Cos’è la professionalità?
Qualche mese fa ho ordinato una piramide di orgonite da una ragazza che le crea e le produce con un’estetica a mio avviso stupenda.
Ci fu un dialogo standard, una classica compra-vendita seppure con molta cortesia. Le diedi alcune indicazioni su come volevo l’oggetto, mi ringraziò e aspettai.
Quando arrivò a casa era ben fatta e con i colori richiesti, ma non era precisa, sembrava come se mancasse uno strato di resina, come se avesse lesinato sulla base. Ciò rimpiccioliva le dimensioni della piramide, anche se di poco.
Mossa da un presentimento, la volta successiva provai il metodo dell’adulazione.
Mi rivolsi a lei tramite un altro numero e mi posi con estrema ammirazione verso i suoi lavori.
Le dissi come volevo l’oggetto e i cuoricini (da parte sua) fioccarono.
Mi arrivò una meraviglia, sembrava fatta da un’altra mano. La piramide era lucente, più grande, la base era più larga e poggiava in modo simmetrico.
Qual è la morale della favola?
Lei non è una professionista, ma si fa retribuire come tale.
Il fatto che dopo le lusinghe, ovvero nutrendo il suo ego, io abbia ricevuto un lavoro con standard qualitativi più elevati, non fa di lei una persona affidabile. Chi è vulnerabile ai complimenti muta in base ad essi.
Cominciate a notare l’eco di tutto questo. I favoritismi partono dalle cose più piccole fino ad arrivare alle più grandi.
Al posto degli elogi puoi metterci il guadagno, la ruffianeria, tutto ciò che risuona con quella persona, non cambia nulla. É lo stesso meccanismo che crea infermieri vendicativi, lavoratori altalenanti, risultati mediocri. Chi vuole solo nutrire il proprio status e ha la maturità emotiva di un cecio, è inevitabilmente ricattabile.