Rebecca Quasi: un ritratto
È successo quello che in economia chiamiamo allineamento. Una serie di eventi, non necessariamente positivi, che si verificano a incastro perfetto dando origine a un fenomeno nuovo e inaspettato.
Didattica del sesso per gufi e zanzare
Ci sono incontri fortuiti e non premeditati che avvengono per caso e riescono a cambiare prospettiva sulle cose. Ci vuole poco in effetti e poi riescono a cambiare le prospettive. Con Rebecca Quasi è stato così, me ne stavo a lamentarmi su Goodreads del fatto che non trovassi romance all’altezza delle mie aspettative, quando una ragazza mi ha suggerito il suo nome. Dopo qualche ora, ho notato che il suo nome compariva ovunque e a quel punto è stato inevitabile comprare il primo libro e leggerlo, innamorarmi, e letteralmente macinare le pagine di tutta la sua produzione in una decina di giorni frenetici. Rebecca Quasi scrive per hobby e ha esordito come autrice self nel novembre del 2017 pubblicando Didattica del sesso per gufi e zanzare. Dita come farfalle è il primo libro che ha pubblicato con Dri Editore e racconta di un matrimonio di convivenza, il viaggio di due cuori solitari che scoprono la magia dell’amore, una storia capace di sciogliere il lettore e regalare sospiri e pace. Rebecca Quasi ha la capacità di cristallizzare in poche pagine eventi e azioni, in storie apparentemente comuni ma decisamente speciali. Ma credo che il mio libro preferito resti ancora LeAli. Una storia che sembra svolgersi su un palcoscenico, la danza, inquieta e impietosa, di due dolori che si intersecano per creare una nuova realtà. Un cerchio che si chiude guidato dalla penna magica di Rebecca Quasi.
Per conoscerla meglio, ho deciso di raccogliere un breve commento ad alcuni dei suoi libri che forse possono raccontarla meglio di qualsiasi altra parola.
Enjoy!
Notte numero zero
13 dicembre 2015. Costanza e Mario, due sconosciuti, sono bloccati all'aeroporto di Londra-Stansted a causa di una bufera di neve. Lei gioca a scacchi da sola, lui la spia con curiosità perché Costanza, oltre ad avere le clavicole più spettacolari che Mario abbia mai visto, durante la partita confabula con l'alfiere nero. Dallo stalking passano a giocare insieme e, quando tutti i voli vengono annullati per il maltempo, i due decidono di dividere prima un taxi e poi una camera d'albergo. Prende vita così una notte indimenticabile, quella che per entrambi diventerà la “Notte numero zero”. Il giorno successivo, atterrati all'aeroporto Marconi di Bologna, Mario e Costanza si salutano certi che non si incontreranno mai più. Aprile 2018. Mario è sposato da nove mesi. Un pomeriggio, si imbatte per caso in un fondoschiena inconfondibile...
Le storie di Rebecca Quasi sono molto particolari, e viaggiano sempre su corde intime che risuonano con il lettore. C’è una delicatezza estrema nel trattare certi argomenti, c’è cura e attenzione nell’amplificare le emozioni. Anche in questo caso è un colpo di fortuna che porta i due protagonisti a incontrarsi per caso e a vivere un’avventura che cambierà per sempre le loro vite, tanto che Costanza definirà ogni sua esperienza come prima e dopo la “notte numero zero”. Costanza è un’organizzatrice di eventi esuberante e estroversa, che coglie ogni occasione per trasformarla in un incontro, in una crescita sia personale che dei suoi clienti. Ha una rete sociale estesa, il perfetto animale da festa, ma allo stesso tempo protegge strenuamente la sua sfera più intima. Costanza è convinta che vivere ogni istante intensamente sia una necessità e non riesce a fare a meno di provocare Mario per scatenare in lui una reazione. Mario dall’altro lato è un tipo rigoroso, un contabile serio e irreprensibile, che non si lascia perturbare dagli scoppi di vita di una come Costanza, anzi vorrebbe non esserne condizionato, ma niente di Costanza lo lascia indifferente. Il loro incontro è uno scoppio, un’intesa, un accordo, un’emozione che non possono contenere. Sono due calamite che finiscono per essere nuovamente attratte l’una dall’altro. Ma finché non fanno i conti con loro stessi non potranno mai essere felici. Da due punti diametralmente opposti, Mario e Costanza continuano ad incontrarsi e a scoprirsi e a rispondere alle loro domande più intime, finché la lontananza non è più un’opzione.
