi di potere, nelle dinamiche sociali e psicologiche che modellano l’esistenza delle donne. È un horror che nasce dalla consapevolezza di essere osservate, giudicate, contenute in schemi che limitano la libertà e che, a volte, diventano vere e proprie prigioni. Non è un caso che il corpo femminile sia spesso al centro di queste narrazioni, un campo di battaglia in cui si scontrano desiderio e repressione, crescita e costrizione, trasformazione e malattia. Film come Raw di Julia Ducournau esplorano il cannibalismo come metafora di una fame più profonda, il bisogno di emancipazione e il conflitto tra ciò che una donna è e ciò che la società si aspetta che sia.
Molte opere horror femminili affrontano anche il tema dell’invisibilità e della follia, raccontando la paura di non essere credute, il gaslighting e la lenta erosione dell’identità. La protagonista de L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, ad esempio, si perde in una realtà distorta in cui la sua voce e la sua percezione vengono continuamente messe in discussione, in un gioco perverso che trasforma l’orrore soprannaturale in un riflesso della condizione femminile. Il terrore, in questi racconti, non nasce tanto da creature mostruose o eventi inspiegabili, ma dalla sensazione di essere intrappolate in una narrazione che non si può controllare.
Un altro tema ricorrente nell’horror scritto e diretto da donne è la rappresentazione del patriarcato come mostro, un’entità spaventosa che opprime, manipola e divora. Nei racconti di Angela Carter, ad esempio, la figura della matrigna crudele incarna il controllo sociale imposto alle donne da un sistema che ne regola il ruolo e il destino. Mariana Enríquez, invece, dipinge figure maschili inquietanti, predatori sociali che si muovono nell’ombra con il peso di una violenza accettata e taciuta.
Come celebrare il Women in Horror Month?
• Leggi un libro horror scritto da una donna. Da Caitlín R. Kiernan a Silvia Moreno-Garcia, ci sono moltissime autrici da riscoprire.
• Guarda un film horror diretto da una donna. Se non hai mai visto The Invitation di Karyn Kusama o Relic di Natalie Erika James, questo è il momento perfetto.
• Parla dell’orrore al femminile. Condividere il lavoro di autrici e registe è il modo migliore per dare loro il riconoscimento che meritano!
Independent Legions è una realtà editoriale molto interessante - e ormai affermata - per tutti gli amanti dell'horror. Un paio di anni fa l