il cielo grigio di novembre
ha smesso di piovere da poco, fa freddo, così freddo che mi si gela la punta del naso. alzo gli occhi al cielo, che è di quel grigio pallido che tanto amo: il tipico cielo grigio di novembre.
metto le mani in tasca e, mentre nelle cuffie parte per l’ennesima volta mystery of love di sufjan stevens, continuo a camminare.
adoro fare passeggiate in questo periodo, mi piace l’atmosfera di novembre, non solo perchè è il mese in cui sono nata, ma perchè penso che nessun altro periodo dell’anno sia malinconico quanto questo.
fine novembre. è quel periodo tra l’autunno e l’inverno, quel periodo in cui si iniziano a sentire le canzoni natalizie in radio, le città si riempiono di luci e ogni fine settimana in piazza ci sono le bancarelle dei mercatini di natale. la luce all’interno dei bar è calda, accogliente, come non lo è mai stata.
si respira aria natalizia, ma una quantità sufficiente, tale da non farti già sentire l’angoscia tipica di fine anno.
mi siedo su una panchina e mi aggiusto il cappellino di lana. le mie mani sono ghiacciate, ma dentro non potrei essere più calda di così. sono profondamente innamorata di novembre, del crepuscolo alle 16.30, delle luci dei semafori e dei fari delle auto che si riflettono sull’asfalto bagnato, della mia mano intrecciata alla sua che al contrario della mia è caldissima.
un venticello leggero mi accarezza, è il modo che novembre ha di farmi sapere che il mio amore rivolto a questo mese è ricambiato.
il riflesso del tramonto nel vaso di vetro che ho dipinto, il suono della pioggia contro le finestre, il disegno che traccia il mio respiro nell’aria, l’odore di caffè caldo e del ragù che mamma fa la domenica, sono cose che mi danno emozione, ma niente mi fa sognare come un pugno di polvere che danza elegantemente in un raggio di sole.