“ Rifiutò di farmi vedere la biblioteca. «Tutta roba classica che non può interessare uno come te, moralmente bocciato in greco.» Ma mi fece fare il giro della stanza nella quale eravamo che era poi il suo studio. Vi erano pochi libri e fra essi notai il Teatro di Tirso de Molina, la Undine di La Motte Fouqué, il dramma omonimo di Giraudoux e, con mia sorpresa, le opere di H.G. Wells; ma in compenso alle pareti vi erano enormi fotografie, a grandezza naturale, di statue greche arcaiche; e non le solite fotografie che tutti noi possiamo procurarci ma esemplari stupendi evidentemente richiesti con autorità ed inviati con devozione dai musei di tutto il mondo. Vi erano tutte, quelle magnifiche creature: il “Cavaliere” del Louvre, la “Dea seduta” di Taranto che è a Berlino, il “Guerriero” di Delfi, la “Core” dell'Acropoli, l’“Apollo” di Piombino, la “Donna Lapita” e il “Febo” di Olimpia, il celeberrimo “Auriga”… La stanza balenava dei loro sorrisi estatici ed insieme ironici, si esaltava nella riposata alterigia del loro portamento. «Vedi, Corbèra, queste sì, magari; le ‘totine’, no.» Sul caminetto anfore e crateri antichi: Odisseo legato all'albero della nave, le Sirene che dall'alto della rupe si sfracellavano sugli scogli in espiazione di aver lasciato sfuggire la preda. «Frottole queste, Corbèra, frottole piccolo-borghesi dei poeti; nessuno sfugge e quand’anche qualcuno fosse scampato le Sirene non sarebbero morte per così poco. Del resto come avrebbero fatto a morire?» Su di un tavolino, in una modesta cornice, una fotografia vecchia e sbiadita; un giovane ventenne, quasi nudo, dai ricci capelli scomposti, con una espressione baldanzosa sui lineamenti di rara bellezza. Perplesso, mi fermai un istante: credevo di aver capito. Niente affatto. «E questo, paesano, questo era ed è, e sarà (accentuò fortemente) Rosario La Ciura.» Il povero senatore in veste da camera era stato un giovane dio. Poi parlammo d’altro e prima che me ne andassi mi mostrò una lettera in francese del Rettore dell'Università di Coimbra che lo invitava a far parte del comitato d’onore nel congresso di studi greci che in Maggio si sarebbe svolto in Portogallo. «Sono molto contento; m’imbarcherò a Genova sul Rex insieme ai congressisti francesi, svizzeri e tedeschi. Come Odisseo mi turerò le orecchie per non sentire le fandonie di quei minorati, e saranno belle giornate di navigazione: sole, azzurro, odor di mare.» “
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, La sirena. Prima pubblicazione nel volume Racconti, Prefazione di Giorgio Bassani, Collana Biblioteca di Letteratura: I Contemporanei n.26, Milano, Feltrinelli, 1961.