Il gigante con il violino
Diego Suarez è un interessante caso di statistica genetica. Nato dall'incrocio tra una prostituta tossicodipendente e un violento spacciatore di origine argentina, sarebbe stato il candidato ideale ad aggiudicarsi una personalità su misura per la vita nei bassifondi, invece il patrimonio genetico dei suoi genitori lo ha colpito solo di striscio. Con un'intelligenza superiore alla media, un sorprendente talento musicale e tanto cinismo da sopravvivenza, approda a otto anni nella vita di Maddalena Maschieri, la sua mamma adottiva. Insieme a lei e a Giovanni Dalfiume, il marito, trova un equilibrio e una stabilità che non credeva possibili. A sconvolgere di nuovo la sua esistenza sarà la nascita di Elena, figlia di Maddalena e Giovanni: l'amore della sua vita.
A volte abbiamo bisogno di leggere o ascoltare storie che non raccontano un destino già scritto, scelte già compiute, una vita che deve per forza muovere i passi a partire dal nostro passato. Il peso delle scelte di chi ci ha preceduto non dovrebbe gravare sulle nostre spalle. Le colpe dei nostri genitori non diventano automaticamente anche le nostre. È sempre nature vs nurture, quanto le nostre predisposizioni genetiche e culturali prevalgono sull’ambiente e le condizioni in cui cresciamo. In ogni luogo si può nascondere la bellezza e la gioia, anche nei futuri più bui. Diego Suarez è la somma dell’amore ricevuto e di quello che i suoi genitori gli hanno lasciato, ma è anche il risultato delle sue scelte personali. Un genio musicali di inspiegabile valore, ma anche un uomo spaventato da quello che è solo in potenza. Dilaniato da una possibilità che neanche si staglia di fronte a lui e l’incertezza di lasciarsi andare di fronte ad un sentimento che appare ai suoi occhi peccaminoso. Ma non è solo un romance, anche ne “Il gigante con il violino” Rebecca Quasi è capace di inserire un tale complesso piano di sentimenti e amore, che non è semplice da spiegare. È il frutto di una impossibilità e di una scelta, di un tentativo e di una speranza, di un dolore e di una gioia, di incidenti di percorso e relazioni inevitabili che perturbano i passi e avvalorano le tesi, che c’è sempre una luce in fondo al tunnel.
Celestiale
Giorgio, 44 anni, di mestiere fa l'agronomo ed è divorziato. L’estate che incombe su Torino gli porta una grossa preoccupazione: dovrà trascorrere due mesi con il figlio Emanuele, un adolescente affetto da una leggera forma di autismo. Un pomeriggio, quando le cose si complicano, nella mansarda sopra il loro appartamento arriva Agata, una modella con una personalità “particolare” e le certezze di Giorgio vanno a farsi un giro.
