Non intendiamo, ovviamente, parlare di cucina o di testi di gastronomia, ma non possiamo certo ignorare, specie in un’epoca come la nostra in cui si dà tanta importanza alla preparazione dei cibi (e in un paese come questo…), che la cucina è, soprattutto, cultura, e che da sempre la letteratura si è abbondantemente “nutrita” di un sì appetibile ingrediente. In questa sede ci limitiamo a una minima scelta, rimandando nei link ad altre segnalazioni.
Da Racconti gastronomici (Einaudi 2012) vi raccomandiamo questo “gustoso” racconto tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile (giornata IV, cunto 7), Le due pizzelle, attraente fin dall’incipit:
Ho sempre sentito dire che chi fa del bene ne riceve: la campana di Manfredonia dice: dammi e ti do; chi non pone l’esca della generosità all’amo dell’amore non prende mai pesce di beneficio; e vogliatene vederne il costrutto ascoltando questo racconto, e poi riconoscerete che ci perse sempre più l’avaro che il prodigo”
e conclude con un bellissimo chiasmo: “Chi non prova pietà, pietà non trova”.
Da I Sillabari di Goffredo Parise alla lettera D possiamo assaporare il breve racconto Dolcezza (ancora suggerito dall’antologia di Einaudi). Ambientato a Venezia, addirittura al “Danieli”, ricorda Morte a Venezia di Mann (ma l’arte ispira arte e Venezia è certo sublime, eterna fonte di ispirazione). Storia struggente, dolce come la vita assaporata da chi più di altri è tenuto ad apprezzarla: per colazione cappuccino al cacao con kipferl (fagottino di sfoglia calda e pasta di mandorle) al “Gran Caffè Lavena” (nella foto), il giornale aperto sullo sfondo di piazza San Marco; pranzo a base di risotto con vongole, aglio e prezzemolo, piccoli polipi bolliti conditi con olio e limone (“uno lo provò senza limone, era indeciso, era migliore o no?”), due calici appannati di Tokai friulano; cena al “Quadri”: aragosta freschissima e Silvaner ghiacciato dell’Alto Adige.
Queste antologie tematiche hanno anche il vantaggio di far rileggere grandi autori, come, in questo caso, Boccaccio, De Marchi, Maupassant, Čechov, Swift, Katherine Mansfield, i fratelli Grimm, Hoffmann, Carlo Dossi, Tomasi di Lampedusa, Hemingway, Fante e, fra i più recenti, Piero Chiara, Roald Dahl, Dario Fo, Gianni Rodari, Achille Campanile, Raymond Carver, Mario Soldati e molti altri.
Da Le golose di Gozzano (Poesie sparse) segnaliamo a chi non la ricordasse questa “dolcissima” poesia:
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!
Perché nïun le veda,
volgon le spalle, in fretta,
sollevan la veletta,
divorano la preda.
C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.
L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte. […]
Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte!
L’una, senz’abbadare
a giovine che adocchi,
divora in pace. Gli occhi
altra solleva, e pare
sugga, in supremo annunzio,
non crema e cioccolatte,
ma superliquefatte
parole del D’Annunzio.
Fra questi aromi acuti,
strani, commisti troppo
di cedro, di sciroppo,
di creme, di velluti,
di essenze parigine,
di mammole, di chiome:
oh! le signore come
ritornano bambine!
Perché non m’è concesso –
o legge inopportuna! –
il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?
Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Una chicca (è proprio il caso di dirlo!) è la lettura del grande Paolo Poli: da non perdere!
Ma non dimentichiamo neppure la “saporosa” poesia di Pascoli in onore della piadina romagnola (La piada, tratto dalla raccolta Nuovi poemetti).
Il romanzo I Buddenbrook si apre proprio con una sontuosa cena offerta dal capostipite della famiglia per inaugurare la nuova casa appena acquistata. Il simposio è un vero successo, per quantità e qualità delle portate, per l’atmosfera di allegra convivialità, per la vivacità delle discussioni, dei giochi e degli scherzi. Ma, chiusa la parentesi gioiosa, ecco spalancarsi la voragine dei problemi di una famiglia, ostinatamente legata alle tradizioni, che ancora non sa di avere imboccato la via del declino.
Di Manuel Vázquez Montalbán, grande gourmet oltre che geniale creatore dell’“investigator goloso” Pepe Carvalho, ricordiamo Ricette immorali, perché Il cibo è seduzione.
Di Rosalba Graglia proponiamo Gialli culinari: “Nove racconti gastronoir: brevi noir un po’ surreali, tutti legati al mondo dell’enogastronomia. Ogni storia prende lo spunto da un film di Hitchcock, un omaggio al regista e un pretesto per riprendere marginalmente le atmosfere e i plot dei suoi film più famosi: Gli Uccelli, Psyco, La finestra sul cortile, La donna che visse due volte, Frenzy... Storie contemporanee, per lo più urbane, con protagoniste femminili e un finale spiazzante, assurdo/surreale quanto basta. Per certi versi persino incubo-divertente. Un finale rigorosamente ‘alla maniera di Hitchcock’”.
In questo sito trovate molte delle ricette contenute nei libri citati e anche alcune altre, tra cui quella della torta al cioccolato fondente descritta in L’importanza di chiamarsi Ernesto dell’indimenticabile Oscar Wilde.
Moltissimi scrittori hanno rivelato nelle loro opere la passione per la buona tavola: da Camilleri (come dimenticare gli arancini di Adelina, il pellegrinaggio da Enzo, dopo il dramma della chiusura del fedele Calogero: “L’antipasto di polipi alla strascinasali parse fatto di mare condensato che si squagliava appena dintra alla vucca. La pasta col nìvuro di siccia poteva battersi degnamente con quella di Calogero. E nel misto di triglie, spigole e orate alla griglia il commissario ritrovò quel paradisiaco sapore che aveva temuto perso per sempre ... Si stinnicchiò, beato, sulla seggia. Appresso tirò un respiro funnuto. Doppo lunga e perigliosa navigazione, Ulisse finalmenti aviva attrovato la sò tanto circata Itaca”) a Rex Stout (Alta cucina, ma in ogni libro in cui compaia il pantagruelico Nero Wolfe abbondano le più improbabili sofisticate ricette), da Amado (Gabriella, garofano e cannella) a Sciascia (Il mare colore del vino). Marco Malvaldi ha dedicato un intero volumetto a Pellegrino Artusi: Odore di chiuso, in realtà un giallo, non una biografia, in cui il famoso gastronomo risolve un misterioso caso di avvelenamento.
Dalla redazione social del Sistema Bibliotecario di Milano i migliori auguri di una buona scorpacciata!