Questa mattina — mentre sfogliavo il Messaggero Veneto al bar per monitorare il mercato del Venezia Football Club — mi sono imbattuto in questa intervista a Ema Stokholma che mi ha molto impressionato/scioccato per i seguenti due motivi:
1. La Ema la incrociavo spesso in ascensore quando io soggiornavo a casa della Franci e lei andava a trovare la sua amica Andrea D. che sotto la Franci, sulla sponda del Tevere dinanzi al Mattatoio, ci abitava insieme al giovane attore suo fida; ma al di là di qualche buongiorno e buonasera, non abbiamo mai conversato perché io ero sempre molto intimidito dalla sua erre moscia [quanto mi sarebbe piaciuto — lo ammetto solo ora davanti a me stesso e ad AA-SSL — sentirle pronunciare la parola arrapino] e dal suo accento francese;
2. Di questa faccenda dei tattoo che invecchiano — e che andrebbero fatti solo in TARDA età — ho discusso non più tardi di settantadue ore fa in quel di Lignano Sabbiamerda con un giovane maranza tutto tatuato figlio di un mio caro amico [nonché sosia di Damiano Damien*] che a una certa mi ha chiesto: «Ho capito che un tatuaggio non te lo faresti mai, ma se proprio proprio fossi costretto?». Al che io gli ho risposto che, se proprio proprio fossi costretto, lo farei ignorante, tipo un tribale sul pettorale pompato. E lui: «Ma un tribale come? Con scritto cosa?». Al che ho comunicato alla PG quello che vorrei sotto forma di PROMPT e lei mi ha restituito questo CUTE MOCKUP.
* Siccome un gossip tira l'altro, ho appena letto sula Gazza che Vicky — mettendo su dischi all'insegna del #freethenipples — ha fatto più schei di Damiano Demien perché così va oramai il mondo.