Non sempre ci vengono donate le carte migliori da giocare nella partita della vita, anzi molto spesso la nostra mano fa schifo e una disgrazia si aggiunge all’altra per trasformare la nostra esistenza in un casino di dimensioni cosmiche. Ma anche con tutte le difficoltà del caso è possibile trovare la felicità, anche in punti insospettabili, anche in punti che vorresti solo buttare via. È come salire sulle montagne russe, un momento sei lì che ti godi il tragitto sul trenino, ben ancorato alle sicure, il momento dopo vieni sparato a velocità supersonica verso il basso e puoi solo urlare. Giorgio, il protagonista di “Celestiale” è uno di quelli che crede nelle routine consolidate, che reputa i colpi di testa dei pericoli da evitare, uno che vuole solo la linearità di strade già battute, che in fondo è quello che serve a suo figlio Emanuele. Ma non sa che non si può predire tutto, anzi gli imprevisti sono quello che regalano vero valore alle nostre esistenze. Agata quindi è una boccata di aria fresca, una di quelle persone che vive nel momento, che non progetta, che non valuta, che non programma, che non si lascia spiazzare dalle circonvoluzioni di pensieri alternativi che sfuggono alla logica della maggior parte delle persone. Agata è una che si adatta al momento, che osserva, analizza e valuta a seconda delle circostanze. Dalla bellezza prorompente e la personalità mite, riesce a intrufolarsi senza problemi negli spazi ristretti della metodicità di Giorgio e allo stesso tempo insegnargli che niente è come sembra, che tutto può essere riscritto in un istante. L’equilibrio precario delle nostre relazioni si basa soprattutto sul senso spietato dei nostri sentimenti. Amare non è mai un gioco semplice.
Dimmi di noi
Esther, introversa e spigolosa, scopre dopo un incidente di non essere figlia naturale dei suoi genitori e ciò la porta ad allontanarsi per cinque anni da casa. Questo allontanamento acuisce la sua introversione e il suo isolamento fino a decidere di avere un figlio con l'inseminazione artificiale per coronare definitivamente l'autarchia sentimentale. A otto anni dalla nascita di sua figlia Miriam, una strana malformazione al cuore della bambina la costringono a cercarne il padre biologico... che risulta essere un introverso professore di fisica che, come lei, ha fatto della solitudine il suo stile di vita. Ma le due ostinate solitudini non hanno fatto i conti con la personalità dirompente della piccola Miriam...
Questa quarantena forzata mi ha mostrato il vero volto della solitudine. A volte si è soli anche circondati da valanghe di persone. A volte non si è soli anche quando fisicamente mancano contatti da settimane e settimane. Rebecca quasi è incredibilmente brava a tratteggiare vite in cui identificarsi senza difficoltà, vite che emergono fluide e spietate in mezzo a incomprensioni e scoperte sconvolgenti. Non è mai facile realizzare che le proprie convinzioni più solide non hanno fondamento, ma sono destinate a scontrarsi contro le scoperte della vita. Ester è sempre vissuta nella convinzione di essere la figlia dei suoi genitori e questa convinzione l’ha plasmata in un modo o nell’altro e l’ha resa la persona che è, ma scoprire il suo passato diventa più importante di tutto, ha bisogno della verità, di sapere esattamente da dove viene, le sue radici, il suo passato, la sua natura. Ma l’uomo non è un’isola, ha bisogno di stare con altri esseri umani, ha bisogno di costruire legami, relazioni, intrecci, che possano arricchirlo e proteggerlo. E se non può essere una penisola almeno un arcipelago, un compromesso in cui trovare la giusta dimensione. Ester non può immaginare che sua figlia Hanna possa stare male, non può accettarlo, ma trovare una soluzione è la cosa più importante, è per questo che trova il modo di contattare Joe, è per questo che alla fine non si risparmia e mette in gioco tutto, anche la sua solitudine. Ester e Joe in fondo sono fatti della stessa pasta e devono solo trovare il punto di incontro delle loro orbite disgiunte e imprevedibili. Ester è fredda e irreprensibile solo all’apparenza, Joe è brusco e schivo solo all’apparenza. Come tutte le storie della Quasi trovare il punto di equilibrio tra personalità contrastanti è il punto di tutta la storia, la parte imprescindibile della generazione di intenti e della storia che si intreccia e si sviluppa. E non puoi fare a meno di innamorartene anche tu.












